giovedì 15 luglio 2021

CINGOLI (MC): una targa dove Sant’Esuperanzio, Santa Sperandia, San Bonfiglio e San Patrignano salvarono sé stessi (di Luigi Tosti)

 




Oggi, 15 luglio 2021, il sindaco di Cingoli, con la partecipazione di Fra Cristoforo Cappuccino, ha scoperto una targa a ricordo del miracolo di Sant’Esuperanzio, Santa Sperandia, San Bonfiglio e San Patrignano, avvenuto nel 1221 nel punto di raccordo tra la provinciale n. 502 e i Viali della Carità, all’altezza della Porta dello Spineto.

La sera del 15 ottobre del 1221 Sant’ Esuperanzio, Santa Sperandia, San Bonfiglio e San Patrignano, di ritorno da una vendemmia a bordo di un biroccio, traboccante d’uva e trainato da due vacche marchigiane, percorrevano la statale n. 502 verso i Viali della Carità, per raggiungere il convento dei Frati zoccolanti (Ordo fratrum minorum), percorrendo cioè la strada che circonda le antiche mura della città di Cingoli. Giunti all'altezza della Porta dello Spineto, il biroccio trainato dalle due vacche mongane si sarebbe dovuto fermare al semaforo rosso per far passare il treno proveniente da Cupramontana e diretto a Treia -e quindi in direzione contraria- perché in quel punto la statale 502 non permetteva il transito contemporaneo dei birocci e dei treni. Le due vacche, tuttavia, si imbizzarrirono e, incuranti del semaforo rosso, accelerarono il passo al punto tale che il biroccio stava per schiantarsi contro il treno Freccia rossa. Le cronache narrano che Sant’ Esuperanzio, Santa Sperandia, San Bonfiglio e San Patrignano invocarono la Madonna di Guadalupe, apparsa in Messico nel 1531 e, miracolosamente, un tratto di circa 200 metri delle mura cittadine, all’altezza della Porta dello Spineto, si allontanarono dal frontistante Ospedale civile, permettendo così il passaggio contemporaneo del biroccio e del treno. Al fatto assistettero 850.623 cingolani, che subito parlarono di un fatto prodigioso. I segni del miracolo sono tutt’ora visibili, perché la strada statale 502 si biforca in due tronconi -oggi percorribili a senso unico- per un tratto di circa 200 metri, proprio nel punto in cui la Porta dello Spineto e l’Ospedale civile si fronteggiano.

A distanza di 800 anni da quell’evento, su iniziativa di Papa Francesco e dell’Ordine dei Francescani dei frati minori, il Sindaco ha svelato una targa commemorativa del miracolo del biroccio.

Nelle foto:

- vecchio biroccio trainato da due vacche mongane, senza Santi ma con bambini dell’epoca;

- particolare delle mura arretrate all’altezza di Porta dello Spineto.

 

Il miracolo del “biroccio” di Cingoli presenta strabilianti affinità col miracolo del “calesse” di San Leopoldo, avvenuto a Padova il 13 luglio 1934, al punto tale che i Sindaci di Padova e di Cingoli hanno proposto un gemellaggio tra le due città.

 

NOTA per i lettori: se qualcuno pensa che io sia stato colto da un raptus di follia o che mi sia bevuto il cervello, rimando al seguente link: https://www.padovaoggi.it/attualita/san-leopoldp-mandic-calesse-tram-miracolo-13-luglio-1934-padova-13-luglio-2021.html, e riporto la notizia integrale che vede protagonista il Sindaco di Padova Sergio Giordani:

Una targa dove San Leopoldo salvò (con un miracolo) se stesso dallo scontro col tram

E' uno dei tre prodigi attribuiti al Santo ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa, che avvenne in Via Dante la sera del 13 luglio 1934

Oggi 13 luglio il sindaco Sergio Giordani con Fra Flaviano Gusella ha scoperto una targa a ricordo di un miracolo di San Leopoldo avvenuto in Via Dante nel 1934.

 

Il miracolo

Il "miracolo del calesse" è uno dei tre miracoli attribuiti a San Leopoldo ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa. Avvenne in Via Dante a Padova. La sera del 13 luglio 1934, San Leopoldo di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes a bordo di un calesse trainato da un cavallo assieme ad un sacerdote e a un giovane ragazzo percorreva via Dante dalla stazione verso il convento di Piazzale Santa Croce. All'altezza dell'odierno civico 13 il calesse avrebbe dovuto fermarsi per far passare il tram che proveniva in direzione contraria perchè la strada in quel punto non permetteva il transito contemporaneo di entrambi. Il cavallo tuttavia si imbizzarrì e invece di fermarsi accelerò il passo al punto che il calesse stava per schiantarsi contro il tram. Le cronache narrano che San Leopoldo invocò la Madonna e contemporaneamente i palazzi della strada si allontanarono tra loro allargando la strada e permettendo il passaggio contemporaneo del calesse e del tram. Al fatto assistettero moltissime persone che subito parlarono di un fatto prodigioso. 84 anni dopo quell' evento  su iniziativa del direttore dell'Opera San Leopoldo Mandic Fra Flaviano Gusella è stata svelata una targa commemorativa del miracolo.






lunedì 1 giugno 2020

Laurea honoris causa in paleontologia ad Albano Carrisi (di Luigi Tosti)


Il Rettore dell’Università Bicocca di Milano ha deciso di insignire Albano Carrisi della laurea honoris causa in Paleontologia per i suoi recenti studi sui dinosauri, comparsi durante il Triassico superiore (circa 230 milioni di anni fa) molto probabilmente nel super-continente Gondwana, nella parte che oggi è l'America Meridionale. Gli studi dello scienziato di Cellino San Marco si sono appuntati sulla causa della scomparsa di tali animali, dominanti durante l'Era mesozoica, smentendo la tesi più accreditata dell’impatto di un meteorite sul Pianeta e reperendo, invece, granitiche prove fossili dello sterminio di massa dei sauropsidi diapsidi da parte dell’homo sapiens.
La cerimonia di conferimento della laurea honoris causa avverrà il 22 luglio prossimo e, in quella occasione, lo scienziato di Cellino terrà una lectio magistralis su “Adamo ed Eva, l’origine dell’homo sapiens”.

Postato da: FANTACRONACA VERA

giovedì 23 aprile 2020

L’IMPUNITÀ DEGLI ECCLESIASTICI DAVANTI ALLA LEGGE FRANCESE



L’IMPUNITÀ DEGLI ECCLESIASTICI DAVANTI ALLA LEGGE FRANCESE


Di KEITH PORTEOUS WOOD
[Keith Porteous Wood, presidente della National Secualr Society (GB) è uno dei portavoce dell'Associazione internazionale del pensiero libero, responsabile della campagna contro i crimini sessuali delle Chiese.]


Perché le istituzioni francesi tollerano e facilitano gli atti pedofili?

A marzo, un tribunale di Lione ha scarcerato Bernard Preynat sebbene l'ex sacerdote sia stato condannato per violenza sessuale su larga scala ai danni di minori. Preynat era stato condannato a cinque anni di prigione, ma non è stato imprigionato, in attesa di appello.
85 vittime hanno testimoniato nel corso del processo. Lo stesso Preynat ha ammesso di aver aggredito e abusato sessualmente dei bambini dagli anni '60; si ritiene che questi ammontino al numero di 2000. Sfortunatamente, la maggior parte di questi crimini cadono sotto i colpi della prescrizione, sorprendentemente breve in Francia. Tuttavia, la pena equivale a un giorno di carcere per ciascuna delle sue vittime.
La pena è stata inferiore al minimo di otto anni richiesto dal Procuratore della Repubblica. Persino otto anni sembrano una condanna leggera per un pedofilo di tale portata che non ha mostrato rimorso per i suoi crimini. La maggior parte delle vittime erano scout.
Oltre ad abusare della fiducia che l'istituzione religiosa riponeva in lui come sacerdote, Preynat abusava della fiducia che gli era stata affidata come leader scout. Aveva amici in posti alti. Fu protetto da cinque arcivescovi di Lione succedutisi: Renard, Decourtray, Balland, Billé e Barbarin .
L'affare Preynat divenne famoso quando il cardinale Barbarin fu dichiarato colpevole di non aver denunciato alle autorità l'abuso inflitto ai bambini dal prete, contrariamente alle leggi francesi sull'obbligo di denuncia.
Preynat ha dichiarato al Tribunale di aver confessato i suoi crimini a Barbarin nel 2010 e 2014. Tuttavia, Preynat è stato è stato spretato soltanto nel 2019, oltre mezzo secolo dopo che la Chiesa aveva saputo che stava abusando sessualmente di bambini. Il cardinale Barbarin non è pentito su questo punto e sulle sue omissioni nel denunciare Preynat, considerandosi una vittima perché le sue colpe hanno distrutto la sua reputazione.
Il Pubblico Ministero si era rifiutato di rinviare a giudizio Preynat alla giustizia, costringendo le sue vittime ad avviare procedimenti giudiziari civili che hanno portato a un giudizio di colpevolezza. La condanna di Barbarin fu annullata in appello, ma le vittime di Preynat si appellarono contro questa decisione al più alto tribunale francese.
Il potente film documentario sulla lotta per la giustizia degli attori, " Grâce à Dieu ", ha provocato una tempesta in Francia. Il titolo è tratto dalla risposta di Barbarin ai giornalisti scioccati: "Grazie a Dio, la maggior parte dei crimini sono coperti da prescrizione".
Molti francesi e le stesse vittime si sentono completamente abbandonate dal sistema giudiziario francese. Alcuni esperti ritengono che Preynat, 74 anni, potrebbe raggiungere la fine della sua vita senza aver scontato un solo giorno di prigione. La scarcerazione di un predatore pedofilo così pericoloso, in attesa del suo appello che potrebbe richiedere anni, è un ulteriore insulto alle vittime e ai cittadini interessati.
Il cardinale Barbarin al momento della sua condanna.
L'affare Preynat-Barbarin è solo uno degli aspetti di un enorme problema. Un'indagine della televisione francese ha rivelato che 25 vescovi cattolici hanno protetto 32 religiosi che hanno abusato di bambini in Francia nell'ultimo mezzo secolo. Alcuni di loro sono stati trasferiti in altre parrocchie o addirittura all'estero, una strategia classica della Chiesa cattolica.
Quattro di questi vescovi sono ancora in carica e Barbarin si è dimesso di recente solo sotto la pressione dell'opinione pubblica e dei media. Nessuno di loro è stato accusato, e tanto meno incarcerato per aver infranto le leggi sulla denuncia da un sistema giudiziario che sembra non avere problemi a rilasciare un predatore condannato pericoloso come Preynat.
L'attuale vescovo di Bayeux e i suoi due predecessori non hanno denunciato il prete Roger Matassoli , accusato di crimini sessuali multipli contro i bambini per oltre sei decenni. Delle fonti all'interno della polizia francese hanno affermato che Matassoli era stato protetto.
La lista dei 25 vescovi non è completa; essa esclude, ad esempio, il vescovo di Bayeux. E la sua assenza di segnalazione non è stata rivelata solo a causa della pubblicità che è scaturita dall'omicidio di Matassoli alla fine del 2019. Il presunto assassino afferma che Matassoli ha abusato di lui e suo padre prima di lui e che suo nonno si era suicidato apprendendo questa circostanza. Il sospetto è stato descritto come afflitto da problemi mentali ed è attualmente detenuto in un ospedale penitenziario.
Se i vescovi avessero obbedito alle leggi sull'obbligo di denuncia, le vittime di Matassoli sarebbero state risparmiate, due persone non sarebbero morte e un giovane non avrebbe dovuto affrontare la prospettiva di vivere in un manicomio. Alcuni osservatori affermano che la sua salute mentale potrebbe anche non essere in causa.
Questo mi porta all’affermazione della complicità della Santa Sede (Vaticano) ai massimi livelli. Nel 2014 il Comitato per i diritti del fanciullo ha fortemente criticato la Santa Sede per "i sacerdoti che sono stati elogiati per aver rifiutato di denunciare i maltrattatori", in riferimento a una lettera del 2001 accreditata da Papa Giovanni Paulo II°.
Gli alti funzionari e organizzazioni vaticani hanno attivamente promosso la disobbedienza alle leggi francesi che richiedono, tra le altre cose, la denuncia di sospettati di abuso.
Nel 2015, il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede ha consigliato al cardinale Barbarin di "evitare lo scandalo ", in violazione delle leggi francesi sulla denuncia obbligatoria, consigli che Barbarin sembra aver seguito con entusiasmo.
La mancata segnalazione di abusi su minori non è un crimine senza vittime. Come mostrano numerosi documenti, tali omissioni hanno portato ad altri abusi, spesso nel corso di decenni, rovinando innumerevoli vite con costi enormi per la società a diversi livelli.
I cittadini francesi potrebbero aver bisogno di aprire un dibattito sul mantenimento del potere della Chiesa cattolica in Francia, nonostante il presunto laicismo repubblicano che molti politici invocano quando vogliono permettersi di proibire il velo sul viso e le preghiere in pubblico ai musulmani. La Repubblica francese sembra certamente tornata all'epoca pre-rivoluzionaria quando i principi della Chiesa e i loro sacerdoti potevano infrangere il diritto civile impunemente.
Tutti dovrebbero essere uguali davanti alla legge e incoraggio tutti, compresi i media, ad attirare l'attenzione su qualsiasi favoritismo ed eccezionalità a beneficio delle sette religiose e che consenta loro di agire al di fuori della legge.
Io chiedo subito una grande riforma della legislazione sulla denuncia obbligatoria in Francia al fine di aumentare le sanzioni per la mancata denuncia di abusi commessi contro i bambini nelle istituzioni, comprese le scuole religiose, le unità di scouting e altri organismi e, nel frattempo, la pressione pubblica sulle autorità affinché applichino e facciano rispettare le leggi esistenti.
Le norme di prescrizione di questi crimini devono essere riviste per tener conto del fatto che occorrono in media 33 anni affinché le vittime di abusi si presentino e parlino di ciò che hanno subito durante l'infanzia. Anche la protezione di coloro che denunciano questi crimini è essenziale. Tutte queste riforme sono raccomandate da MandateNow !
L'applicazione e l'esecuzione delle leggi esistenti e la riforma di queste leggi sono necessarie per assicurare la conformità della legge francese all'articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, che mira a " ... proteggere il bambino contro ogni forma di violenza o abuso o brutalità fisica o mentale, compreso l'abuso sessuale. "


Testo originario francese:
L’IMPUNITE DES ECCLESIASTIQUES DEVANT LA LOI

Par KEITH PORTEOUS WOOD
[Keith Porteous Wood, président de la National Secualr Society (GB) est l’un des porte-parole de l’Association Internationale de la Libre Pensée, en charge de la campagne contre les crimes sexuels des Églises.]

Pourquoi les institutions françaises tolèrent-elles et facilitent-elles les actes pédophiles ?

Au mois de mars, un tribunal de Lyon a libéré Bernard Preynat bien que l’ancien prêtre ait été reconnu coupable de violences sexuelles à grande échelle sur des mineurs pendant des décennies. Preynat avait été condamné à cinq ans de prison mais n’a pas été incarcéré, en attente d’un appel.
85 victimes ont témoigné au cours du procès. Preynat lui-même a admis avoir agressé et abusé sexuellement d’enfants depuis les années 1960 ; on pense que ceux-ci sont au nombre de 2 000. Malheureusement, la plupart de ces crimes tombent sous le coup du délai de prescription étonnamment court en France. Néanmoins, la peine équivaut à un seul jour de prison pour chacune de ses victimes.
La peine était inférieure au minimum de huit ans recommandé par le procureur. Même huit ans semblent une peine légère pour un pédophile à une telle échelle qui n’a montré aucun remord pour ses crimes. La plupart des victimes étaient des scouts.
En plus d’abuser de la confiance que l’institution religieuse lui accordait en tant que prêtre, Preynat a abusé de la confiance qu’on lui accordait en tant que chef scout. Il avait des amis haut placés. Il a été protégé par cinq cardinaux archevêques de Lyon successifs : Renard, Decourtray, Balland, Billé et Barbarin.
L’affaire Preynat est devenue célèbre lorsque le cardinal Barbarin a été reconnu coupable de ne pas avoir signalé aux autorités les sévices infligés aux enfants par le prêtre, à l’encontre des lois françaises sur l’obligation de signalement.
Preynat a déclaré au tribunal qu’il avait reconnu ses crimes devant Barbarin en 2010 et 2014. Cependant, Preynat n’a été défroqué qu’en 2019, plus d’un demi-siècle après que l’Eglise ait appris qu’il abusait sexuellement d’enfants. Le cardinal Barbarin est impénitent sur ce point et sur ses propres échecs à dénoncer Preynat, se considérant comme une victime parce que ses manquements ont détruit sa réputation.
Le ministère public avait refusé de traduire Preynat en justice, obligeant ses victimes à engager des poursuites privées qui ont abouti à un verdict de culpabilité. La condamnation de Barbarin a été annulée en appel, mais les victimes de Preynat font appel de cette décision devant la plus haute juridiction française.
Le puissant film documentaire sur la lutte des plaignants pour la justice, “Grâce à Dieu”, a provoqué une tempête en France. Le titre est tiré de la remarque de Barbarin aux journalistes choqués : “Par la grâce de Dieu, la plupart des délits sont couverts par la prescription“.
De nombreux Français et les victimes elles-mêmes se sentent totalement abandonnées par le système judiciaire français. Certains experts estiment que Preynat, qui a 74 ans, pourrait arriver au bout de sa vie sans avoir purgé une seule journée de prison. La remise en liberté d’un prédateur pédophile aussi dangereux dans l’attente de son appel, qui pourrait prendre des années, est une insulte supplémentaire aux victimes et aux citoyens concernés.
le cardinal Barbarin au moment de sa condamnation
L’affaire Preynat-Barbarin n’est qu’une facette d’un énorme problème. Une enquête de la télévision française a révélé que 25 évêques catholiques ont protégé 32 religieux ayant abusé d’enfants en France au cours du dernier demi-siècle. Certains d’entre eux ont été déplacés dans d’autres paroisses ou même à l’étranger, une stratégie Classique de l’Église catholique.
Quatre de ces évêques sont toujours en fonction et Barbarin n’a démissionné que récemment face à la pression de l’opinion publique et des médias. Aucun d’entre eux n’a été inculpé, et encore moins emprisonné pour avoir bafoué les lois sur l’obligation de signalement par un système judiciaire qui semble ne voir aucun problème à remettre en liberté un prédateur condamné aussi dangereux que Preynat.
L’actuel évêque de Bayeux et ses deux prédécesseurs n’ont pas dénoncé le prêtre Roger Matassoli, accusé de multiples crimes sexuels contre des enfants sur six décennies. Des sources au sein de la police française ont affirmé que Matassoli avait été protégé.
La liste des 25 évêques n’est pas complète ; elle exclut, par exemple, l’évêque de Bayeux. Et son absence de signalement n’a été révélée qu’en raison de la publicité faite autour du meurtre de Matassoli à la fin de l’année 2019. Le meurtrier présumé affirme que Matassoli a abusé de lui et de son père avant lui et que son grand-père s’est suicidé en apprenant cela. Le suspect a été décrit comme ayant des problèmes mentaux et est actuellement détenu dans un hôpital de la prison.
Si les évêques avaient obéi aux lois sur le signalement obligatoire, les victimes de Matassoli auraient peut-être été épargnées, deux personnes ne seraient pas mortes et un jeune homme ne serait pas confronté à la perspective de vivre dans un asile de prisonniers. Certains observateurs affirment que sa santé mentale n’est peut-être même pas en cause.
Cela m’amène à la complicité du Saint-Siège (Vatican) au plus haut niveau. Le Comité des droits de l’enfant a vivement critiqué le Saint-Siège en 2014 à propos des “prêtres qui ont été félicités pour avoir refusé de dénoncer les abuseurs d’enfants“, en référence à une lettre de 2001 accréditée par le Pape Jean-Paul II.
Des fonctionnaires et des organismes haut placés du Vatican ont activement encouragé la désobéissance aux lois françaises exigeant, entre autres, le signalement des abuseurs présumés.
En 2015, le Préfet de la Congrégation pour la doctrine de la foi du Saint-Siège a conseillé au Cardinal Barbarin “d’éviter le scandale“, au mépris des lois françaises sur le signalement obligatoire, conseil que Barbarin semble avoir suivi avec enthousiasme.
Le fait de ne pas signaler un cas de maltraitance d’enfant n’est pas un crime sans victime. Comme le montrent de nombreux documents, de tels manquements ont permis d’autres abus, souvent sur plusieurs décennies, ruinant d’innombrables vies avec un coût énorme pour la société à différents niveaux.
Les citoyens français ont peut-être besoin d’ouvrir un débat sur le maintien du pouvoir de l’Église catholique en France malgré la prétendue laïcité républicaine que de nombreux politiciens invoquent lorsqu’ils veulent se permettre d’interdire le voile du visage et les prières publiques pour les musulmans. La République française semble certainement être revenue à l’époque pré-révolutionnaire où les princes de l’Église et leurs prêtres pouvaient impunément bafouer le droit civil.
Tout le monde devrait être égal devant la loi et j’encourage tout le monde, y compris les médias, à attirer l’attention sur tout favoritisme et exceptionnalisme qui profite aux sectes religieuses et leur permet d’agir en dehors de la loi.
Je demande instamment une réforme majeure de la législation sur le signalement obligatoire en France afin de renforcer les sanctions en cas de non signalement des abus commis sur des enfants dans des institutions, y compris les écoles religieuses, les unités de scoutisme et d’autres organismes, et, en attendant, la pression publique sur les autorités pour qu’elles appliquent et fassent respecter les lois existantes.
Les lois de prescription de ces crimes doivent être révisées pour tenir compte du fait qu’il faut en moyenne 33 ans aux victimes d’abus pour se manifester et parler de ce qu’elles ont enduré dans leur enfance. La protection de ceux qui dénoncent ces crimes est également essentielle. Toutes ces réformes sont recommandées par le groupe de pression MandateNow !
L’application et l’exécution des lois existantes et la réforme de ces lois sont nécessaires pour assurer la conformité de la loi française avec l’article 19 de la Convention des Nations unies relative aux droits de l’enfant, qui vise à “… protéger l’enfant contre toute forme de violence, d’atteinte ou de brutalités physiques ou mentales, y compris les abus sexuels“.

mercoledì 26 febbraio 2020

Brevettata cintura distanziometrica anticoronavirus Covid-19 (di Luigi Tosti)


E' stata brevettata una cintura distanziometrica che garantisce il contagio da coronavirus Covid 19, permettendo a chiunque di tenersi alla distanza di sicurezza di due metri da altre persone, potenzialmente infette, così come consigliato dal Ministero della Salute. Il brevetto è stato autorizzato dal Ministero e la cintura è attualmente in vendita, on line, al prezzo contenuto di 98 euro sul sito www.boccaloni.com.
La cintura va indossata sulla vita ed è sorretta da bretelle. Dalla stessa partono delle aste distanziatrici di plastica rigida , a mo' di ombrello, lunghe 2 metri.
La Ditta venditrice garantisce che, quando sarà terminata l'emergenza del Covid-19, la cintura potrà essere utilizzata come stendino per asciugare il bucato.


domenica 23 febbraio 2020

Papa Francesco mette a disposizione l’intero Vaticano per il ricovero e la cura dei contagiati da coronavirus (di Luigi Tosti).





Ultimissimo comunicato dall’ANSIA:
Papa Francesco ha messo a disposizione l'intero territorio del Vaticano per il ricovero di tutti i contagiati dal corona virus, la cui cura e guarigione - ha sottolineato il Segretario di Stato Pietro Parolin- sarà assicurata da uno Staff di ben 120.000 Dottori in Teologia che pregheranno incessantemente per loro. Un plauso commosso è pervenuto da parte del Presidente Mattarella, che ha manifestato al Pontefice la riconoscenza del Popolo Italiano per questo risolutivo intervento sanitario. Il Presidente del Consiglio Conte ha assicurato che analoga iniziativa è stata intrapresa da Padre Pio, di cui conserva sempre gelosamente l’immagine sacra. Anche Luigi Di Maio ha assicurato la fattiva intercessione di San Gennaro, di cui si è riservato di baciare nuovamente la teca, già recentemente baciata da altri 300 portatori sani del coronavirus. Nonostante le aspre polemiche, anche Matteo Salvini si è associato all’attuale Governo, assicurando che la Beata Vergine, di cui ha sollecitato l’intervento nell’ultimo rosario recitato ieri alle 17,30, si affiancherà agli interventi divini per far sì che la pandemia scompaia dalla Padania e anche dal sacro suolo italico entro due giorni, cioè entro il 25 febbraio 2020.
Postato da: FANTACRONACA VERA

Sea Watch: Cassazione bacchetta Stato Italiano per l'arresto illegale di Carola Rackete (di Luigi Tosti)




Con sentenza n. 6626/2020, depositata il 20 febbraio 2020, la Terza Sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Agrigento confermando il provvedimento del GIP del Tribunale di Agrigento che aveva respinto la richiesta di convalida dell’arresto di Carola Rackete operato dalla Guardia di Finanza per il presunto “speronamento” di una “nave da guerra” attuato allo scopo di far scendere a terra dei naufraghi.
La sentenza della Corte n. 6626/2020, al pari del provvedimento del GIP di Agrigento, si connota per l’affermazione di elementari principi giuridici di diritto internazionale che dovrebbero far parte del minimo bagaglio culturale e di civiltà che gli Stati moderni e democratici dovrebbero possedere.
In particolare TUTTI (sia i cittadini ma, ancor prima i Legislatori e i Poteri Istituzionali che governano gli Stati) dovrebbero sapere che DOPO gli orrori della seconda guerra mondiale sono state approvate e sottoscritte delle Convenzioni Internazionali che riconoscono e garantiscono i cosiddetti “diritti e libertà individuali” dei singoli esseri umani: diritti e libertà che -come argutamente sottolineato da Norberto Bobbio- preesistono agli Stati stessi e debbono essere tutelati e rispettati dagli Stati, pena l’irrogazione di sanzioni e risarcimento ad opera di Tribunali Internazionali.
Tra questi diritti -che non possono essere violati dagli Stati perché preesistenti agli Stati stessi- spiccano quelli alla vita, alla non tortura, all’equo processo penale, civile ed amministrativo, alla libertà di pensiero, di opinione e di critica, alla libertà di religione, sia in senso positivo che negativo, al matrimonio, all’istruzione, alla proprietà, al rispetto della vita familiare e alla segretezza della corrispondenza, alla libertà di riunione e di associazione, etc. etc.
La conseguenza giuridica più importante della “preesistenza” dei diritti umani “inviolabili” rispetto agli Stati sta nel fatto che i singoli cittadini possono legittimamente rifiutarsi di subire la loro lesione (cosiddetta “autotutela” o “autodifesa”) e, allo stesso tempo, qualsiasi dipendente o funzionario dello Stato può altrettanto legittimamente rifiutarsi di ledere i diritti inviolabili altrui, anche in presenza di leggi o di altri atti che impongano questi comportamenti più o meno criminali. Ad esempio, un militare potrebbe legittimamente rifiutarsi di richiudere gli ebrei, gli omosessuali o i rom nei ghetti o nei campi di concentramento e, magari, di sterminarli nelle camere a gas, anche in presenza di leggi o di atti amministrativi che impongano loro tali comportamenti. E per questi comportamenti di “rifiuto” non potrebbero subire alcuna sanzione che, se irrogata, esporrebbe lo Stato all’obbligo del risarcimento.
Alla luce di questi principi appare ben chiaro che Carola Rackete nient’altro ha fatto se non adempiere ad un dovere di soccorso di naufraghi che l’autorizzava, anche con la forza, a farli sbarcare, sottraendoli ad atti criminali e lesivi di diritti umani posti in essere da “rappresentanti” delle cosiddette “Istituzioni Italiane”.
Onore e rispetto, dunque, a Carola Rackete e al suo coraggio civico: ed altrettanto onore e rispetto alla Corte di Cassazione che ha sostanzialmente fatto applicazione di questi banali principi di civiltà giuridica, che possono essere messi in discussione soltanto da barbari o da imbecilli a denominazione di origine controllata, certificati ISO 2000 e marchiati CE.
Per la cronaca riporto il commento alla sentenza della Cassazione da parte del vice ispettore alla questura di Grosseto Silvia Bocci, pubblicato sul suo profilo facebook:

È inutile che vi sforziate di dare dignità a questa lurida zecca di sinistra per avere visibilità: è solo una terrorista che farà la fine che merita e voialtri siete una pletora di mummie, completamente decontestualizzate dalla vita reale, talmente adusi a spaccare il capello in 4 da dimenticare pure di che cosa state parlando. Questa troia ha speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, cioè pubblici ufficiali, onesti e fedeli alle istituzioni. E gli “ospiti” di questa povera stronza non fuggono da un cazzo di niente. Coglioni”.

domenica 22 dicembre 2019

Ma se morissero TUTTI gli EBREI, non si starebbe meglio al Mondo? (di Luigi Tosti)

Oggi, 22 dicembre 2019, io sottoscritto Luigi Tosti mi chiedo e chiedo ai Lettori: ma se morissero TUTTI gli EBREI, non si starebbe meglio in questo Mondo?

Pensate forse che sia impazzito e che la Polizia Postale, le Procure della Repubblica del Regno di Vaticalia, il Presidente della Repubblica Pontificia Italiana Mattarella, il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati dovrebbero insorgere, incarcerarmi e chiudere il mio blog per razzismo e incitazione all'odio razziale contro gli ebrei?

E no, mi dispiace: io reclamo la mia più assoluta impunità e pretendo, anzi, di essere venerato per queste parole, perché io non faccio altro che "seguire doverosamente" e "piamente" i "sani", "santi" e "sacri" insegnamenti della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana e, in particolare, gli insegnamenti di uno dei suoi più illustri  e pii Rappresentanti, del cui nome e cognome si fregia uno dei più famosi Ospedali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: Padre Agostino Gemelli, uno degli aderenti al simpaticissimo "Manifesto della Razza" del rimpianto partito Fascista, che fu artefice dello stupendo Concordato che è stato perciò "innestato" a pieno titolo nella nostra Carta Costituzionale.

Ma veniamo ai fatti.
Nel 1924 morì suicida, a Roma, il prof. Felice Momigliano, un ebreo nato nel 1866 a Mondovì, entrato nel 1894 nel direttivo della locale sezione del Partito socialista, che insegnava Filosofia nelle scuole pubbliche ma che, sempre nel 1894, in seguito alle misure repressive del governo, subì un mese di confino a Sanremo, per poi essere spedito in Sardegna, e dover cambiare vari sedi sinché, nel 1900, venne assegnato al liceo Stellini a Udine.
Il trasferimento a Udine lo gettò nello sconforto: «Qui sono fuori dal mondo: di più è un climaccio per i miei nervi». Vi rimase sette anni è subì gli attacchi dei clericali che, sul quotidiano "Il Crociato", definirono il libero pensiero «nichilismo, aberrazione, negazione di ogni verità cristiana» e, parlando del Momigliano, lo definirono «Forestiero, ebreo, socialista, massone. Come pianta esotica può urtare impunemente e vilipendere i sentimenti religiosi del Friuli; come giudeo ne ha il dovere; come socialista il proposito; come massone la missione».
Nel 1924, a Roma, colpito da esaurimento nervoso, si suicidò e lasciò scritto: «Ero nato da una generazione che viveva la vita nel ghetto e ho conquistato la libertà dello spirito a prezzo di travagli interni terribili».

Ebbene, Padre Agostino Gemelli, cioè il fondatore e Rettore dell'Università Cattolica e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, pubblicò sulla rivista “Vita e Pensiero” dell'Università Cattolica, nell'agosto 1924 il necrologio di Felice Momigliano con queste "pie" e "stupende" frasi:

«Un ebreo, professore di scuole medie, gran filosofo, grande socialista, Felice Momigliano, è morto suicida. I giornalisti senza spina dorsale hanno scritto necrologi piagnucolosi. Qualcuno ha accennato che era il Rettore dell'Università Mazziniana. Qualche altro ha ricordato che era un positivista in ritardo. Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano l'opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora più completa se, prima di morire, pentiti, chiedessero l'acqua del Battesimo

Orsù, dunque, Egregio Presidente della Repubblica On.le Mattarella ed Egregi Presidenti del Senato e della Camera Casellati e Fico, diffondete agli italioti, dall'alto delle Vostre Istituzionali Cattedre, l'insegnamento e il messaggio del Santo e Pio Padre Agostino Gemelli di Santa Roma Chiesa Cattolica ed Apostolica: "ma se TUTTI i giudei morissero, dopo essersi convertiti col Battesimo alla Vostra Unica Religione Vera, cioè quella Cattolica, non si starebbe meglio su questo Pianeta?"

Attendo risposta a questa mia lettera aperta.
Postato da Luigi Tosti il 22 dicembre dell'anno 2019 d.i.C. (dopo l'invenzione di Cristo)

POST SCRIPTUM: Essendo in passato incappato in lettori incapaci di capire l'ironia e il sarcasmo, puntualizzo che non sono razzista e che auguro lunga vita ai pagani, agli islamici, agli ebrei, ai cristiani, ai raeliani, ai buddisti, agli induisti e persino anche agli atei. Non mi chiamo Agostino Gemelli.







sabato 9 novembre 2019

Protocollo e laicità dello Stato: la Chiesa cattolica è un organo costituzionale?

Protocollo e laicità dello Stato: la Chiesa cattolica è un organo costituzionale?
di Camillo Benso di Ripalta

Capita, sempre più di rado ahimè, di svegliarsi tardi la mattina. Capita di accendere svogliatamente la televisione e di imbattersi in un signore occhialuto ricoperto di ermellino che legge seriosamente, con netto accento napoletano, una accorata relazione. In pochi istanti si fa mente locale e ci si rende conto di trovarsi dinanzi all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2010.
Un secondo dopo, la telecamera passa dall’inquadratura a mezzo busto del Primo Presidente della Cassazione a quella della platea e l’occhio viene subito attratto dalla singolarità della disposizione delle persone in prima fila: al centro del corridoio, su poltrona appositamente sistemata per l’occasione, il Capo dello Stato, che, come noto, è anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura; alla sua sinistra il Presidente del Senato, rappresentante anch’egli di un organo costituzionale nonché supplente del Presidente della Repubblica e, dunque, II carica dello Stato; alla sua destra, a questo punto, ci si aspetterebbe di trovare la III carica dello Stato, cioè il Presidente della Camera dei deputati. E invece no: fa bella vista di sé un Cardinale tutto imporporato, alla destra del quale siedono sempre più defilati il Presidente della Camera, il Presidente della Corte costituzionale, il Ministro della Giustizia, il Vice Presidente del C.S.M. e così via.
Alla sinistra del Presidente del Senato invece, dopo il Presidente del Consiglio dei Ministri e altri membri del Governo, compare a un certo punto un altro ecclesiastico.
Al che viene da chiedersi: a quale epoca risale il protocollo sulla cui base è preparata la cerimonia? Tale protocollo è compatibile con il principio di laicità dello Stato? Qual è il senso della presenza di un Cardinale alla destra del capo dello Stato in mezzo a rappresentanti di organi  costituzionali in una cerimonia che nulla ha a che spartire con l’esercizio della missione pastorale dello stesso?
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, per esempio, che avrebbe certamente maggior titolo di sedere nella prima fila, non foss’altro che per questioni di “competenza per materia”, trova posto nelle file successive.
Sicuramente ci sono problemi più urgenti e più gravi da risolvere riguardanti i privilegi incostituzionali, residui della storia patria, di cui ancora gode la Chiesa cattolica, ma ciò non toglie che le questioni simboliche siano importanti: così come lo Stato non deve assumere come proprio alcun simbolo di confessioni religiose per rispettare il principio di laicità (si dovrebbe, peraltro, sempre ricordare, en passant, che l’unico simbolo previsto in Costituzione è quel tricolore – art. 12 Cost. - che attuali Ministri della Repubblica, in passato cerimonieri di baccanali celtici in onore del Dio Po e oggi strenui sostenitori della presenza del crocifisso cattolico in ogni ufficio pubblico, volevano far appendere “sul cesso” della casa di una signora veneziana), la presenza di un esponente di una confessione religiosa in una posizione inequivocamente istituzionale, cioè a fianco di rappresentanti di organi costituzionali, è intollerabile.
Non essendo la Chiesa cattolica un organo costituzionale, sarebbe costituzionalmente doveroso adeguare i protocolli della cerimonie pubbliche statali, probabilmente ancora fermi al 1929.

NOTA: la foto si riferisce all'apertura dell'anno giudiziario 2019 davanti alla Cassazione. Come si vede, nel Regno di Vaticalia nulla è cambiato rispetto al 2010.