domenica 23 febbraio 2020

Sea Watch: Cassazione bacchetta Stato Italiano per l'arresto illegale di Carola Rackete (di Luigi Tosti)




Con sentenza n. 6626/2020, depositata il 20 febbraio 2020, la Terza Sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Agrigento confermando il provvedimento del GIP del Tribunale di Agrigento che aveva respinto la richiesta di convalida dell’arresto di Carola Rackete operato dalla Guardia di Finanza per il presunto “speronamento” di una “nave da guerra” attuato allo scopo di far scendere a terra dei naufraghi.
La sentenza della Corte n. 6626/2020, al pari del provvedimento del GIP di Agrigento, si connota per l’affermazione di elementari principi giuridici di diritto internazionale che dovrebbero far parte del minimo bagaglio culturale e di civiltà che gli Stati moderni e democratici dovrebbero possedere.
In particolare TUTTI (sia i cittadini ma, ancor prima i Legislatori e i Poteri Istituzionali che governano gli Stati) dovrebbero sapere che DOPO gli orrori della seconda guerra mondiale sono state approvate e sottoscritte delle Convenzioni Internazionali che riconoscono e garantiscono i cosiddetti “diritti e libertà individuali” dei singoli esseri umani: diritti e libertà che -come argutamente sottolineato da Norberto Bobbio- preesistono agli Stati stessi e debbono essere tutelati e rispettati dagli Stati, pena l’irrogazione di sanzioni e risarcimento ad opera di Tribunali Internazionali.
Tra questi diritti -che non possono essere violati dagli Stati perché preesistenti agli Stati stessi- spiccano quelli alla vita, alla non tortura, all’equo processo penale, civile ed amministrativo, alla libertà di pensiero, di opinione e di critica, alla libertà di religione, sia in senso positivo che negativo, al matrimonio, all’istruzione, alla proprietà, al rispetto della vita familiare e alla segretezza della corrispondenza, alla libertà di riunione e di associazione, etc. etc.
La conseguenza giuridica più importante della “preesistenza” dei diritti umani “inviolabili” rispetto agli Stati sta nel fatto che i singoli cittadini possono legittimamente rifiutarsi di subire la loro lesione (cosiddetta “autotutela” o “autodifesa”) e, allo stesso tempo, qualsiasi dipendente o funzionario dello Stato può altrettanto legittimamente rifiutarsi di ledere i diritti inviolabili altrui, anche in presenza di leggi o di altri atti che impongano questi comportamenti più o meno criminali. Ad esempio, un militare potrebbe legittimamente rifiutarsi di richiudere gli ebrei, gli omosessuali o i rom nei ghetti o nei campi di concentramento e, magari, di sterminarli nelle camere a gas, anche in presenza di leggi o di atti amministrativi che impongano loro tali comportamenti. E per questi comportamenti di “rifiuto” non potrebbero subire alcuna sanzione che, se irrogata, esporrebbe lo Stato all’obbligo del risarcimento.
Alla luce di questi principi appare ben chiaro che Carola Rackete nient’altro ha fatto se non adempiere ad un dovere di soccorso di naufraghi che l’autorizzava, anche con la forza, a farli sbarcare, sottraendoli ad atti criminali e lesivi di diritti umani posti in essere da “rappresentanti” delle cosiddette “Istituzioni Italiane”.
Onore e rispetto, dunque, a Carola Rackete e al suo coraggio civico: ed altrettanto onore e rispetto alla Corte di Cassazione che ha sostanzialmente fatto applicazione di questi banali principi di civiltà giuridica, che possono essere messi in discussione soltanto da barbari o da imbecilli a denominazione di origine controllata, certificati ISO 2000 e marchiati CE.
Per la cronaca riporto il commento alla sentenza della Cassazione da parte del vice ispettore alla questura di Grosseto Silvia Bocci, pubblicato sul suo profilo facebook:

È inutile che vi sforziate di dare dignità a questa lurida zecca di sinistra per avere visibilità: è solo una terrorista che farà la fine che merita e voialtri siete una pletora di mummie, completamente decontestualizzate dalla vita reale, talmente adusi a spaccare il capello in 4 da dimenticare pure di che cosa state parlando. Questa troia ha speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, cioè pubblici ufficiali, onesti e fedeli alle istituzioni. E gli “ospiti” di questa povera stronza non fuggono da un cazzo di niente. Coglioni”.

domenica 22 dicembre 2019

Ma se morissero TUTTI gli EBREI, non si starebbe meglio al Mondo? (di Luigi Tosti)

Oggi, 22 dicembre 2019, io sottoscritto Luigi Tosti mi chiedo e chiedo ai Lettori: ma se morissero TUTTI gli EBREI, non si starebbe meglio in questo Mondo?

Pensate forse che sia impazzito e che la Polizia Postale, le Procure della Repubblica del Regno di Vaticalia, il Presidente della Repubblica Pontificia Italiana Mattarella, il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati dovrebbero insorgere, incarcerarmi e chiudere il mio blog per razzismo e incitazione all'odio razziale contro gli ebrei?

E no, mi dispiace: io reclamo la mia più assoluta impunità e pretendo, anzi, di essere venerato per queste parole, perché io non faccio altro che "seguire doverosamente" e "piamente" i "sani", "santi" e "sacri" insegnamenti della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana e, in particolare, gli insegnamenti di uno dei suoi più illustri  e pii Rappresentanti, del cui nome e cognome si fregia uno dei più famosi Ospedali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: Padre Agostino Gemelli, uno degli aderenti al simpaticissimo "Manifesto della Razza" del rimpianto partito Fascista, che fu artefice dello stupendo Concordato che è stato perciò "innestato" a pieno titolo nella nostra Carta Costituzionale.

Ma veniamo ai fatti.
Nel 1924 morì suicida, a Roma, il prof. Felice Momigliano, un ebreo nato nel 1866 a Mondovì, entrato nel 1894 nel direttivo della locale sezione del Partito socialista, che insegnava Filosofia nelle scuole pubbliche ma che, sempre nel 1894, in seguito alle misure repressive del governo, subì un mese di confino a Sanremo, per poi essere spedito in Sardegna, e dover cambiare vari sedi sinché, nel 1900, venne assegnato al liceo Stellini a Udine.
Il trasferimento a Udine lo gettò nello sconforto: «Qui sono fuori dal mondo: di più è un climaccio per i miei nervi». Vi rimase sette anni è subì gli attacchi dei clericali che, sul quotidiano "Il Crociato", definirono il libero pensiero «nichilismo, aberrazione, negazione di ogni verità cristiana» e, parlando del Momigliano, lo definirono «Forestiero, ebreo, socialista, massone. Come pianta esotica può urtare impunemente e vilipendere i sentimenti religiosi del Friuli; come giudeo ne ha il dovere; come socialista il proposito; come massone la missione».
Nel 1924, a Roma, colpito da esaurimento nervoso, si suicidò e lasciò scritto: «Ero nato da una generazione che viveva la vita nel ghetto e ho conquistato la libertà dello spirito a prezzo di travagli interni terribili».

Ebbene, Padre Agostino Gemelli, cioè il fondatore e Rettore dell'Università Cattolica e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, pubblicò sulla rivista “Vita e Pensiero” dell'Università Cattolica, nell'agosto 1924 il necrologio di Felice Momigliano con queste "pie" e "stupende" frasi:

«Un ebreo, professore di scuole medie, gran filosofo, grande socialista, Felice Momigliano, è morto suicida. I giornalisti senza spina dorsale hanno scritto necrologi piagnucolosi. Qualcuno ha accennato che era il Rettore dell'Università Mazziniana. Qualche altro ha ricordato che era un positivista in ritardo. Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano l'opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora più completa se, prima di morire, pentiti, chiedessero l'acqua del Battesimo

Orsù, dunque, Egregio Presidente della Repubblica On.le Mattarella ed Egregi Presidenti del Senato e della Camera Casellati e Fico, diffondete agli italioti, dall'alto delle Vostre Istituzionali Cattedre, l'insegnamento e il messaggio del Santo e Pio Padre Agostino Gemelli di Santa Roma Chiesa Cattolica ed Apostolica: "ma se TUTTI i giudei morissero, dopo essersi convertiti col Battesimo alla Vostra Unica Religione Vera, cioè quella Cattolica, non si starebbe meglio su questo Pianeta?"

Attendo risposta a questa mia lettera aperta.
Postato da Luigi Tosti il 22 dicembre dell'anno 2019 d.i.C. (dopo l'invenzione di Cristo)

POST SCRIPTUM: Essendo in passato incappato in lettori incapaci di capire l'ironia e il sarcasmo, puntualizzo che non sono razzista e che auguro lunga vita ai pagani, agli islamici, agli ebrei, ai cristiani, ai raeliani, ai buddisti, agli induisti e persino anche agli atei. Non mi chiamo Agostino Gemelli.







sabato 9 novembre 2019

Protocollo e laicità dello Stato: la Chiesa cattolica è un organo costituzionale?

Protocollo e laicità dello Stato: la Chiesa cattolica è un organo costituzionale?
di Camillo Benso di Ripalta

Capita, sempre più di rado ahimè, di svegliarsi tardi la mattina. Capita di accendere svogliatamente la televisione e di imbattersi in un signore occhialuto ricoperto di ermellino che legge seriosamente, con netto accento napoletano, una accorata relazione. In pochi istanti si fa mente locale e ci si rende conto di trovarsi dinanzi all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2010.
Un secondo dopo, la telecamera passa dall’inquadratura a mezzo busto del Primo Presidente della Cassazione a quella della platea e l’occhio viene subito attratto dalla singolarità della disposizione delle persone in prima fila: al centro del corridoio, su poltrona appositamente sistemata per l’occasione, il Capo dello Stato, che, come noto, è anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura; alla sua sinistra il Presidente del Senato, rappresentante anch’egli di un organo costituzionale nonché supplente del Presidente della Repubblica e, dunque, II carica dello Stato; alla sua destra, a questo punto, ci si aspetterebbe di trovare la III carica dello Stato, cioè il Presidente della Camera dei deputati. E invece no: fa bella vista di sé un Cardinale tutto imporporato, alla destra del quale siedono sempre più defilati il Presidente della Camera, il Presidente della Corte costituzionale, il Ministro della Giustizia, il Vice Presidente del C.S.M. e così via.
Alla sinistra del Presidente del Senato invece, dopo il Presidente del Consiglio dei Ministri e altri membri del Governo, compare a un certo punto un altro ecclesiastico.
Al che viene da chiedersi: a quale epoca risale il protocollo sulla cui base è preparata la cerimonia? Tale protocollo è compatibile con il principio di laicità dello Stato? Qual è il senso della presenza di un Cardinale alla destra del capo dello Stato in mezzo a rappresentanti di organi  costituzionali in una cerimonia che nulla ha a che spartire con l’esercizio della missione pastorale dello stesso?
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, per esempio, che avrebbe certamente maggior titolo di sedere nella prima fila, non foss’altro che per questioni di “competenza per materia”, trova posto nelle file successive.
Sicuramente ci sono problemi più urgenti e più gravi da risolvere riguardanti i privilegi incostituzionali, residui della storia patria, di cui ancora gode la Chiesa cattolica, ma ciò non toglie che le questioni simboliche siano importanti: così come lo Stato non deve assumere come proprio alcun simbolo di confessioni religiose per rispettare il principio di laicità (si dovrebbe, peraltro, sempre ricordare, en passant, che l’unico simbolo previsto in Costituzione è quel tricolore – art. 12 Cost. - che attuali Ministri della Repubblica, in passato cerimonieri di baccanali celtici in onore del Dio Po e oggi strenui sostenitori della presenza del crocifisso cattolico in ogni ufficio pubblico, volevano far appendere “sul cesso” della casa di una signora veneziana), la presenza di un esponente di una confessione religiosa in una posizione inequivocamente istituzionale, cioè a fianco di rappresentanti di organi costituzionali, è intollerabile.
Non essendo la Chiesa cattolica un organo costituzionale, sarebbe costituzionalmente doveroso adeguare i protocolli della cerimonie pubbliche statali, probabilmente ancora fermi al 1929.

NOTA: la foto si riferisce all'apertura dell'anno giudiziario 2019 davanti alla Cassazione. Come si vede, nel Regno di Vaticalia nulla è cambiato rispetto al 2010.

sabato 8 dicembre 2018

Tragedia di Corinaldo: intervista alla Madonna Immacolata (di Luigi Tosti)



Intervista alla madonna immacolata nel giorno della tragedia di Corinaldo.
Il 2018 è stato un anno particolarmente esaltante per la Beata Vergine Assunta e Immacolata. Infatti il 6 agosto 2018 -cioè nel mese di ricorrenza della festa della sua “assunzione in Cielo”- la Beata Vergine si è esibita in quello che è stato definito un vero e proprio “miracolo” dal Vescovo di Bologna Monsignor Matteo Zuppi. Si tratta del “miracolo” del TIR che trasportava GPL e che, dopo aver tamponato sulla tangenziale di Bologna un altro TIR che trasportava liquidi infiammabili, è esploso provocando il crollo di una porzione di cavalcavia, 1 morto, 145 feriti e decine di milioni di euro di danni. Come riferito dall’Alto Prelato, è stato soltanto grazie all’intercessione della Beata Immacolata ed Assunta, nonché della Divina Provvidenza, che vi è stato "soltanto un morto" e “soltanto una manciata di persone sono rimaste ustionate e in gravi condizioni”.
Oggi, poco dopo lo scoccare della mezzanotte, la festa dell’Immacolata è stata funestata dalla tragedia della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove ben cinque ragazzi minorenni e una madre sono deceduti per il crollo di una balaustra ed altri 15 minorenni versano in condizioni gravissime.
Per fortuna mamma RAI ci ha fatto sapere che Papa Bergoglio ha chiesto l’ “intercessione della Beata Vergine Assunta e Immacolata” a favore dei sei defunti.
La Direzione della Rai ha replicato alle parole del Santo Padre chiosando che sarebbe stato forse meglio che l’Immacolata si fosse prodigata prima della sventura, magari evitando con uno dei suoi usuali miracoli il crollo della balaustra e la morte dei sei innocenti. Mamma RAI ha anche chiosato che i convincimenti religiosi delle sei povere vittime non sono noti, sicché è improvvido che il rappresentante della religione cattolica abbia auspicato l’intervento della Madonna, anziché quello di Allah, di Budda, di Zeus, di Mitra, di Odino o di Shiva, senza peraltro considerare che qualcuna delle vittime potrebbe essere atea e non gradire, quindi, le “raccomandazioni” della Madonna.
Questa inusuale querelle tra RAI e Vaticano mi ha indotto ad intervistare la Beata Vergine Assunta, nonché Immacolata, per chiedere lumi sul suo mancato intervento miracoloso nella discoteca di Corinaldo. Questo è il resoconto dell’intervista.
“Beata Vergine Immacolata, come mai proprio oggi che ricorre la celebrazione della Sua festa, non è intervenuta nella discoteca di Corinaldo per evitare che quella maledetta balaustra cedesse e ben sei innocenti morissero?”
“Caro figliolo, non vi è stata nessuna colpa da parte mia perché, purtroppo, da tre settimane sono in congedo per maternità”
“Congedo per maternità? Ma suo figlio è nato duemila e 18 anni fa!”
“Si, è vero figliolo. Ma nel frattempo ho partorito altri sei figli, ovviamente anch’essi tutti dei, l’ultimo dei quali è nato per l’appunto tre settimane fa ed è stato già battezzato (si tratta di Settimio).”
“Quel che mi riferisce è un vero scoop: quindi Gesù non è più solo ed ha ben altri sei fratelli, tutti dei come lui? Ma mi dica, come mai non è intervenuta neppure il  6 agosto scorso, cioè 9 giorni prima della Sua festa dell’Assunzione, per evitare la catastrofe sull’autostrada A14? Non mi vorrà mica dire che era in congedo per maternità!”
“No, figliolo, ma anche in quell’occasione non mi è stato possibile intervenire perché mi trovano in Guadalupe per fare una supplenza: infatti la mia collega, la Madonna di Guadalupe, si era ammalata e sono stata chiamata per sostituirla. Ero troppo lontana per intervenire. Semmai era la Madonna di Loreto che doveva intervenire, ma anche lei quel giorno era indisposta per una sciatalgia.”
“Comunque intercederà per le vittime innocenti della strage odierna, come auspicato e preconizzato dal Papa?”
“La ringrazio per questa domanda perché mi consente di fare chiarezza su alcune questioni che interessano tutti i fedeli. La prima è che in realtà il buon Dio non ha mai conferito né al presente Papa né a nessuno dei suoi colleghi che l’hanno preceduto alcuna procura per essere rappresentato sul Pianeta Terra. La seconda puntualizzazione è che il buon Dio aborre le “raccomandazioni” e non intende quindi né intercedere né favorire alcuno, tanto meno in seguito a “preghiere”. La terza considerazione riguarda la fede delle povere sei vittime. Ancora non sappiamo se fossero credenti o meno e in quale divinità credessero, sicché è ingiustificabile che Papa Bergoglio si sia arrogato la pretesa di chiedere la mia intercessione supponendo con sicumera che tutte le sei vittime siano cattoliche. In realtà Noi Dei ci rispettiamo a vicenda e rispettiamo il diritto di qualsiasi essere vivente di credere o di non credere in qualcuno di Noi. Per Noi è una questione di civiltà, che voi esseri umani non avete ancora ben capito”.
Postato da FANTACRONACA VERA by Luigi Tosti.

NOTA DIDATTICA PER I LETTORI CATTOLICI: Il dogma dell’Immacolata Concezione è stato proclamato dal beato criminale Pio IX nel 1854 con la bolla "Ineffabilis Deus". Con questa “bolla” il Papa ha sancito che risultava scientificamente provato che la Maria non aveva soltanto concepito e partorito Gesù l’Unto sempre in stato di permanente “verginità”, ma che era stata anche preservata immune dal “peccato originale” fin dal primo istante del suo concepimento da parte dei suoi genitori, cioè di sant’Anna e di san Gioacchino.
Ebbene, lo scopo di tale “immacolato concepimento” di Maria è stato rivelato da Dio a Pio IX durante un colloquio che si tenne tra i Due nell'agosto del 1854 e di cui esiste ripresa audiovisiva conservata negli archivi segreti del Vaticano (visionata dallo scrittore giornalista Vittorio Messori). Dio ha spiegato che la Sua volontà era che la Vergine Maria avrebbe dovuto concepire e partorire Sé stesso sotto forma di “Verbo incarnato”: pertanto non era possibile correre il rischio che Dio, somma perfezione e somma purezza, rimanesse infettato dal virus del peccato originario che fosse presente in sua madre, cioè Maria. Se ciò fosse accaduto il Verbo Incarnato sarebbe rimasto assoggettato all’azione del Maligno (leggi: Satana).
Sin qui l'arguto dogma dell'immacolata concezione di Maria. Resta però da spiegare una titanica illogicità e contraddittorietà di questo dogma: per quale oscuro motivo il Verbo incarnato -alias Gesù l’Unto-  è stato poi “battezzato” da San Giovanni? Il Nostro Unto, infatti, era stato concepito da due soggetti che non erano sieropositivi ed erano anzi sicuramente “immuni dal virus del peccato originario”. In altri termini, posto che secondo il dogma della Chiesa lo scopo del battesimo era ed è quello di “lavare” il peccato originario da chi ne è infetto, perché mai Gesù è stato lavato col battesimo propinatogli da San Giovanni, posto che  i "genitori" di Gesù -Spirito Santo e Miryam- erano entrambi immuni dal virus del peccato originario? La risposta più logica per i beoti è la seguente:  mistero della fede.

mercoledì 15 agosto 2018

I “MIRACOLI” delle CATASTROFI del ponte Morandi e della tangenziale di Bologna (di Luigi Tosti)





“Miracoli” dell’estate 2018: a Genova crolla il ponte Morandi nella vigilia della festa della Beata Vergine Immacolata Maria, Assunta in Cielo, e a Bologna crolla il calcavia della tangenziale di Bologna dopo l’incendio e l’esplosione di un TIR carico di GPL.
Nonostante l’afoso clima di questa torrida estate del 2018, il Buon Dio e i suoi solerti aiutanti (Mamma Miryam e i circa 7.879.543.240 Santi già assunti in Paradiso) non hanno abbassato la guardia ed hanno seguitato a dispensare prodigiosi “miracoli” al Popolo della Repubblica Pontificia Italiana, uno dei più devoti del Pianeta Terra.
Dapprima c’è stato il “miracolo” del TIR che trasportava GPL il quale, dopo aver tamponato sulla tangenziale di Bologna un altro TIR che trasportava liquidi infiammabili, è esploso provocando il crollo di una porzione di cavalcavia, 1 morto, 145 feriti e decine di milioni di euro di danni.
Come “argutamente” evidenziato dall’illustre teologo, nonché Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi [il cui stipendio gli viene elargito dal Popolo italiota col prelievo dell’8 per mille imposto dal 1984 sull’IRPEF dall’accoppiata Bettino Craxi-Giulio Tremonti: n.d.r.], il disastro di Bologna è stato un vero e proprio “miracolo”: infatti -a ben vedere-  solo una manciata di persone risultano in gravi condizioni (nessuna è in pericolo di vita) e, dato ancor più sorprendente, alla fine si è contato appena un morto”.
Il che dimostra -come autorevolmente affermato dal teologo Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi- che “In tangenziale c’è stato l’intervento della Provvidenza di Dio: un dono, una protezione”. E di questo “dono” e di questa “protezione” i Bolognesi e l’intero Popolo degli Italioti debbono essere ben grati, fieri e riconoscenti. Di più: gli Italioti -Salvini e Di Maio in testa- dovrebbero rivolgere insistenti preghiere quotidiane affinché il Buon Dio dispensi altre catastrofi apocalittiche, magari soltanto con poche decine di morti e poche migliaia di feriti gravi e solo con qualche miliardo di euro di danni.
L’Alto Prelato Teologo felsineo Matteo Zuppi, interpellato sul “miracolo della tangenziale di Bologna” (https://www.quotidiano.net/cronaca/incidente-bologna-1.4080793), ha “illuminato il mistero di questa immane catastrofe con la lampada della fede”, facendoci sapere -a noi poveri atei ignoranti di cose divine- che “la casualità è soltanto il travestimento assunto da un Dio che vuole passeggiare in incognito per le strade del mondo”, rievocando le argute parole del Suo Collega Teologo Cardinale Giacomo Biffi, le quali integrano un vero capolavoro di logica serrata.
Detto in termini più prosaici, sulla tangenziale di Bologna si è realmente verificato un “miracolo”, perché è provato dalla "scienza" della "teologia" che il Buon Dio, con la sua imperscrutabile bontà, onnipotenza e onniscienza, “ha fatto sì che morisse soltanto una persona e che vi fossero soltanto 145 feriti e soltanto alcune decine di milioni di euro di danni”.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che era forse “meglio” che il Buon Dio avesse utilizzato la sua infinita bontà, onnipotenza ed onniscienza per evitare il tamponamento e, quindi, il morto, i 145 feriti e la catastrofe che ha provocato decine di milioni di euro di danni: ma si tratta di obiezione che può essere mossa solo da laidi e faziosi razionalisti atei perché, come il dotto ed ispirato Teologo Arcivescovo di Bologna ci ha fatto sapere nell’intervista, “in quella che chiamiamo, anche comunemente, fortuna, i credenti in Dio colgono la Provvidenza, un dono del Signore, la cui presenza dovremmo riuscire ad avvertire in ogni cosa, compreso il dolore. Ossia anche quando il dono purtroppo non c’è. Siamo davanti al mistero della croce di Dio che non manda, né vuole il male nel mondo, ma con la sofferenza ci aiuta a capire la nostra.
Affermazioni, queste, che risulteranno particolarmente gradite al morto, ai suoi congiunti, e ai 145 ustionati della catastrofe della tangenziale, di cui molti in stato gravissimo, i quali si riempiranno di gaudio nel leggere queste “perle di saggezza teologica”. Magari decideranno di “ringraziare” il buon Dio dell’Arcivescovo Zuppi per i “doni” della morte e delle ustioni loro dispensati, dispensando cospicue elargizioni di danaro alla Chiesa, rivolgendo preghiere quotidiane per essere colpiti da altre disgrazie e facendo pellegrinaggi nei circa 800.000.000.000 di sacri luoghi di culto disseminati sul Pianeta.
In fondo è giusto che i “credenti” considerino un vero e proprio “privilegio” quello di essere “destinatari” -da parte del loro Buon Dio- dei “doni” di essere arsi vivi o di subire gravissime ustioni. Anzi, sembra che anche l’Arcivescovo Matteo Zuppi -dando granitica dimostrazione di coerenza- si sia rammaricato di non aver ricevuto dal Buon Dio il dono di essere arso vivo o ustionato gravemente in occasione della catastrofe della tangenziale di Bologna. E' per questo che ha rivolto al suo Buon Dio la “preghiera” di ricevere almeno in futuro il “dono” di essere coinvolto in qualche catastrofe o, magari, di ammalarsi di una simpatica malattia che lo conduca lentamente, dopo atroci sofferenze, alla morte. In fondo per il Papa, la Chiesa e la folta schiera di Teologi (emeriti e non emeriti) ciò che DEVE contare per TUTTI gli uomini (credenti o non credenti) è “soffrire” il più possibile in questa vita terrena, perché la “sofferenza” è un “dono di Gesù L'Unto” di cui TUTTI -credenti e non- dobbiamo essergli “grati”. Questa sofferenza terrena ha già garantito a miliardi di credenti della specie homo sapiens di poter accedere al “dono” della “vita eterna”: un dono che è però rigorosamente riservato, secondo le sacre scritture, solo ai poveri di spirito, cioè ai creduloni e agli imbecilli.
Ma veniamo al secondo “miracolo” della torrida estate del 2018, e cioè al crollo del Ponte Morandi di Genova.
Anche qui un altro devoto -e cioè il Vice Premier Matteo Salvini- rispondendo ad un’intervistatrice della RAI in merito all’immane catastrofe del crollo del ponte Morandi, ha detto che questo è il momento della "preghiera". Ovviamente l’intervistatrice della RAI si è ben guardata dal chiedere al Ministro degli Interni “a CHI doveva essere rivolta la PREGHIERA” (Zeus, Odino, Dio Po, Madonna, Padre Pio etc.) e “QUALI DESIDERI dovevano essere espressi con questa PREGHIERA”. Nulla da rimproverare alla giornalista per queste omesse domande perché, anche a voler supporre che avesse le capacità logico-cognitive per farle, non si poteva certo pretendere un atto di eroismo: se le avesse fatte, sarebbe stata linciata e licenziata in tronco.
Resta dunque il dubbio che il nostro Augusto Ministro Matteo Salvini, da fervente buon cristiano qual è, intendesse rivolgere una "preghiera" al suo "buon" Dio Uno e Trino” (oppure a sua madre immacolata beata vergine assunta in cielo) per ringraziarli di aver limitando la carneficina genovese a soli 52 morti -di cui tre minorenni- consentendo, sempre con la sua infinita bontà e provvidenza, che alcune persone venissero salvate. Forse il Ministro degli interni e l’intera Stampa italiana (ma anche l’Arcivescovo felsineo Matteo Zuppi) grideranno nei prossimi giorni al “miracolo!!”, magari perché la “mano del buon Dio” ha bloccato un camion facendolo arrestare dieci metri prima della voragine, oppure perché il Buon Dio non ha fatto schiantare il ponte quando sotto transitavano dei treni, limitando così il numero delle vittime.

Gridiamo dunque sin da ora tutti in coro: “Miracolo!! Miracolo a Genova!!” E lo possiamo legittimamente fare perché supportati dalla teologia ufficiale della Chiesa e dei vari Papi, arcivescovi e cardinali, che ci hanno insegnato e seguitano ad insegnarci che “in quella che chiamiamo, anche comunemente, fortuna, i credenti in Dio colgono la Provvidenza, un dono del Signore, la cui presenza dovremmo riuscire ad avvertire in ogni cosa, compreso il dolore, ossia anche quando il dono purtroppo non c’è” e che  "siamo davanti al mistero della croce di Dio che non manda, né vuole il male nel mondo, ma con la sofferenza ci aiuta a capire la nostra".
E allora ben vengano, a iosa, questi “miracoli” che dimostrano l’esistenza del buon Dio e della Divina Provvidenza. E la smettano il Matteo Salvini, il Di Maio e il Presidente Mattarella a reclamare giustizia ed accertamenti sulle “responsabilità” di chi ha fatto sì che il ponte Morandi crollasse: per i veri credenti d.o.c. queste catastrofi sono da imputare alla volontà della “Divina Provvidenza” e si tratta anzi di “doni” del Signore, di cui i credenti italiani dovrebbero essere fieri e grati. Vogliamo dunque “processare” la Divina Provvidenza? Sarebbe pura blasfemia.
“Preghi” dunque il fervente cristiano Matteo Salvini il suo Buon Dio, acciocché riservi anche a lui il privilegio di ricevere il “dono” di rimaner schiacciato -a mo' di piadina- nel prossimo crollo di un altro ponte autostradale: magari in compagnia dell’omonimo correligionario Arcivescovo di Bologna.

giovedì 26 aprile 2018

TRE MILIONI DI BAMBINI MORIBONDI PER FAME SARANNO RICOVERATI AL BAMBIN GESU' (di Luigi Tosti)

Dopo aver appreso dall'UNICEF che ogni anno muoiono oltre 3 milioni di bambini stranieri per fame (https://www.unicef.it/doc/4843/the-lancet-3-milioni-morti-bambini-malnutrizione.htm), Papa Francesco ha lanciato all'Angelus un'accorata preghiera per salvarli tutti ricoverandoli (come il piccolo Alfie) al Bambin Gesù, la prestigiosa struttura ospedaliera del Vaticano che è pagata con i soldi degli Italiani (parte dei quali anche per ristrutturare i megalattici appartamenti del cardinal Bertone), i cui dipendenti non pagano l'IRPEF e relative soprattasse perché Sede extraterritoriale del Vatic-ano. Dopo avere appreso l'accorato appello del neo poverello di Assisi all'Angelus, il ministro degli interni Francesco Minniti e quello degli esteri Angelino Al-fano hanno immediatamente concesso -anche con l'entusiastico appoggio e dietro assillanti e reiterate richieste da parte di Matteo Salvini- la cittadinanza italiana ai tre milioni di bambini stranieri condannati a morte per fame, affinché possano essere trasportati con urgenza dall'Esercito nell'Italica Colonia Pontificia e ricoverati al Bambin Gesù.

Postato da FANTACRONACAVERA, addì 26 del mese di aprile dell'anno 2018 d.i.C. (dopo invenzione di Cristo).

sabato 18 novembre 2017

Visitate i murales della Città di OFENA (AQ), candidata dall’UNESCO a capitale del razzismo religioso. (di Luigi Tosti)













Rispolverando tra le vecchie foto e carte del 2003 mi sono ritrovato quelle riguardanti l’allucinante persecuzione, ghettizzazione e discriminazione della famiglia di un islamico di nome Adel Smith, oggi defunto con grande gioia dei cattotalebani italici e di Bruno Vespa.

All'indomani dell'ordinanza cautelare presa dal Giudice del tribunale dell'Aquila dott. Montanaro, con la quale si ordinava al Ministero della pubblica istruzione la rimozione del crocifisso, è iniziata da parte dell'Amministrazione Comunale di Ofena, Sindaco in testa, un'incredibile attività di persecuzione e di discriminazione di stampo razzistico/religioso ai danni del Sig. Smith Adel e della sua famiglia, che si è estrinsecata attraverso una serie di iniziative tutte connotate dall'abuso delle pubbliche funzioni, e cioè dalla deviazione del comportamento della Pubblica Amministrazione dai fini istituzionali che le competono per legge.
Da segnalare, in particolare, i seguenti episodi.
1°)            All'indomani dell'ordinanza cautelare del 22.10.2003 del giudice dott. Mario Montanaro, con la quale si ordinava la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola materna ed elementare "Antonio Silvieri", l'Amministrazione Comunale di Ofena, e il Sindaco Architetto Anna Rita Coletti in testa, pensava bene di autorizzare, in tempi record, la collocazione dinanzi l'ingresso della Scuola di un orrendo crocifisso in ferro di ben tre metri di altezza, realizzato da un fabbro utilizzando travi ferrose destinate all'edilizia: il tutto con chiare finalità di sfregio nei riguardi del credo islamico del sig. Adel Smith e della sua famiglia, oltreché della decisione presa dal giudice dott. Montanaro. E' da sottolineare, in particolare, che all'Amministrazione Comunale di Ofena perveniva, in data 28.10.2003, una singolarissima richiesta dell'Arciconfraternita "Maria Santissima del Rosario" Anno Domini 177 di San Giorgio La Molara (Benevento), con la quale si dichiarava di voler "donare" una croce in ferro di ben tre metri di altezza che, secondo i "desiderata" del "donante", era "da posizionare nella mattinata del 1.11.2003" (cioè dopo appena tre giorni!!!). In strabilianti tempi record il Sindaco chiedeva ed otteneva il parere favorevole del responsabile dell'Ufficio Tecnico Comunale Ing. Mauro Antonello Tarsini, il quale "verificava la fattibilità della installazione di una croce in ferro (guarda caso) sull'area verde pubblico in prossimità dell'edificio scolastico comunale". Il 30.10.2003, dopo appena due giorni dalla ricezione della domanda della Confraternita, la Giunta municipale, composta da Coletti Anna Maria, Palmeri Vincenzo e Cogliandro Vincenzo, "accettava la donazione" ed "autorizzava il soggetto donante a posizionare la croce nei luoghi e con le modalità riportate nella relazione del Tecnico Comunale": la delibera -per assecondare gli "urgenti" (?!?!?) "desiderata" del donante- veniva dichiarata immediatamente esecutiva. Detta croce veniva in effetti impiantata, dinanzi la scuola elementare di Ofena, il 1.11.2003, in mezzo ad un "tripudio" di "fedeli campani" e locali, contrabbandandola per una "testimonianza concreta e tangibile della radice di civiltà cristiana".
Chi scrive non può esimersi dal denunciare la palese discriminazione di stampo razzistico/religioso che l'Amministrazione Comunale -in combutta con la Confraternita Maria Santissima del Rosario- ha perpetrato -attraverso la collocazione della gigantesca croce dinanzi all'ingresso della scuola frequentata dai figli minorenni di Adel e Mimoza Smith- ai danni di questi ultimi: questo gesto reazionario, infatti, non ha nulla a che vedere con quella che potrebbe essere una legittima manifestazione di un "culto" religioso. Essa è invece l'espressione dell'arroganza di chi, approfittando ed abusando del potere pubblico e della posizione di supremazia di cui gode, ha inteso inviare al "musulmano" Smith e ai suoi figli questo concreto "messaggio" di stampo razzistico: avete osato chiedere la "rimozione" del "nostro" simbolo del crocifisso dalle aule scolastiche? Ebbene: "beccatevi", ora, questo gigantesco crocifisso che, per sfregio, vi poniamo proprio dinanzi all'ingresso della scuola, in modo che i due alunni di "razza inferiore", cioè "islamica", siano costretti, tutti i giorni, ad ammirarlo con la sottomissione dovuta da chi ha abbracciato una "religione inferiore".
L'arroganza discriminatoria del gesto che è stato perpetrato dalla Pubblica Amministrazione locale è testimoniata dalla circostanza che non rientra affatto nelle competenze istituzionali di un Comune erigere templi o simboli di una qualche religione (tantomeno nelle aree destinate a verde pubblico e in territorio assoggettato a vincolo paesaggistico) o intervenire nell'ambito dell'insegnamento scolastico. La Pubblica Amministrazione, al contrario, dovrebbe essere imparziale (art. 97 Costituzione) e non potrebbe parteggiare -peraltro per odiose finalità di sfregio- per una religione piuttosto che per un'altra, se non altro perché la Costituzione accorda pari diritti e pari dignità a tutte le confessioni religiose, positive o negative che esse siano. E la riprova concreta è nel fatto che tra i legittimi "contraddittori" dell'iniziativa legale intrapresa dal sig. Smith non vi è mai stato il "Comune di Ofena", il quale dovrebbe dunque interessarsi delle materie deputategli per legge, evitando di "prendere smaccatamente le parti" di una religione e di perseguitare e ghettizzare coloro che credono in altre religioni, razzisticamente ritenute "inferiori".
2°)            Il secondo episodio -che conferma in modo eclatante gli intenti razzistici/discriminatori del gigantesco crocifisso in ferro collocato dinanzi l'ingresso della scuola- risale all'intervista rilasciata dal Sindaco Arch. Anna Rita Coletti ad una inviata della trasmissione la "Vita in diretta", poi mandata in onda su RAI UNO all'indomani della decisione del Dott. Mario Montanaro. Alla domanda dell'intervistatrice, che chiedeva: "E se dovesse essere rimosso, questo crocifisso?", il Sindaco di Ofena rispondeva con le seguenti testuali parole: "(La soluzione) più pratica potrebbe essere o quella di riposizionare il crocifisso oppure di regalare ai bambini, nel giorno in cui, il primo giorno di scuola, entrano in classe, un crocifisso da parte dell'amministrazione comunale, da portare appeso al collo, perché in questo modo, poi, i crocifissi che il bambino islamico dovrà vedere non saranno più uno, ma saranno quelli appesi al collo di tutti i propri compagni".
Dal tenore di queste dichiarazioni è evidente che per il Sindaco di Ofena i bambini "islamici" appartengono ad una "razza religiosa inferiore" e, soltanto per questo, meritano di essere ghettizzati ed umiliati dai compagni di classe, appartenenti alla "razza superiore" dei bambini "cattolici", peraltro con la fattiva collaborazione dell'Amministrazione Comunale di Ofena che, a proprie spese e magari distogliendo le risorse economiche destinate alla raccolta dei rifiuti o ad altre incombenze comunali, li doterà di ben vistosi crocifissi da esibire al collo, per schernire e dileggiare i piccoli "infedeli islamici".
Queste "dichiarazioni" pubbliche, rese dal Sindaco di Ofena nel corso di una trasmissione televisiva di largo ascolto, evocano i tempi bui del medio evo e del nazi-fascismo, tanta è la carica razzistica e discriminatoria che esse contengono. C'è soltanto da meravigliarsi come esse siano state tollerate in quella trasmissione e da chiedersi, poi, come mai il conduttore Michele Cucuzza o chi per lui non le abbia segnalate all'autorità giudiziaria, magari con lo stesso "zelo" col quale l'egregio Dott. Bruno Vespa (o chi per lui) ha segnalato alla Procura della Repubblica capitolina la frase pronunciata da Adel Smith nel corso della trasmissione "Porta a porta" ("il crocifisso raffigura un cadavere in miniatura"), frase per la quale il P.M. romano ha ritenuto di ravvisare -si badi bene- gli estremi del delitto di "vilipendio della Religione di Stato".
Preme sottolineare l'odiosità delle "minacce" rivolte dal Pubblico Amministratore, sia perché perpetrate con l'arroganza di chi abusa dei pubblici poteri di cui è fornito, sia perché indirizzate nei confronti di minorenni indifesi, che dovrebbero subire gli atti di discriminazione e di scherno razzistico/religioso addirittura nell'ambiente (educativo?) della scuola dell'obbligo e ad opera dei compagni di classe minorenni, "graziosamente" istigati a tanto dagli "amministratori comunali" maggiorenni!!!
Non credo che l' "insegnamento" impartito dall'Arch. Anna Rita Coletti sia proprio encomiabile.
3°)            Sempre all'indomani dell'ordinanza del dott. Mario Montanaro, poi, molte pareti delle case del centro abitato di Ofena (assoggettato a vincolo paesaggistico) sono state dipinte con vistosissimi ed estesi "murales", mai autorizzati, inneggianti al Crocefisso e ad altre immagini sacre al Cattolicesimo: anche qui non si tratta di "pie" manifestazioni di "culto", ma di ostentazione provocatoria e discriminatoria nei confronti di quella famiglia islamica, "rea" di aver preteso di avere lo stesso trattamento riservato ai cattolici.
Questi "murales" sono stati dipinti su molte facciate prospicienti la piazza San Carlo, su altre facciate e -incredibile ma vero- anche sul lato sinistro dell'ingresso della Casa Comunale di Ofena: quivi troneggia, oggi, un gigantesco crocifisso, dipinto come "monito" agli "infedeli islamici". Il messaggio che promana da quest'ultimo crocifisso è chiaro come lo sarebbe una "bella" "croce uncinata" nazi-fascista all'indirizzo di un ebreo, e cioè: cari Adel, Mimoza, Adam, Khaled e David Smith, sappiate che in questo "feudo" "regna" un'Amministrazione Comunale che ha ben capito a quale "razza religiosa (di merda) inferiore" appartengano gli "infedeli musulmani" e non intende, pertanto, piegarsi alle ridicole "ordinanze" del Giudice Montanaro, che citano assurde norme costituzionali ed assurde sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione, che hanno "osato" affermare che tutti i cittadini italiani ed europei sono uguali, qualunque sia il loro credo religioso, e che tutte le confessioni religiose hanno pari dignità.
Estremamente singolare e significativa -e non si può quindi non rimarcarla in questa sede- è la circostanza che questi "murales" siano "fioriti" all'improvviso e in gran numero sulle facciate prospicienti le pubbliche piazze e le pubbliche vie di Ofena, guarda caso proprio all'indomani dell'ordinanza di quel Giudice e senza che, si badi bene, il centro abitato di Ofena -assoggettato a vincoli paesaggistici- avesse mai presentato, come caratteristica architettonica peculiare, siffatte decorazioni esposte al pubblico. C'è da chiedersi perché l'Autorità Giudiziaria ed Amministrativa non siano intervenute e come possa essere possibile che siano stati dipinti questi provocatori e lerci murales di stampo razzistico, senza che sia intervenuta alcuna autorizzazione ed anzi in spregio alle normative vigenti sull'ornato pubblico, ai regolamenti edilizi ed alle norme di tutela paesaggistica (ivi inclusi i rilascio di preventivi pareri favorevoli). Ma si tratta di domanda pleonastica, essendo ben noto che i tutori della legge per garantirsi il posto di lavoro sono "forti coi deboli e deboli coi forti".
4°)            Altra strabiliante iniziativa dell'Amministrazione Comunale di Ofena è quella che è stata pubblicizzata con manifesti affissi alle bacheche, che ho avuto cura di fotografare in occasione della mia visita ad Ofena. Si tratta del progetto di "realizzazione di una Via Crucis composta di n. 14 stazioni, delle quali il progetto sarà donato da un artista di fama internazionale mentre la realizzazione sarà a carico dell'Amministrazione Comunale". Come ha cura di dichiarare nel manifesto, questa iniziativa trae lo spunto dalla "vicenda della scuola elementare e materna di Ofena che ha avuto risonanza internazionale, e cioè il crocifisso presente sulle aule di scuola. Nella specie il padre di un alunno...ha proposto ricorso per la rimozione del crocifisso in via cautelare...Attualmente la questione è ancora sotto il vaglio dei giudici di merito e stiamo aspettando la sentenza definitiva dell'autoritè giudiziaria sull'argomento. Nel frattempo la maggior parte dei cittadini d Ofena....ha dichiarato di non essere d'accordo con il genitore sostenendo "con forza" l'apposizione del crocifisso anche nell'aula della scuola, pur riconoscendo la tolleranza e la volontà di apertura verso il concittadino che ha esposto e portato alla ribalta della cronaca il problema delle confessioni religiose nell'ambito dela scuola..."
Dunque, l'Amministrazione Comunale di Ofena non è ancora paga della "crociata razzistico/religiosa" perpetrata contro l'infedele famiglia musulmana, ma intende rincarare la dose per realizzare addirittura una "Via Crucis" di 14 stazioni, magari partendo dalla casa di quella famiglia di “pezzi di merda” di islamici sino al Comune, riservando oviamente un’importante "stazione" dinanzi alla scuola elementare e materna.
Sembra proprio che la persecuzione di stampo razziale/religioso non abbia limiti e che gli Amministratori comunali di Ofena, approfittando codardamente della posizione di supremazia loro conferita dall'esercizio di pubbliche funzioni, intendano seguitare a schernire, dileggiare ed umiliare quella famiglia con un'altra opera monumentale -realizzata a spese del Comune!!- sicuramente destinata a far assurgere Ofena agli onori della storia dell'Arte, della Cultura e del bon ton. Se questo dovesse ritenersi "legittimo", c'è soltanto da chiedersi quali possano essere le prossime, auspicabili, "mosse" del Sindaco di Ofena e della sua Giunta.
Da parte mia posso suggerire all'Amministrazione di Ofena -visto l' "andazzo" persecutorio sin qui concretizzato- di realizzare anche quattro ciclopici Crocifissi -oppure quattro Cattedrali Cattoliche- dinanzi a ciascuno dei lati dell'abitazione degli "sporchi infedeli musulmani", acciocché gli stessi, ovunque si affaccino, abbiano bene in mente "chi realmente comanda ad Ofena" e "chi realmente appartiene alla razza religiosa Superiore". Si potrebbe, poi, realizzare anche un pergolato, ovviamente tutto composto da "Croci", che parta dall'abitazione di Smith sino all'ingresso della scuola di Ofena, acciocché i "bambini islamici" (come graziosamente li appella il Sindaco Arch. Anna Rita Coletti) subiscano l'onta delle "forche caudine cattoliche", ogni qual volta si recano a lezione.
Ripristinando, poi, la pia usanza della Chiesa Cattolica contro gli ebrei, in auge sino alla metà dell'ottocento, il Comune di Ofena potrebbe anche stipendiare un predicatore cattolico acciocché dispensi ai figli di Smith, mentre si recano a scuola, "prediche coatte", perché decidano di convertirsi e di abbracciare, dunque, l'Unica, Vera, Grande Fede: quella di Santa Romana Chiesa.
Visitate dunque Ofena, ma mi raccomando: non da turisti, ma da ospiti.
Rimini, addì 18 novembre 2017 d.i.C.

Luigi Tosti

LA PROSTITUZIONE NEL BEL PAESE. Di Luigi Tosti








Queste quattro immagini descrivono impietosamente l'avanzato stato di decomposizione in cui versa quella che qualcuno si ostina a chiamare ancora con sterminata impudenza la "Repubblica Italiana".
Quattro primati della specie "homo sapiens", sottospecie "politicus", che sono stati scelti per rivestire incarichi "Istituzionali" rappresentativi dell'intera popolazione, si genuflettono vergognosamente di fronte a degli sciamani e "baciano", senza alcun moto di vergogna, una delle centinaia di migliaia di TRUFFE e PATACCHE che la più grande associazione di falsari e truffatori della Storia del Pianeta Terra -cioè la Chiesa Cattolica- ha propinato e seguita a propinare ai creduloni e ai poveri di spirito: il finto "sangue di San Gennaro", cioè una mistura di ketchup che è stata ingabbiata in una teca e che viene custodita in cassaforte, lontana dagli scienziati che, in un attimo, rivelerebbero quale ciclopica stronzata e quale gigantesca truffa si celi dietro di essa.
Tutto questo avviene dal 1300 e grazie a questa gigantesca truffa e all'imbecillità del popolino che vi ha creduto e che vi crede tuttora, la Chiesa ha potuto accumulare un Tesoro che supera, per valore, quello della Corona inglese e quello degli Zar messi assieme.
Ovviamente Mamma RAI  non si vergogna, al pari di Bassolino, Iervolino Di Maio e De Magistris, di mandare in onda il "bacio della Truffa del Falso sangue di San Gennaro" ma, anzi, specula sull'imbecillità di una porzione degli italiani per intorpidere ancor più i loro già labili neuroni e le loro già pressoché inesistenti capacità logiche critiche. Ovviamente Mamma RAI si dimentica di riferire agli Italioti che nel 1600 esistevano a Napoli perlomeno altri 3.000 "sangui" di altri fantomatici "martiri" che venivano venerati in altre chiese e nelle stesse case dei partenopei, tant’è che Neapolis era stata ribattezzata “urbs sanguinum”. D'altro canto la "religio est instrumentum regni", come già diceva Machiavelli, e i "Nostri" "homines sapientes" odierni sanno bene che per avere un posto di lavoro o per essere eletti bisogno dichiararsi o fingersi democristiani o cristiani.
Certo è che vedere un ex pubblico ministero come Luigi De Magistris, che nella sua carriera di magistrato ha perseguito i delinquenti, "baciare" la "Teca del FALSO sangue di San Gennaro", cioè il corpo del reato di una truffa e di un abuso della credulità popolare, fa un po' senso e ci induce a chiederci in quale merda di Paese ipocrita viviamo.
Ma questa è un’altra storia.

Luigi Tosti