mercoledì 15 agosto 2018

I “MIRACOLI” delle CATASTROFI del ponte Morandi e della tangenziale di Bologna (di Luigi Tosti)





“Miracoli” dell’estate 2018: a Genova crolla il ponte Morandi nella vigilia della festa della Beata Vergine Immacolata Maria, Assunta in Cielo, e a Bologna crolla il calcavia della tangenziale di Bologna dopo l’incendio e l’esplosione di un TIR carico di GPL.
Nonostante l’afoso clima di questa torrida estate del 2018, il Buon Dio e i suoi solerti aiutanti (Mamma Miryam e i circa 7.879.543.240 Santi già assunti in Paradiso) non hanno abbassato la guardia ed hanno seguitato a dispensare prodigiosi “miracoli” al Popolo della Repubblica Pontificia Italiana, uno dei più devoti del Pianeta Terra.
Dapprima c’è stato il “miracolo” del TIR che trasportava GPL il quale, dopo aver tamponato sulla tangenziale di Bologna un altro TIR che trasportava liquidi infiammabili, è esploso provocando il crollo di una porzione di cavalcavia, 1 morto, 145 feriti e decine di milioni di euro di danni.
Come “argutamente” evidenziato dall’illustre teologo, nonché Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi [il cui stipendio gli viene elargito dal Popolo italiota col prelievo dell’8 per mille imposto dal 1984 sull’IRPEF dall’accoppiata Bettino Craxi-Giulio Tremonti: n.d.r.], il disastro di Bologna è stato un vero e proprio “miracolo”: infatti -a ben vedere-  solo una manciata di persone risultano in gravi condizioni (nessuna è in pericolo di vita) e, dato ancor più sorprendente, alla fine si è contato appena un morto”.
Il che dimostra -come autorevolmente affermato dal teologo Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi- che “In tangenziale c’è stato l’intervento della Provvidenza di Dio: un dono, una protezione”. E di questo “dono” e di questa “protezione” i Bolognesi e l’intero Popolo degli Italioti debbono essere ben grati, fieri e riconoscenti. Di più: gli Italioti -Salvini e Di Maio in testa- dovrebbero rivolgere insistenti preghiere quotidiane affinché il Buon Dio dispensi altre catastrofi apocalittiche, magari soltanto con poche decine di morti e poche migliaia di feriti gravi e solo con qualche miliardo di euro di danni.
L’Alto Prelato Teologo felsineo Matteo Zuppi, interpellato sul “miracolo della tangenziale di Bologna” (https://www.quotidiano.net/cronaca/incidente-bologna-1.4080793), ha “illuminato il mistero di questa immane catastrofe con la lampada della fede”, facendoci sapere -a noi poveri atei ignoranti di cose divine- che “la casualità è soltanto il travestimento assunto da un Dio che vuole passeggiare in incognito per le strade del mondo”, rievocando le argute parole del Suo Collega Teologo Cardinale Giacomo Biffi, le quali integrano un vero capolavoro di logica serrata.
Detto in termini più prosaici, sulla tangenziale di Bologna si è realmente verificato un “miracolo”, perché è provato dalla "scienza" della "teologia" che il Buon Dio, con la sua imperscrutabile bontà, onnipotenza e onniscienza, “ha fatto sì che morisse soltanto una persona e che vi fossero soltanto 145 feriti e soltanto alcune decine di milioni di euro di danni”.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che era forse “meglio” che il Buon Dio avrebbe potuto utilizzare la sua infinita bontà, onnipotenza ed onniscienza per evitare il tamponamento e, quindi, il morto, i 145 feriti e la catastrofe che ha provocato decine di milioni di euro di danni: ma si tratta di obiezione che può essere mossa solo da laidi e faziosi razionalisti atei perché, come il dotto ed ispirato Teologo Arcivescovo di Bologna ci ha fatto sapere nell’intervista, “in quella che chiamiamo, anche comunemente, fortuna, i credenti in Dio colgono la Provvidenza, un dono del Signore, la cui presenza dovremmo riuscire ad avvertire in ogni cosa, compreso il dolore. Ossia anche quando il dono purtroppo non c’è. Siamo davanti al mistero della croce di Dio che non manda, né vuole il male nel mondo, ma con la sofferenza ci aiuta a capire la nostra.
Affermazioni, queste, che risulteranno particolarmente gradite al morto, ai suoi congiunti, e ai 145 ustionati della catastrofe della tangenziale, di cui molti in stato gravissimo, i quali si riempiranno di gaudio nel leggere queste “perle di saggezza teologica”. Magari decideranno di “ringraziare” il buon Dio dell’Arcivescovo Zuppi per i “doni” della morte e delle ustioni loro dispensati, dispensando cospicue elargizioni di danaro alla Chiesa, rivolgendo preghiere quotidiane per essere colpiti da altre disgrazie e facendo pellegrinaggi nei circa 800.000.000.000 di sacri luoghi di culto disseminati sul Pianeta.
In fondo è giusto che i “credenti” considerino un vero e proprio “privilegio” quello di essere “destinatari” -da parte del loro Buon Dio- dei “doni” di essere arsi vivi o di subire gravissime ustioni. Anzi, sembra che anche l’Arcivescovo Matteo Zuppi -dando granitica dimostrazione di coerenza- si sia rammaricato di non aver ricevuto dal Buon Dio il dono di essere arso vivo o ustionato gravemente in occasione della catastrofe della tangenziale di Bologna. E' per questo che ha rivolto al suo Buon Dio la “preghiera” di ricevere almeno in futuro il “dono” di essere coinvolto in qualche catastrofe o, magari, di ammalarsi di una simpatica malattia che lo conduca lentamente, dopo atroci sofferenze, alla morte. In fondo per il Papa, la Chiesa e la folta schiera di Teologi (emeriti e non emeriti) ciò che DEVE contare per TUTTI gli uomini (credenti o non credenti) è “soffrire” il più possibile in questa vita terrena, perché la “sofferenza” è un “dono di Gesù L'Unto” di cui TUTTI -credenti e non- dobbiamo essergli “grati”. Questa sofferenza terrena ha già garantito a miliardi di credenti della specie homo sapiens di poter accedere al “dono” della “vita eterna”: un dono che è però rigorosamente riservato, secondo le sacre scritture, solo ai poveri di spirito, cioè ai creduloni e agli imbecilli.
Ma veniamo al secondo “miracolo” della torrida estate del 2018, e cioè al crollo del Ponte Morandi di Genova.
Anche qui un altro devoto -e cioè il Vice Premier Matteo Salvini- rispondendo ad un’intervistatrice della RAI in merito all’immane catastrofe del crollo del ponte Morandi, ha detto che questo è il momento della "preghiera". Ovviamente l’intervistatrice della RAI si è ben guardata dal chiedere al Ministro degli Interni “a CHI doveva essere rivolta la PREGHIERA” (Zeus, Odino, Dio Po, Madonna, Padre Pio etc.) e “QUALI DESIDERI dovevano essere espressi con questa PREGHIERA”. Nulla da rimproverare alla giornalista per queste omesse domande perché, anche a voler supporre che avesse le capacità logico-cognitive per farle, non si poteva certo pretendere un atto di eroismo: se le avesse fatte, sarebbe stata linciata e licenziata in tronco.
Resta dunque il dubbio che il nostro Augusto Ministro Matteo Salvini, da fervente buon cristiano qual è, intendesse rivolgere una "preghiera" al suo "buon" Dio Uno e Trino” (oppure a sua madre immacolata beata vergine assunta in cielo) per ringraziarli di aver limitando la carneficina genovese a soli 52 morti -di cui tre minorenni- consentendo, sempre con la sua infinita bontà e provvidenza, che alcune persone venissero salvate. Forse il Ministro degli interni e l’intera Stampa italiana (ma anche l’Arcivescovo felsineo Matteo Zuppi) grideranno nei prossimi giorni al “miracolo!!”, magari perché la “mano del buon Dio” ha bloccato un camion facendolo arrestare dieci metri prima della voragine, oppure perché il Buon Dio non ha fatto schiantare il ponte quando sotto transitavano dei treni, limitando così il numero delle vittime.

Gridiamo dunque sin da ora tutti in coro: “Miracolo!! Miracolo a Genova!!” E lo possiamo legittimamente fare perché supportati dalla teologia ufficiale della Chiesa e dei vari Papi, arcivescovi e cardinali, che ci hanno insegnato e seguitano ad insegnarci che “in quella che chiamiamo, anche comunemente, fortuna, i credenti in Dio colgono la Provvidenza, un dono del Signore, la cui presenza dovremmo riuscire ad avvertire in ogni cosa, compreso il dolore, ossia anche quando il dono purtroppo non c’è” e che  "siamo davanti al mistero della croce di Dio che non manda, né vuole il male nel mondo, ma con la sofferenza ci aiuta a capire la nostra".
E allora ben vengano, a iosa, questi “miracoli” che dimostrano l’esistenza del buon Dio e della Divina Provvidenza. E la smettano il Matteo Salvini, il Di Maio e il Presidente Mattarella a reclamare giustizia ed accertamenti sulle “responsabilità” di chi ha fatto sì che il ponte Morandi crollasse: per i veri credenti d.o.c. queste catastrofi sono da imputare alla volontà della “Divina Provvidenza” e si tratta anzi di “doni” del Signore, di cui i credenti italiani dovrebbero essere fieri e grati. Vogliamo dunque “processare” la Divina Provvidenza? Sarebbe pura blasfemia.
“Preghi” dunque il fervente cristiano Matteo Salvini il suo Buon Dio, acciocché riservi anche a lui il privilegio di ricevere il “dono” di rimaner schiacciato -a mo' di piadina- nel prossimo crollo di un altro ponte autostradale: magari in compagnia dell’omonimo correligionario Arcivescovo di Bologna.

giovedì 26 aprile 2018

TRE MILIONI DI BAMBINI MORIBONDI PER FAME SARANNO RICOVERATI AL BAMBIN GESU' (di Luigi Tosti)

Dopo aver appreso dall'UNICEF che ogni anno muoiono oltre 3 milioni di bambini stranieri per fame (https://www.unicef.it/doc/4843/the-lancet-3-milioni-morti-bambini-malnutrizione.htm), Papa Francesco ha lanciato all'Angelus un'accorata preghiera per salvarli tutti ricoverandoli (come il piccolo Alfie) al Bambin Gesù, la prestigiosa struttura ospedaliera del Vaticano che è pagata con i soldi degli Italiani (parte dei quali anche per ristrutturare i megalattici appartamenti del cardinal Bertone), i cui dipendenti non pagano l'IRPEF e relative soprattasse perché Sede extraterritoriale del Vatic-ano. Dopo avere appreso l'accorato appello del neo poverello di Assisi all'Angelus, il ministro degli interni Francesco Minniti e quello degli esteri Angelino Al-fano hanno immediatamente concesso -anche con l'entusiastico appoggio e dietro assillanti e reiterate richieste da parte di Matteo Salvini- la cittadinanza italiana ai tre milioni di bambini stranieri condannati a morte per fame, affinché possano essere trasportati con urgenza dall'Esercito nell'Italica Colonia Pontificia e ricoverati al Bambin Gesù.

Postato da FANTACRONACAVERA, addì 26 del mese di aprile dell'anno 2018 d.i.C. (dopo invenzione di Cristo).

DA CHARLIE AD ALFIE: MIRACOLI ZERO, IPOCRITI TANTI. Di Alessandro Chiometti 24.04.2018

È nella ricerca dello scoop umanitario che l'ipocrita dà il peggio di sé, coprendosi di ridicolo.
Se già con il caso Charlie, poco meno di un anno fa, le grancasse dei sedicenti movimenti per la vita si erano riattivate trovando il “caso umano” che poteva dar fiato alle loro campagne di disinformazione, oggi con il “caso” Alfie Evans abbiamo un capolavoro di ipocrisia del governo italiano.
Minniti,  ovvero l'autore di decreti e leggi che hanno negato l'accoglienza umanitaria verso tanti migranti e il redivivo Al-Fano che tanto ha combattuto contro lo ius soli (quindi difendendo una situazione discriminatoria verso tanti bambini e ragazzi che dovrebbero essere italiani a tutti gli effetti), sono riusciti nel loro capolavoro prima di dover essere sostituiti dai nuovi ministri del futuro governo.
Hanno concesso la cittadinanza italiana a Alfie Evans fermando così l'iter burocratico inglese della sospensione delle cure che l'avrebbe portato presto a morte.
Bravi, scroscianti applausi francescani e franceschisti.
Cosa ci dimostra questo?
a) Che la classe politica italiana resta la più antiscientifica dell'occidente, seguendo, a seconda di come tira il vento (leggi opinione pubblica) la promessa o la ricerca di inesistenti miracoli. Sia che siano di improbabili santoni laici (caso Stamina) sia che indossino le tuniche bianche e siano tanto buoni e già santi in vita. Il fatto che il cervello del bambino, o per lo meno buona parte di esso, non esista più da un pezzo e continuare nell'accanimento terapeutico significa condannarlo a una vita da vegetale, non interessa a nessuno.
Lasciando perdere il dramma dei genitori di cui strumentalmente Papa Francesco dice di ascoltare la sofferenza, quello che occorrerebbe capire è che l'uomo non è una pianta ornamentale per cui basta che cresca e che respiri in modo da potergli fare una carezza ogni tanto per rallegrare la nostra giornata.
L'amore spesso diventa egoismo, il che è umanamente comprensibile. Non è comprensibile invece chi sfrutta questa sofferenza per farsi pubblicità elettorale o acquisire credibilità nel proprio gregge di creduloni.
b) Che per suscitare l'interesse dei politici italioti, come i due testé citati, devi essere morto o clinicamente morto. Se sei un bambino vivo che cerchi di realizzare la tua vita scappando dalla fame e dalle guerre tutti se ne fregano di te; anzi! Rischi pure che ti affondino il barcone su cui sei in viaggio.
Se invece sei in coma da mesi e sei destinato a morire presto o a vivere come un vegetale ti danno la cittadinanza italiana.
No, per favore, non cercate “logiche” o “motivazioni” umanitarie nell'azione di questi due politicanti in cerca di verginità politica in quanto reduci dai disastri dei governi Renzi-Gentiloni.
Fareste un torto ad Alfie e a tutti i ragazzi, i bambini e i migranti da loro condannati a perpetua sofferenza.

Fonte: Italia Laica (http://www.italialaica.it/news/editoriali/58469). Autore: Alessandro Chiometti

sabato 18 novembre 2017

Visitate i murales della Città di OFENA (AQ), candidata dall’UNESCO a capitale del razzismo religioso. (di Luigi Tosti)













Rispolverando tra le vecchie foto e carte del 2003 mi sono ritrovato quelle riguardanti l’allucinante persecuzione, ghettizzazione e discriminazione della famiglia di un islamico di nome Adel Smith, oggi defunto con grande gioia dei cattotalebani italici e di Bruno Vespa.

All'indomani dell'ordinanza cautelare presa dal Giudice del tribunale dell'Aquila dott. Montanaro, con la quale si ordinava al Ministero della pubblica istruzione la rimozione del crocifisso, è iniziata da parte dell'Amministrazione Comunale di Ofena, Sindaco in testa, un'incredibile attività di persecuzione e di discriminazione di stampo razzistico/religioso ai danni del Sig. Smith Adel e della sua famiglia, che si è estrinsecata attraverso una serie di iniziative tutte connotate dall'abuso delle pubbliche funzioni, e cioè dalla deviazione del comportamento della Pubblica Amministrazione dai fini istituzionali che le competono per legge.
Da segnalare, in particolare, i seguenti episodi.
1°)            All'indomani dell'ordinanza cautelare del 22.10.2003 del giudice dott. Mario Montanaro, con la quale si ordinava la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola materna ed elementare "Antonio Silvieri", l'Amministrazione Comunale di Ofena, e il Sindaco Architetto Anna Rita Coletti in testa, pensava bene di autorizzare, in tempi record, la collocazione dinanzi l'ingresso della Scuola di un orrendo crocifisso in ferro di ben tre metri di altezza, realizzato da un fabbro utilizzando travi ferrose destinate all'edilizia: il tutto con chiare finalità di sfregio nei riguardi del credo islamico del sig. Adel Smith e della sua famiglia, oltreché della decisione presa dal giudice dott. Montanaro. E' da sottolineare, in particolare, che all'Amministrazione Comunale di Ofena perveniva, in data 28.10.2003, una singolarissima richiesta dell'Arciconfraternita "Maria Santissima del Rosario" Anno Domini 177 di San Giorgio La Molara (Benevento), con la quale si dichiarava di voler "donare" una croce in ferro di ben tre metri di altezza che, secondo i "desiderata" del "donante", era "da posizionare nella mattinata del 1.11.2003" (cioè dopo appena tre giorni!!!). In strabilianti tempi record il Sindaco chiedeva ed otteneva il parere favorevole del responsabile dell'Ufficio Tecnico Comunale Ing. Mauro Antonello Tarsini, il quale "verificava la fattibilità della installazione di una croce in ferro (guarda caso) sull'area verde pubblico in prossimità dell'edificio scolastico comunale". Il 30.10.2003, dopo appena due giorni dalla ricezione della domanda della Confraternita, la Giunta municipale, composta da Coletti Anna Maria, Palmeri Vincenzo e Cogliandro Vincenzo, "accettava la donazione" ed "autorizzava il soggetto donante a posizionare la croce nei luoghi e con le modalità riportate nella relazione del Tecnico Comunale": la delibera -per assecondare gli "urgenti" (?!?!?) "desiderata" del donante- veniva dichiarata immediatamente esecutiva. Detta croce veniva in effetti impiantata, dinanzi la scuola elementare di Ofena, il 1.11.2003, in mezzo ad un "tripudio" di "fedeli campani" e locali, contrabbandandola per una "testimonianza concreta e tangibile della radice di civiltà cristiana".
Chi scrive non può esimersi dal denunciare la palese discriminazione di stampo razzistico/religioso che l'Amministrazione Comunale -in combutta con la Confraternita Maria Santissima del Rosario- ha perpetrato -attraverso la collocazione della gigantesca croce dinanzi all'ingresso della scuola frequentata dai figli minorenni di Adel e Mimoza Smith- ai danni di questi ultimi: questo gesto reazionario, infatti, non ha nulla a che vedere con quella che potrebbe essere una legittima manifestazione di un "culto" religioso. Essa è invece l'espressione dell'arroganza di chi, approfittando ed abusando del potere pubblico e della posizione di supremazia di cui gode, ha inteso inviare al "musulmano" Smith e ai suoi figli questo concreto "messaggio" di stampo razzistico: avete osato chiedere la "rimozione" del "nostro" simbolo del crocifisso dalle aule scolastiche? Ebbene: "beccatevi", ora, questo gigantesco crocifisso che, per sfregio, vi poniamo proprio dinanzi all'ingresso della scuola, in modo che i due alunni di "razza inferiore", cioè "islamica", siano costretti, tutti i giorni, ad ammirarlo con la sottomissione dovuta da chi ha abbracciato una "religione inferiore".
L'arroganza discriminatoria del gesto che è stato perpetrato dalla Pubblica Amministrazione locale è testimoniata dalla circostanza che non rientra affatto nelle competenze istituzionali di un Comune erigere templi o simboli di una qualche religione (tantomeno nelle aree destinate a verde pubblico e in territorio assoggettato a vincolo paesaggistico) o intervenire nell'ambito dell'insegnamento scolastico. La Pubblica Amministrazione, al contrario, dovrebbe essere imparziale (art. 97 Costituzione) e non potrebbe parteggiare -peraltro per odiose finalità di sfregio- per una religione piuttosto che per un'altra, se non altro perché la Costituzione accorda pari diritti e pari dignità a tutte le confessioni religiose, positive o negative che esse siano. E la riprova concreta è nel fatto che tra i legittimi "contraddittori" dell'iniziativa legale intrapresa dal sig. Smith non vi è mai stato il "Comune di Ofena", il quale dovrebbe dunque interessarsi delle materie deputategli per legge, evitando di "prendere smaccatamente le parti" di una religione e di perseguitare e ghettizzare coloro che credono in altre religioni, razzisticamente ritenute "inferiori".
2°)            Il secondo episodio -che conferma in modo eclatante gli intenti razzistici/discriminatori del gigantesco crocifisso in ferro collocato dinanzi l'ingresso della scuola- risale all'intervista rilasciata dal Sindaco Arch. Anna Rita Coletti ad una inviata della trasmissione la "Vita in diretta", poi mandata in onda su RAI UNO all'indomani della decisione del Dott. Mario Montanaro. Alla domanda dell'intervistatrice, che chiedeva: "E se dovesse essere rimosso, questo crocifisso?", il Sindaco di Ofena rispondeva con le seguenti testuali parole: "(La soluzione) più pratica potrebbe essere o quella di riposizionare il crocifisso oppure di regalare ai bambini, nel giorno in cui, il primo giorno di scuola, entrano in classe, un crocifisso da parte dell'amministrazione comunale, da portare appeso al collo, perché in questo modo, poi, i crocifissi che il bambino islamico dovrà vedere non saranno più uno, ma saranno quelli appesi al collo di tutti i propri compagni".
Dal tenore di queste dichiarazioni è evidente che per il Sindaco di Ofena i bambini "islamici" appartengono ad una "razza religiosa inferiore" e, soltanto per questo, meritano di essere ghettizzati ed umiliati dai compagni di classe, appartenenti alla "razza superiore" dei bambini "cattolici", peraltro con la fattiva collaborazione dell'Amministrazione Comunale di Ofena che, a proprie spese e magari distogliendo le risorse economiche destinate alla raccolta dei rifiuti o ad altre incombenze comunali, li doterà di ben vistosi crocifissi da esibire al collo, per schernire e dileggiare i piccoli "infedeli islamici".
Queste "dichiarazioni" pubbliche, rese dal Sindaco di Ofena nel corso di una trasmissione televisiva di largo ascolto, evocano i tempi bui del medio evo e del nazi-fascismo, tanta è la carica razzistica e discriminatoria che esse contengono. C'è soltanto da meravigliarsi come esse siano state tollerate in quella trasmissione e da chiedersi, poi, come mai il conduttore Michele Cucuzza o chi per lui non le abbia segnalate all'autorità giudiziaria, magari con lo stesso "zelo" col quale l'egregio Dott. Bruno Vespa (o chi per lui) ha segnalato alla Procura della Repubblica capitolina la frase pronunciata da Adel Smith nel corso della trasmissione "Porta a porta" ("il crocifisso raffigura un cadavere in miniatura"), frase per la quale il P.M. romano ha ritenuto di ravvisare -si badi bene- gli estremi del delitto di "vilipendio della Religione di Stato".
Preme sottolineare l'odiosità delle "minacce" rivolte dal Pubblico Amministratore, sia perché perpetrate con l'arroganza di chi abusa dei pubblici poteri di cui è fornito, sia perché indirizzate nei confronti di minorenni indifesi, che dovrebbero subire gli atti di discriminazione e di scherno razzistico/religioso addirittura nell'ambiente (educativo?) della scuola dell'obbligo e ad opera dei compagni di classe minorenni, "graziosamente" istigati a tanto dagli "amministratori comunali" maggiorenni!!!
Non credo che l' "insegnamento" impartito dall'Arch. Anna Rita Coletti sia proprio encomiabile.
3°)            Sempre all'indomani dell'ordinanza del dott. Mario Montanaro, poi, molte pareti delle case del centro abitato di Ofena (assoggettato a vincolo paesaggistico) sono state dipinte con vistosissimi ed estesi "murales", mai autorizzati, inneggianti al Crocefisso e ad altre immagini sacre al Cattolicesimo: anche qui non si tratta di "pie" manifestazioni di "culto", ma di ostentazione provocatoria e discriminatoria nei confronti di quella famiglia islamica, "rea" di aver preteso di avere lo stesso trattamento riservato ai cattolici.
Questi "murales" sono stati dipinti su molte facciate prospicienti la piazza San Carlo, su altre facciate e -incredibile ma vero- anche sul lato sinistro dell'ingresso della Casa Comunale di Ofena: quivi troneggia, oggi, un gigantesco crocifisso, dipinto come "monito" agli "infedeli islamici". Il messaggio che promana da quest'ultimo crocifisso è chiaro come lo sarebbe una "bella" "croce uncinata" nazi-fascista all'indirizzo di un ebreo, e cioè: cari Adel, Mimoza, Adam, Khaled e David Smith, sappiate che in questo "feudo" "regna" un'Amministrazione Comunale che ha ben capito a quale "razza religiosa (di merda) inferiore" appartengano gli "infedeli musulmani" e non intende, pertanto, piegarsi alle ridicole "ordinanze" del Giudice Montanaro, che citano assurde norme costituzionali ed assurde sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione, che hanno "osato" affermare che tutti i cittadini italiani ed europei sono uguali, qualunque sia il loro credo religioso, e che tutte le confessioni religiose hanno pari dignità.
Estremamente singolare e significativa -e non si può quindi non rimarcarla in questa sede- è la circostanza che questi "murales" siano "fioriti" all'improvviso e in gran numero sulle facciate prospicienti le pubbliche piazze e le pubbliche vie di Ofena, guarda caso proprio all'indomani dell'ordinanza di quel Giudice e senza che, si badi bene, il centro abitato di Ofena -assoggettato a vincoli paesaggistici- avesse mai presentato, come caratteristica architettonica peculiare, siffatte decorazioni esposte al pubblico. C'è da chiedersi perché l'Autorità Giudiziaria ed Amministrativa non siano intervenute e come possa essere possibile che siano stati dipinti questi provocatori e lerci murales di stampo razzistico, senza che sia intervenuta alcuna autorizzazione ed anzi in spregio alle normative vigenti sull'ornato pubblico, ai regolamenti edilizi ed alle norme di tutela paesaggistica (ivi inclusi i rilascio di preventivi pareri favorevoli). Ma si tratta di domanda pleonastica, essendo ben noto che i tutori della legge per garantirsi il posto di lavoro sono "forti coi deboli e deboli coi forti".
4°)            Altra strabiliante iniziativa dell'Amministrazione Comunale di Ofena è quella che è stata pubblicizzata con manifesti affissi alle bacheche, che ho avuto cura di fotografare in occasione della mia visita ad Ofena. Si tratta del progetto di "realizzazione di una Via Crucis composta di n. 14 stazioni, delle quali il progetto sarà donato da un artista di fama internazionale mentre la realizzazione sarà a carico dell'Amministrazione Comunale". Come ha cura di dichiarare nel manifesto, questa iniziativa trae lo spunto dalla "vicenda della scuola elementare e materna di Ofena che ha avuto risonanza internazionale, e cioè il crocifisso presente sulle aule di scuola. Nella specie il padre di un alunno...ha proposto ricorso per la rimozione del crocifisso in via cautelare...Attualmente la questione è ancora sotto il vaglio dei giudici di merito e stiamo aspettando la sentenza definitiva dell'autoritè giudiziaria sull'argomento. Nel frattempo la maggior parte dei cittadini d Ofena....ha dichiarato di non essere d'accordo con il genitore sostenendo "con forza" l'apposizione del crocifisso anche nell'aula della scuola, pur riconoscendo la tolleranza e la volontà di apertura verso il concittadino che ha esposto e portato alla ribalta della cronaca il problema delle confessioni religiose nell'ambito dela scuola..."
Dunque, l'Amministrazione Comunale di Ofena non è ancora paga della "crociata razzistico/religiosa" perpetrata contro l'infedele famiglia musulmana, ma intende rincarare la dose per realizzare addirittura una "Via Crucis" di 14 stazioni, magari partendo dalla casa di quella famiglia di “pezzi di merda” di islamici sino al Comune, riservando oviamente un’importante "stazione" dinanzi alla scuola elementare e materna.
Sembra proprio che la persecuzione di stampo razziale/religioso non abbia limiti e che gli Amministratori comunali di Ofena, approfittando codardamente della posizione di supremazia loro conferita dall'esercizio di pubbliche funzioni, intendano seguitare a schernire, dileggiare ed umiliare quella famiglia con un'altra opera monumentale -realizzata a spese del Comune!!- sicuramente destinata a far assurgere Ofena agli onori della storia dell'Arte, della Cultura e del bon ton. Se questo dovesse ritenersi "legittimo", c'è soltanto da chiedersi quali possano essere le prossime, auspicabili, "mosse" del Sindaco di Ofena e della sua Giunta.
Da parte mia posso suggerire all'Amministrazione di Ofena -visto l' "andazzo" persecutorio sin qui concretizzato- di realizzare anche quattro ciclopici Crocifissi -oppure quattro Cattedrali Cattoliche- dinanzi a ciascuno dei lati dell'abitazione degli "sporchi infedeli musulmani", acciocché gli stessi, ovunque si affaccino, abbiano bene in mente "chi realmente comanda ad Ofena" e "chi realmente appartiene alla razza religiosa Superiore". Si potrebbe, poi, realizzare anche un pergolato, ovviamente tutto composto da "Croci", che parta dall'abitazione di Smith sino all'ingresso della scuola di Ofena, acciocché i "bambini islamici" (come graziosamente li appella il Sindaco Arch. Anna Rita Coletti) subiscano l'onta delle "forche caudine cattoliche", ogni qual volta si recano a lezione.
Ripristinando, poi, la pia usanza della Chiesa Cattolica contro gli ebrei, in auge sino alla metà dell'ottocento, il Comune di Ofena potrebbe anche stipendiare un predicatore cattolico acciocché dispensi ai figli di Smith, mentre si recano a scuola, "prediche coatte", perché decidano di convertirsi e di abbracciare, dunque, l'Unica, Vera, Grande Fede: quella di Santa Romana Chiesa.
Visitate dunque Ofena, ma mi raccomando: non da turisti, ma da ospiti.
Rimini, addì 18 novembre 2017 d.i.C.

Luigi Tosti

LA PROSTITUZIONE NEL BEL PAESE. Di Luigi Tosti








Queste quattro immagini descrivono impietosamente l'avanzato stato di decomposizione in cui versa quella che qualcuno si ostina a chiamare ancora con sterminata impudenza la "Repubblica Italiana".
Quattro primati della specie "homo sapiens", sottospecie "politicus", che sono stati scelti per rivestire incarichi "Istituzionali" rappresentativi dell'intera popolazione, si genuflettono vergognosamente di fronte a degli sciamani e "baciano", senza alcun moto di vergogna, una delle centinaia di migliaia di TRUFFE e PATACCHE che la più grande associazione di falsari e truffatori della Storia del Pianeta Terra -cioè la Chiesa Cattolica- ha propinato e seguita a propinare ai creduloni e ai poveri di spirito: il finto "sangue di San Gennaro", cioè una mistura di ketchup che è stata ingabbiata in una teca e che viene custodita in cassaforte, lontana dagli scienziati che, in un attimo, rivelerebbero quale ciclopica stronzata e quale gigantesca truffa si celi dietro di essa.
Tutto questo avviene dal 1300 e grazie a questa gigantesca truffa e all'imbecillità del popolino che vi ha creduto e che vi crede tuttora, la Chiesa ha potuto accumulare un Tesoro che supera, per valore, quello della Corona inglese e quello degli Zar messi assieme.
Ovviamente Mamma RAI  non si vergogna, al pari di Bassolino, Iervolino Di Maio e De Magistris, di mandare in onda il "bacio della Truffa del Falso sangue di San Gennaro" ma, anzi, specula sull'imbecillità di una porzione degli italiani per intorpidere ancor più i loro già labili neuroni e le loro già pressoché inesistenti capacità logiche critiche. Ovviamente Mamma RAI si dimentica di riferire agli Italioti che nel 1600 esistevano a Napoli perlomeno altri 3.000 "sangui" di altri fantomatici "martiri" che venivano venerati in altre chiese e nelle stesse case dei partenopei, tant’è che Neapolis era stata ribattezzata “urbs sanguinum”. D'altro canto la "religio est instrumentum regni", come già diceva Machiavelli, e i "Nostri" "homines sapientes" odierni sanno bene che per avere un posto di lavoro o per essere eletti bisogno dichiararsi o fingersi democristiani o cristiani.
Certo è che vedere un ex pubblico ministero come Luigi De Magistris, che nella sua carriera di magistrato ha perseguito i delinquenti, "baciare" la "Teca del FALSO sangue di San Gennaro", cioè il corpo del reato di una truffa e di un abuso della credulità popolare, fa un po' senso e ci induce a chiederci in quale merda di Paese ipocrita viviamo.
Ma questa è un’altra storia.

Luigi Tosti

giovedì 14 settembre 2017

GRAN BRETAGNA: il numero degli atei 53%) ha superato quello dei credenti (di Luigi Tosti)

In Gran Bretagna il numero dei cittadini non credenti ha superato quello dei "credenti", raggiungendo la percentuale del 53 %. Gli anglicani, religione maggioritaria, sono scesi al 15 per cento. Queste notizie, ovviamente, sono accuratamente censurate da TELE-RAI-VATICALIA, che ci propina quotidianamente ore di trasmissioni sulle pillole di saggezza di Papa Francesco, il neo-poverello che vive in stato di profonda indigenza e povertà in una grotta di Assisi, come il santo da cui ha attinto il nome. Questo il testo in francese tratto dall'UFAL - Union des FAmilles Laïques
Link:
http://www.ufal.org/laicite/laicite-breves/un-nombre-record-de-britanniques-sans-religion/

Enquête « Attitudes sociales britanniques, religion et convictions » publiée le 4 septembre 2017 )
Les dernières données sur l’appartenance religieuse de l’enquête « Attitudes sociales britanniques » du Centre National des Enquêtes Sociales révèlent que la proportion de personnes en Grande-Bretagne qui se décrivent comme n’ayant aucune religion est à un niveau plus élevé que jamais.

Plus de la moitié (53 %) du public britannique se décrit aujourd’hui comme n’ayant « aucune religion », contre 48 % en 2015. La proportion de non-croyants a augmenté progressivement depuis le début de l’enquête, en 1983, où elle s’élevait à 31 %.

Le déclin de l’Église anglicane se poursuit

Le déclin de l’appartenance religieuse frappe de façon particulièrement dure l’église d’Angleterre. Seuls 15 % des Britanniques se considèrent anglicans, soit la moitié du pourcentage de ceux qui disaient l’être en 2000.

La proportion de personnes se présentant comme catholiques est restée relativement stable — de l’ordre de 1 sur 10 — au cours des 30 dernières années. Environ 1 personne sur 20 (6 %) appartient à des religions non-chrétiennes.

Les jeunes abandonnent la religion

La chute de l’affiliation religieuse a été déterminée, au moins en partie, par les jeunes. En 2016, sept sur dix (71 %) des 18-24 ans ont déclaré n’avoir aucune religion contre 62 % en 2015.
Le déclin de l’affiliation religieuse s’est produit dans toutes les tranches d’âge entre 2015 et 2016, mais chez les plus âgés, ceux qui n’ont pas de religion sont en minorité. 4 personnes sur 10 des 65-74 ans disent ne pas avoir de religion, pourcentage qui tombe à 27 % chez les plus de 75 ans.
S’agissant de l’église d’Angleterre, les jeunes y sont particulièrement sous-représentés. Seuls 3 % des 18-24 ans se sont décrits comme anglicans, contre 40 % des plus de 75 ans.

Selon Roger Harding, responsable des études d’opinion publique au Centre National des Enquêtes Sociales :
« Cette augmentation suit une tendance à long terme : nous sommes de plus en plus nombreux à ne pas avoir de religion. Les différences selon l’âge sont très claires et avec tant de jeunes sans religion, il est difficile d’envisager que ce changement s’atténue à court terme. La chute des affiliés à l’église d’Angleterre est la plus remarquable, mais ces chiffres devraient inciter tous les dirigeants religieux à faire une pause pour réfléchir.
Nous savons de l’enquête sur les Attitudes sociales britanniques que les croyants deviennent plus libéraux en matière sociétale, sur les questions comme les relations sexuelles entre personnes du même sexe et l’avortement. Vu la chute des effectifs, certains responsables religieux pourraient se demander s’ils ne devraient pas faire plus pour prendre la tête de l’adaptation de leur communauté à l’évolution de la société. »

COMMENTAIRE : une nouvelle qui réjouira les athées, attristera les croyants, mais laissera de marbre les laïques.

La laïcité n’a pas pour objet le déclin des croyances : celui-ci relève des processus historiques et sociaux de la « sécularisation » (ne pas confondre). En revanche, les laïques exigent que les incroyants et « non affiliés religieusement » soient traités à égalité absolue avec les adeptes des divers cultes. Ce n’est pas le cas en Grande-Bretagne, puisque la Reine y est le chef de l’Église anglicane — à laquelle n’adhèrent que 15 % des habitants du royaume ! Le chiffre annoncé confirme toutes les enquêtes menées en Europe : en moyenne, plus d’un citoyen sur deux se dit sans religion (avec des écarts : 75 % en Suède contre 40 % en Pologne).
Les tentatives des institutions européennes (art. 17 C du Traité de Lisbonne), de la Cour de Justice et de la Cour Européenne des Droits de l’Homme, visant à imposer la liberté de religion comme devant l’emporter sur toutes les autres libertés sont donc, non seulement contraires aux droits fondamentaux, mais en retard absolu sur l’évolution des opinions publiques et des réalités sociales. Autrement dit : rétrogrades.

venerdì 28 luglio 2017

SICCITA' E RAZIONAMENTO PER TUTTI GLI ITALIOTI, MA NON PER IL VATICANO

Tutte le reti della RAI,alias Televaticano, e tutti gli organi di stampa asserviti come pecore alla Chiesa, al Papa di turno e al Vaticano, strombazzano ogni giorno i problemi della siccità e la necessità di ricorrere al razionamento. Nessuno dice, però, che lo Stato del Vaticano non paga né le bollette dell'acqua, né le bollette della raccolta rifiuti dell'ACEA, né le bollette dell'energia perché i nostri augusti Politici, a cominciare da quel delinquente di Benito Mussolini, le pagano con i soldini dei contribuenti italioti i quali, guarda caso, le "loro" bollette sono costretti a pagarsele coi loro soldini, anche se in stato di più assoluta povertà. Di più: la mistificazione della VERITA' da parte della RAI e degli organi di stampa è giunta al punto tale da diffondere la "notizia" che il Vaticano ha deciso di interrompere l'erogazione dell'acqua alle sue fontane: e questo per far credere agli italioti che il Vaticnao è "buono", che è "bravo", che è "sensibile", che è quello che dà sempre per primo il "buon esempio".
Che dire? Nient'altro se non che gli italioti si meritano questo ed altro. Ben venga dunque la siccità e ben vengano i cumuli di monnezza, sia a Roma, la capitale della Mafia & C., che in tutte le altre città degli italioti. Riporto per buona memoria qui di seguito un articolo tratto dal sito dell'UAAR.


Milioni di cittadini romani rischiano il razionamento idrico. Ma tra i destinatari dell’acqua erogata dall’Acea qualcuno è sempre stato più uguale degli altri. Non paga la bolletta e annaffia 23 ettari di lussureggianti giardini. In parte visitabili pagando un salato biglietto (esentasse), e in parte riservati alle meditazioni del pontefice. Meditazioni che beffardamente possono diventare propaganda generica di una vita povera e onesta. O propaganda del momento: farsi passare come benefattori spegnendo per qualche giorno fontanedove scorre acqua pagata probabilmente da chi davvero conduce una vita povera e onesta.
Già, per i suoi 44 ettari di superficie la Città del Vaticano, in base all’articolo 6 dei Patti Lateranensi, scroccaall’Italia «un’adeguata dotazione di acque in proprietà». Non solo: anche l’energia è gentilmente offerta dai contribuenti. Un totale stimato in 5 milioni l’anno di costi pubblici a favore di uno degli stati proporzionalmente più ricchi del pianeta e contemporaneamente più povero in termini di diritti. 
Ma i governi italiani vanno addirittura oltre gli onerosi vincoli di fascista memoria dei Patti Lateranensi. Quando nel 1999 l’azienda idrica romana Acea fu quotata in borsa, ci pensò il governo a pagare i 25 milioni che la società chiedeva al Vaticano per arretrati non legati all’effettivo utilizzo di acqua, quali la manutenzione delle fognature e la gestione dei liquami. Per pagare il conto del Vaticano anche negli anni a venire, poi, la legge finanziaria per il 2004 fissò un versamento annuo all’Acea di 4 milioni di euro. 
In tempi di crisi i privilegi e le immunità risaltano per la loro plateale ingiustizia sociale: da un lato onesti contribuenti che pagano l’acqua e conseguentemente ne limitano i consumi per non gravare sul bilancio familiare. Dall’altro una lussuosa e religiosa enclave che può permettersi sprechi, tanto pagano i contribuenti di cui sopra. Sia chiaro: la responsabilità non è tanto degli scrocconi di turno, ma è principalmente di una classe politica clericale che non prende in esame la riforma costituzionale più ragionevole e necessaria: abolire il Concordato e gli anacronistici privilegi e immunità su base religiosa che si porta appresso, in tutta evidenza incompatibili con i principi di una democrazia liberale.

Roberto Grendene

Fonte: https://blog.uaar.it/2017/07/25/siccita-razionamento-sprechi-per-vaticano-tutto-gratis/

martedì 4 luglio 2017

Paolo Villaggio, Stefano Rodotà e Gianni Boncompagni: la coerenza dei grandi laici (di Luigi Tosti




Dopo Gianni Boncompagni e Stefano Rodotà, un altro grande compagno di viaggio ci ha lasciati. Paolo Villaggio ha spento la sua vita in un giorno come un altro. E il Sole non si è stupito, perché quando muore un laico il Sole non si ferma e non si stupisce. Quando muore un laico, non c’è rissa di dei o di demoni e le campane non piangono, perché non c’è un’anima in vendita. La morte di un laico lascia un dolore e un rimpianto comune, ma la consolante certezza di non vederlo più afflitto dall’imbecillità umana.
Grazie, Gianni, grazie, Stefano, e grazie Paolo, per averci insegnato, con i vostri funerali "laici", che la coerenza è un valore che oltrepassa la morte.