domenica 14 novembre 2021

Il caso Aytan e il caso Robert e Gerard Finaly: analogie storiche o casualità? (di Luigi Tosti)

 


Il caso Aytan e il caso Robert e Gerard Finaly: analogie o casualità?

Il caso di Aytan, bambino israeliano che è rimasto orfano a causa dell'italica tragedia del Mottarone, che lo ha privato dei genitori, del fratellino e dei bisnonni, e il caso di Robert e Gerard Finaly, anch'essi ebrei e anch'essi rimasti orfani a causa dell'uccisione dei genitori da parte dei criminali Catto/nazisti, poi rapiti e sequestrati con la cooperazione di Papa Pio XII e del Cardinale Montini, futuro Papa Paolo VI, inducono riflessioni sulle vittime storiche dell’ordinario razzismo antisemita della Chiesa Cattolica.

È noto che la Chiesa Cattolica è la PRIMA Associazione religiosa che ha "inventato", nel 1555, i "ghetti" nei quali rinchiudere gli "infedeli" ebrei, accusati di "Deicidio", cioè di aver ucciso un personaggio (Gesù Nazireo) che i cattolici credono essere stato concepito, circa 2000 anni fa, da una supposta Entità divina che si sarebbe accoppiata, sotto le mentite spoglie di una "colomba", con una ragazzina minorenne, sposata con un vecchio falegname. Peraltro tale "concepimento divino" sarebbe avvenuto con lo scopo primario -da parte del Dio Babbo- di far trucidare il suo figliolo, all'età di 33 anni, per "salvare" (non si sa da cosa) l'intera umanità, eccettuati i nativi americani e quelli australiani, della cui esistenza il buon dio non era ancora a conoscenza.

È altrettanto noto che la Chiesa Cattolica ha sempre praticato il rapimento dei bambini ebrei che fossero stati "battezzati", magari di nascosto e contro la volontà dei genitori, da altri. Questa pratica criminale del rapimento dei bambini ebrei si fondava sul "dogma" secondo cui la formula magica "Ti battezzo in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Sangue", pronunciata all'indirizzo di un bambino ebreo, lo faceva diventare immediatamente "cattolico" -e non più ebreo di religione ebraica- sicché la Chiesa aveva il DOVERE di sottrarlo ai genitori INFEDELI ebrei, per affidarli poi alla Casa dei Catecumeni, a Roma, per subire L'INDOTTRINAMENTO COATTO di matrice cattolica.

Uno di questi ultimi rapimenti ha riguardato Edgardo Mortara, rapito nella Bologna del 1858 su impulso del criminale Santo Inquisitore Padre Feletti e di quell’altro criminale di Senigallia, Giovanni Maria Battista Pietro Pellegrino Isidoro Mastai-Ferretti, divenuto Papa col nome d'arte "Papa Pio IX", cioè l’ultimo Papa/Re.

Ma i rapimenti dei bambini ebrei da parte di Santa Madre Chiesa Cattolica sono proseguiti imperterriti sino al 1955 e la recente "storia penosa" di Eitan dovrebbe forse indurre a fare della riflessioni più approfondite, prima di sputar sentenze, se non altro perché il codice civile italiano, per quanto riguarda l'affidamento degli orfani, privilegia i nonni a discapito degli zii. L’art. 348 del codice civile dispone infatti che, in caso di perdita di entrambi i genitori, “la scelta del tutore avviene preferibilmente tra gli ascendenti o tra gli altri prossimi parenti o affini del minore, i quali in quanto sia opportuno, devono essere sentiti. Il giudice, prima di procedere alla nomina del tutore, dispone l'ascolto del minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento.”

Comunque giova oggi rispolverare la storia del rapimento dei fratelli Finaly Robert e Gerard, orfani ebrei che sono stati anch'essi ''rapiti", dal 1945 sino al 1955, dal clero cattolico perché, , approfittando del fatto che i genitori ebrei erano stati trucidati ad AUSCHWITZ dai catto/nazisti, li hanno COATTIVAMENTE battezzati, pur sapendo che erano circoncisi e di religione ebraica, per “appropriarsene”, indottrinarli, subendo poi un processo penale terminato con la condanna per rapimento da parte della Giustizia Francese, e infine espatriandoli e sequestrandoli nella Spagna catto/fascista del generale Franco per non restituirli ai parenti ebrei.

Questo criminale rapimento è avvenuto con la fattiva cooperazione di Papa Pio XII e del Cardinale Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini, poi divenuto anch'egli Papa col nome d'arte Paolo VI, il quale -è opportuno ricordarlo- è stato proclamato “santo” il 14 ottobre 2018 dall’attuale papa Francesco, forse per l'alto merito di essere l’autore primario del criminale rapimento e sequestro di Robert e Gerard Finaly, i due fratellini ebrei, rimasti orfani.

La verità che segue emerge dagli archivi del Vaticano, ma è stata e viene sapientemente occultata dal silenzio di Mamma RAI e dei mass media italioti. Per chi ne ha voglia, buona lettura.

La verità sul caso di Robert e Gerard Finaly, i due fratellini ebrei contesi tra Vaticano e Israele negli anni '50.

Questo racconto si basa su documenti custoditi in Vaticano a cui si è avuto accesso (da parte di studiosi selezionati) soltanto a partire dal marzo dello scorso anno.

L'accesso riguarda il periodo del pontificato di Pio XII, dal 2 marzo 1939 fino alla sua morte il 9 ottobre 1958.

Ogni anno vi possono accedere solo 1200 studiosi da 60 Paesi.

Le informazioni sono state raccolte da David Kertzer, vincitore del Premio Pulitzer per le Biografie nel 2015, il quale le ha pubblicate a fine agosto in un articolo su The Atlantic.

Nel 1938, immediatamente dopo l’Anschluss, il dottor in medicina Fritz Finaly e la moglie Anna, entrambi ebrei, lui di 37 e lei di 28 anni, fuggirono dall’Austria cercando di andare in Sud America. Non ci riuscirono e trovarono allora rifugio in un paesino poco lontano da Grenoble, in Francia. Dopo la creazione dello Stato fantoccio di Vichy fu impossibile continuare ad esercitare ufficialmente come medico ma, se pur in modo fortunoso, la coppia riuscì a sopravvivere. Nel 1941 Anna partorì il figlio Robert e nel 1942 il secondogenito Gerald. Nonostante la campagna antisemita instaurata dal governo del maresciallo Pétain su pressione dei tedeschi, i genitori riuscirono a circoncidere entrambi i bambini secondo i dettami della loro religione.

Purtroppo, la pressione tedesca sul governo di Vichy contro gli ebrei andò aumentando e impauriti dall’intensificarsi delle ispezioni della Gestapo, i due decisero, nel febbraio 1944, di mettere al sicuro i due bambini affidandoli ad una loro amica, tale Marie Paupaert.

Temevano di essere arrestati e, infatti, quattro giorni dopo i tedeschi li catturarono e li deportarono ad Aushwitz dove morirono poche settimane più tardi. L’amica francese, visto ciò che era successo ai due amici, temette che i tedeschi potessero venire a cercare i bambini e li portò al convento di Notre Dame de Sion a Grenoble, sperando che fosse un luogo più sicuro.

Tuttavia, le suore, sentendosi incapaci di prendersi cura di due esseri così piccoli, li consegnarono a loro volta ad una locale scuola materna diretta dalla Signora Antoinette Brun, una donna di mezza età non sposata.

Quella appena descritta potrebbe essere una delle innumerevoli storie di famiglie di ebrei in fuga dai nazisti e ricorda anche quanto successe a quella eccezionale scrittrice ebrea che fu la russa (rifugiatasi in Francia dopo la rivoluzione) Irene Nemirovsky.

Si tratta, invece, di una storia speciale che suscitò scalpore nella Francia dei primi anni cinquanta e che ha acquistato una nuova luce dopo che il 24 marzo 2019 è stato dato libero accesso agli Archivi Segreti Vaticani (oggi denominati Archivio Apostolico Vaticano) per i documenti riguardanti il periodo del papato di Pio XII.

Tutto cominciò quando, nel Febbraio 1945 e con la Francia già occupata dagli alleati, una sorella di Fritz, Margherita Finaly (rifugiatasi in Nuova Zelanda durante gli anni terribili), cercò di ottenere che i due nipotini la potessero raggiungere nel suo nuovo Paese di residenza.

Margherita scrisse alla Brun ringraziandola e chiedendo il suo aiuto per organizzare il viaggio di Robert e di Gerald. La Brun rispose in maniera evasiva all’ipotesi di lasciar partire i due bambini (allora di quattro e tre anni) affermando anche di essere stata nominata loro tutrice da un giudice locale. Margherita non si dette per vinta e assieme alle altre due sorelle, una che viveva in Israele, l’altra anch’essa in Nuova Zelanda e con la cognata Auguste (moglie del fratello Richard catturato e ucciso dai nazisti a Vienna) scrisse al sindaco del paesino. In assenza di alcun riscontro positivo, Auguste che viveva in Gran Bretagna si recò a Grenoble per incontrare la Brun. Costei, anziché collaborare si dimostrò ostile ed affermò definitivamente che non avrebbe mai restituito i bambini.

A questo punto comincia il vero dramma, la cui storia diventa più completa grazie alla lettura dei documenti custoditi in Vaticano. Si scopre così che la Brun con l’accordo del vescovo locale aveva battezzato i due bambini nonostante ne conoscesse l’ascendenza ebraica e che, essendo essi diventati cattolici, erano “proprietà” della Chiesa di Roma e mai più sarebbero stati “sottomessi” ad una famiglia ebrea.

I Finaly si rivolsero allora ad un tribunale francese che nel Luglio 1952 ordinò alla Brun di consegnare i bambini ai parenti dei genitori. Come tutta risposta le locali suore del convento di Notre Dame de Sion li nascosero, sembra su suggerimento dell’arcivescovo di Lione il Cardinale Gerlier. Nel Novembre 1952 il tribunale francese emise un ordine esecutivo ma le suore si rivolsero alla Corte d’Appello per chiedere una nuova sentenza.

Nel frattempo, la stampa francese aveva cominciato ad occuparsi del caso e il Cardinale Gerlier chiese istruzioni al Vaticano. Il Sacro Uffizio (oggi conosciuto come Congregazione per la Dottrina della Fede) suggerì, come risposta, di attendere la sentenza della Corte d’Appello e comunque, in caso di decisione sfavorevole, di “suggerire alla signora Brun di resistere, magari appellandosi alla Corte di Cassazione, e di usare tutti i mezzi legali per ritardare il più a lungo possibile l’esecuzione di una eventuale nuova sentenza sfavorevole.

Nell’attesa del nuovo giudizio, le suore decisero di spostare i bambini in una scuola cattolica vicino al confine spagnolo e di registrarli colà sotto falso nome. Prima di farlo, chiesero e ottennero l’approvazione del vescovo locale.

La giustizia francese non fu inerte e il 29 gennaio 1953 la madre superiora del convento fu arrestata. Con lei finirono in prigione alcuni monaci e suore considerati complici. Il Sacro Uffizio informò per iscritto Papa Pio XII di quanto stava accadendo, specificando che “gli ebrei, in combutta con i massoni e i socialisti hanno organizzato una campagna di stampa internazionale” su questo caso.

La cosa, oramai di dominio pubblico, stava diventando imbarazzante per le gerarchie cattoliche e il Vaticano, con la mediazione dell’ambasciata francese a Roma e il Nunzio a Parigi cercò quindi un accordo che prevedeva la consegna dei ragazzi ai parenti purché ci fosse la garanzia che “si prendano le opportune precauzioni per assicurare che loro (i ragazzi) non siano soggetti a diventare ancora ebrei”.

L’allora Cardinal Montini (poi Papa Paolo VI), incaricato dal Papa di seguire l’affaire, scrisse al Nunzio a Parigi un telegramma in codice:

“E’ bene che il Sacro Uffizio non appaia (come ispiratore dell’accordo – n.d.r.)”. In altre parole, il Vaticano appoggiò dapprima la sparizione dei ragazzi ma, in un secondo momento, volle che tutta la questione apparisse soltanto come dovuta a responsabilità locali.

Nonostante l’intesa apparentemente raggiunta e gli arresti e le sentenze dei tribunali francesi, i due ragazzi furono inviati in un convento di monaci in Spagna con l’ordine di essere tenuti nascosti. Nel frattempo, col tentativo di recuperare il favore dell’opinione pubblica, il Cardinale Montini mandò al Nunzio Vaticano in Svizzera la bozza di un articolo che avrebbe dovuti apparire su un giornale locale come firmato da un qualunque redattore. Nel pezzo, ritrovato tra i documenti vaticani, si sosteneva che i due ragazzi si autoconsideravano dei “rifugiati” e invocavano il diritto d’asilo in Spagna. Era l’aprile del 1953 e i ragazzi avevano oramai dodici e undici anni.

Passarono altri tre mesi senza nuove notizie. Si sapeva che stavano in Spagna ma non esattamente dove. Si mossero allora la diplomazia francese, quella spagnola e quella israeliana. Alla fine, il clero spagnolo affermò ufficialmente che “senza un ordine formale che arrivi da Roma, i ragazzi rimarranno nella clandestinità”.

Interviene a questo punto nientemeno che il Generale catto/fascista Franco, il Caudillo, che propone di scambiare i bambini con quattro attivisti baschi, prigionieri in Francia.

La proposta, inaccettabile, viene seccamente rifiutata dalla Francia.

La pressione mediatica mondiale comunque stava montando e, ad un certo punto, in Vaticano si cominciò a temere per la ripercussione negativa sull’immagine del papato stesso. L’Osservatore Romano pubblicò allora un articolo in cui si sosteneva che l’accordo raggiunto dall’episcopato francese non avrebbe permesso alla famiglia Finaly di portare i ragazzi in Israele per farli diventare ancora ebrei.

“I due ragazzi … hanno dichiarato il loro desiderio di rimanere cattolici … di professare e praticare il cattolicesimo”.

Le pressioni dell’opinione pubblica, tuttavia, erano così così forti in Francia da obbligare il Vaticano a dare via libera alla restituzione dei due ragazzi. Il 25 di Luglio i due atterravano finalmente a Tel Aviv.

Ciononostante, il cardinale Montini scrisse alla fine di settembre una lettera di protesta al governo francese attraverso l’ambasciatore presso il Vaticano sottolineando che i due ragazzi erano stati battezzati e che con il loro viaggio in Israele “la loro educazione cattolica sarebbe stata compromessa”.

Gerard dopo essere diventato ufficiale dell’esercito israeliano ha lavorato come ingegnere. Robert ha esercitato da medico, esattamente come suo padre.

Concludo con TRE DOMANDE legittime, senza intenti polemici ma a mero scopo conoscitivo:

Concludo con TRE DOMANDE legittime, senza intenti polemici ma a mero scopo conoscitivo:

1) PRIMA DOMANDA: Perché il magistrato italiano ha nominato tutrice dell’orfano Aytan la zia Aya, in deroga all’art. 348 del codice civile che privilegiava i nonni? In altre parole, quali sono i gravi “motivi” che hanno indotto il magistrato italiano a nominare tutrice la zia, quando la legge gli imponeva di privilegiare in prima battuta i nonni? I Nonni erano e sono forse degli incapaci, degli anafettivi, dei soggetti che avrebbero pregiudicato l’INTERESSE del minore ad essere allevato ed istruito in modo decente? E ancora: se dei nonni, lettori di questo post, dovessero perdere i propri figli, ma non il nipote, sarebbero CONTENTI che il loro nipote venisse affidato ad una zia o ad uno zio, piuttosto che prendersi direttamente cura del proprio nipote, ricevendolo nella loro casa? E’ gradita una risposta.

2) SECONDA DOMANDA: Quale stravagante rilievo giuridico può assumere, ai fini della nomina del tutore, la circostanza che Aitan risiedesse, al momento della strage dei suoi genitori, del fratellino e dei bisnonni, in Italia, piuttosto che in Israele, o che risiedesse invece in Israele, piuttosto che in Italia? La legge impone infatti che sia tutelato SOLO l’INTERESSE del minore, e a questo fine non assume alcun rilievo la circostanza della residenza in un Paese piuttosto che in un altro, posto che nulla impediva ed impedisce che Aytan, dopo aver subito questa ignobile strage da parte degli italiani, possa trasferirsi in Israele, dove ha i parenti più prossimi. Si vuole forse “indottrinare” Aytan al cattolicesimo, facendogli magari frequentare una scuola privata “cattolica”, anziché una scuola pubblica laica? Una risposta è gradita, magari dalla Stampa.

3) TERZA DOMANDA: Quale fondamento ha l’INSINUAZIONE, diffusa dalla Stampa italiana, secondo cui i nonni materni aspirerebbero alla nomina di tutori solo per bieche finalità economiche, e cioè per “ereditare” il patrimonio del bisnonno Itshak, morto nell’incidente del Mottarone? Questa insinuazione velenosa, che si fonda sullo stereotipo razzista dell’ “ebreo avaro e taccagno”, non ha alcun fondamento giuridico, posto che l’eredità del bisnonno Itshak dovrebbe pervenire ai suoi figli, e cioè ai nonni viventi, e non al pronipote Aytan, salvo un testamento che disponga in modo diverso, ovviamente nel rispetto delle norme vigenti in Israele. Del tutto demenziale e velenosa è l’insinuazione che il bisnonno Itshak “potrebbe” (sic !!) aver nominato erede la madre di Aytan e che, essendo questa morta nella funivia del Mottarone, l’eredità perverrebbe al povero Aytan in seconda battuta: anche un imbecille a denominazione controllata dovrebbe infatti sapere che, ove si realizzi questa ipotesi, NESSUN TUTORE di Aytan -sia che si tratti della zia paterna Aya Biran, sia che si tratti dei nonni materni Shmuel Peleg ed Eshter Cohen- potrebbe MAI APPROPRIARSI dell’eredità di Aytan. Essere nominati “tutori” di un minorenne non significa, infatti, essere autorizzati a “saccheggiare” il patrimonio del soggetto incapace ma, al contrario, essere OBBLIGATI ad AMMINISTRARLO nell’esclusivo interesse del minore, rendendo poi il CONTO di questa gestione al Giudice Tutelare. Quindi l’ipotesi ventilata dal marito di Aya Biran, tale Or Niko -che è stata acriticamente recepita e diffusa dalla Stampa Italiiota- secondo cui “è lecito ipotizzare il movente economico nel rapimento di Eitan, potendo questi risultare secondo in linea di successione”, nient’altro è se non una BESTIALITA’ GIURIDICA che può essere diffusa solo da soggetti che intendono perseguire scopi diffamatori.

giovedì 11 novembre 2021

Papa Francesco premiato come l’ “uomo più misogino dell’anno” (postato da Luigi Tosti)


 

Papa Francesco premiato come l’ “uomo più misogino dell’anno”


La rivista femminista tedesca EMMA ogni anno premia l’uomo che nell’anno precedente si è distinto per atteggiamenti e dichiarazioni sessiste. Quest’anno il riconoscimento di "Sexist Man Alive" è andato a Bergoglio. Dal momento che Mamma RAI-TeleVaticano e la massima parte degli asserviti giornalisti/pennivendoli e mass media dell'italica Colonia del Vaticano si guardano bene dal diffondere la notizia, mi premuro di farlo io, peraltro sottolineando che quanto scritto dalla rivista tedesca è una millesima parte dei crimini, delle nefandezze e delle violazioni dei diritti umani attribuibili alla Chiesa, qualunque sia il papa che la governa.

Fonte: https://www.micromega.net/papa-francesco-misogino-dell'anno/

 

Ci sono molte cose buone da dire su questo papa. Quando, nel 2013, l’argentino di origine italiana si è trasferito in Vaticano, non si è comodamente sistemato nelle magnifiche stanze papali, ma nella residenza degli ospiti. Non indossa scarpe di pelle rossa e stole ricamate in stile barocco, ma sandali e la semplice tonaca papale bianca. Rifiuta in modo plateale il fasto e cerca la vicinanza del popolo. E usa la sua autorità per criticare il capitalismo, contro il razzismo e per salvare il clima (“Siamo i guardiani, non i padroni del mondo”).

È un vero peccato dunque che ci siano anche aspetti di tutt’altro segno. E non solo nei dettagli, ma nell’essenza. Questo papa è infatti anche il capo di un sistema di apartheid in cui le donne sono persone di serie B. Sulla base del loro sesso biologico, sono relegate al ruolo di serve dei pii padroni e a pulire i pavimenti della Chiesa. Sono escluse dall’amministrazione dei sacramenti e dall’ordinazione al sacerdozio, cioè dall’accesso autonomo a Dio, che è possibile esclusivamente attraverso i pii padroni.

Ancora nel XXI secolo, il Vaticano è la più antica ed ermetica associazione di uomini di questo mondo. In cui, non a caso, gli uomini che amano gli uomini si sentono particolarmente a loro agio. E questo papa fa in modo che continui a essere così. Con il disprezzo per le donne nascosto dietro la loro idealizzazione. E con la violenza sessuale a lungo ignorata.

Questo papa non solo non sta combattendo i sistematici abusi su bambini e giovani (per non parlare delle donne), ma sta anche proteggendo i colpevoli e i complici. Solo in Francia, dagli anni Cinquanta si contano più di 300.000 vittime e circa 3.000 colpevoli. Oggi siamo nel XXI secolo e se qualcosa è stato fatto non è certo stato per una sua autonoma iniziativa: è stata la base a costringere Sua Santità a farlo.

Questo papa ignora le innumerevoli donne cattoliche impegnate nel mondo che lottano da decenni per il diritto di accedere al sacerdozio o almeno di diventare diacone. Dice loro paternalisticamente: “Un tale riduzionismo [come la richiesta del sacerdozio anche per le donne] ci porta a credere che alle donne verrebbe concesso uno status nella Chiesa e una maggiore partecipazione solo se fossero ammesse agli Ordini sacri”. E ancora: questo porterebbe “anche subdolamente a un impoverimento del loro indispensabile contributo”. Abbiamo capito, Santo Padre. Continueremo felicemente a lavorare per Madre Chiesa, diligentemente e anonimamente. Senza voce in capitolo, senza potere, senza ricompense. Tanto noi donne ci siamo abituate.

Questo papa inoltre non sta cercando di mitigare il conflitto sistemico sull’aborto, ma al contrario non fa che esacerbarlo. Sta diventando il capo dei sobillatori contro le donne che vivono una gravidanza indesiderata e coloro che si pongono al loro fianco.

Nell’udienza generale in piazza San Pietro il 10 ottobre 2018, il papa ha dichiarato che “il male nel mondo” deriva dal “disprezzo della vita”. E quale sarebbe questo male? Ma certo, l’aborto. Un “modo di pensare contraddittorio”, ha denunciato, permette oggi l’aborto persino “in nome della protezione di altri diritti”. Quali diritti? I nostri, naturalmente. Perché “non si può porre fine a una vita umana, anche piccola, per risolvere un problema. È come pagare un assassino per risolvere un problema”. Abbiamo capito bene? Le donne che abortiscono sarebbero assassine a pagamento!

Questa, Santo Padre, è semplicemente l’ultima goccia! Adesso basta!

Basta con il paternalismo nei confronti di metà dell’umanità. “Dio ama la vita”, Lei dice. Che cinismo, Santo Padre. Dovrebbe infatti sapere che, secondo le stime dell’Onu, 47.000 donne muoiono ogni anno nel mondo a causa di aborti illegali, e altre centinaia di migliaia subiscono danni irreparabili o rimangono infertili a vita. E Lei è uno dei maggiori responsabili di questi aborti illegali, a partire dalla demonizzazione della contraccezione.

Due donne su tre che abortiscono sono già madri; in molte parti del mondo spesso madri di numerosi bambini che riescono a malapena a nutrire. E voi osate accusare queste donne e noi europee di abortire perché siamo sedotte da “soldi, potere e successo”!

In verità se guardiamo più da vicino la Sua idea di donna, tutto ciò non è affatto sorprendente. Perché per Lei le donne non sono esseri umani completi, ma subumani. Dietro la sua idealizzazione della Madonna c’è una nuda misoginia. La sua predica in occasione della ricorrenza di Maria Santissima Madre di Dio del 1° gennaio 2021, per esempio, è un documento di apartheid. Se lei parlasse in modo così paternalistico e con quel tono di superiorità dei neri o degli ebrei, un grido di indignazione attraverserebbe il mondo.

Perché il nucleo del suo pensiero, come quello di tutti gli oscurantisti, è il disprezzo per le donne. Noi donne siamo “altro”, non siamo uguali nei diritti, ma solo di pari valore. E cosa ciò significa naturalmente lo decidete voi uomini. È così che sempre inizia la discriminazione contro un certo gruppo di persone: gli uni fanno di quel gruppo gli “altri”.

Nella citata predica Lei definisce le donne come “la carne più nobile del mondo” che “ci ha concepito e ci ha dato alla luce”, mentre oggi la maternità sarebbe umiliata “perché l’unica crescita che interessa è quella economica”. In altre parole, Lei gioca la carta della critica del capitalismo contro l’emancipazione delle donne. E insiste: “È compito della donna occuparsi della vita. La donna dimostra che il senso della vita non è continuare a produrre qualcosa, ma prendersi cura di ciò che c’è”.

Per essere un uomo, sembra che lei sappia molto bene quale sia il compito della donna! Ma che ne direbbe se gli uomini, soprattutto gli uomini di Chiesa, iniziassero a darsi da fare anche loro per salvare il mondo e proteggere la vita? Accudire e proteggere, invece di abusare e abbandonare? Lavare e stirare, invece di predicare dal pulpito arroganza e misoginia infagottati nei paramenti appena inamidati?

Santo Padre, non sono solo le femministe di EMMA e Maria 2.0[1] a trovare la sua idea della donna arcaica e scandalosa. Sono le donne di tutto il mondo a ribellarsi contro di essa. Un’idea di donna, la Sua, che porta con sé come conseguenza il fatto che siano proprio le donne cattoliche ad abortire più frequentemente. Semplicemente perché, grazie al Suo sistematico ignorare la violenza sessuale e demonizzare il piacere e la contraccezione, sono tra coloro che più spesso rimangono incinte involontariamente. E una donna che non vuole o non può avere un bambino abortisce. Non importa in cosa crede.

Quando è entrato in carica otto anni fa, Lei ha suscitato grandi speranze di riforme e di più umanità. Ci ha ingannato.

E come se tutto questo non bastasse, Lei propugna anche l’esorcismo. Nel 2014 ha salutato con soddisfazione la fondazione dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti perché, disse, “il diavolo nel XXI secolo esiste ancora. E dobbiamo imparare dalla Bibbia come combatterlo”.

Durante questi esorcismi, i sacerdoti cospargono il “posseduto” di acqua santa e mormorano preghiere. Può anche succedere che una delle vittime muoia. Come la studentessa tedesca Anneliese Michel nel 1976. Dopo 67 esorcismi in due mesi era arrivata a pesare 31 chili.

Oggi, anche grazie alla Sua propaganda, solo in Italia ci sono più di 200 esorcisti, circa 300 in Polonia, e l’arcidiocesi di Colonia ha un commissario ufficiale per gli esorcismi, il prelato Helmut Moll. Colonia? Il nome di questa città dovrebbe far suonare un campanello nelle Sue orecchie papali. Casi di abuso insabbiati, fedeli che abbandonano in massa la Chiesa, donne ribelli.

Ingiustamente egregio Papa Francesco, alla luce di tutto questo non sarà sorpreso se diciamo che, in base alla Sua colpa, Sua colpa, Sua grandissima colpa, siamo giunte alla conclusione che quasi nessuno nel mondo cristiano ha tanta responsabilità per la miseria delle donne e dei bambini quanto Lei. Per questo ha più che meritato il titolo “Sexist Man Alive”, uomo più misogino dell’anno.


NOTA:

Il Vaticano ha dato statuto giuridico all’organizzazione internazionale degli esorcisti (Aie). Lo scrive l'Osservatore Romano, che sottolinea come i preti nemici di Satana siano ora riconosciuti formalmente.  In base al canone 322 paragrafo 1 del Codex iuris canonici, ne sono stati approvati gli statuti, conferendo all'Aie personalità giuridica privata quale associazione privata internazionale di fedeli. Una idea, quella di riunire gli esorcisti in una associazione, venuta negli anni Ottanta a don Gabriele Amorth, religioso della Società San Paolo, all'epoca uno degli esorcisti più noti e impegnati della diocesi di Roma. "In quel periodo infatti si andavano diffondendo le pratiche occulte e un crescente numero di fedeli, ritenendosi in pericolo o minacciati, si rivolgeva a esorcisti", si legge sul quotidiano vaticano. "Maturò allora nel paolino l'idea di riunire gli esorcisti per scambiare esperienze e riflessioni in modo da poter offrire un aiuto più concreto ed efficace a quanti si rivolgevano loro".



La storia dell'Associazione italiana esorcisti

E’ il 4 settembre 1991 quando nasce l'Associazione italiana esorcisti. Negli anni successivi padre Amorth fa in modo che la rete si estenda anche agli esorcisti di altri paesi. Oggi l’associazione conta circa duecentocinquanta esorcisti in trenta Nazioni. Ed è arrivata anche l’approvazione del Vaticano. Un evento che, ha detto all'Osservatore romano padre Francesco Bamonte, esorcista della diocesi di Roma, che "è motivo di gioia non solo per noi associati, ma per tutta la Chiesa", nella quale "Dio chiama alcuni sacerdoti a questo prezioso ministero dell'esorcismo e della liberazione, con il compito di accompagnare con umiltà, fede e carità queste persone bisognose di una specifica attenzione spirituale e pastorale per sostenerle e incoraggiarle". Il presidente dell'Aie si augura poi che “altri sacerdoti si rendano conto” di quella che definisce una “drammatica realtà, spesso ignorata o sottovalutata". Infatti, anche “l'esorcismo è una forma di carità, beneficio di persone che soffrono; esso rientra, senza dubbio, tra le opere di misericordia corporale e spirituale”.


Fonte: https://www.fanpage.it/esteri/papa-francesco-sta-con-gli-esorcisti-il-vaticano-li-riconosce-ufficialmente/


lunedì 8 novembre 2021

330.000 bambini sodomizzati dai preti cattolici francesi: e in Italia? (di Luigi Tosti)

 





330.000 bambini sodomizzati dai preti cattolici francesi: e in Italia? A questa domanda risponde Papa Francesco: “Io vorrei far sapere quanti bambini sono stati abusati dai preti italiani, ma i cardinali “cattivoni” non me lo permettono. Comunque la mia Chiesa è trasparente e cristallina come una lastra di piombo spessa 100 metri”.

Questa è la notizia che è stata sapientemente occultata da Mamma RAI-Vaticano e dai pennivendoli/zerbini della “Stampa” italiana:

08 Novembre 2021

La Chiesa francese risarcirà migliaia di vittime di pedofilia con la vendita di immobili.

Negli ultimi 70 anni nel Paese transalpino sarebbero 330.000 i minorenni abusati da sacerdoti.

La Chiesa francese rimborserà le migliaia di vittime di pedofilia da parte del clero, vendendo una parte delle proprietà immobiliari in suo possesso. E' quanto ha annunciato il presidente della Conferenza episcopale francese (Cef), monsignor Eric de Moulins-Beaufort, al termine dell'assemblea plenaria svoltasi a Lourdes. De Moulins-Beaufort aveva già annunciato da parte della Chiesa la promessa di istituire un fondo per iniziare a pagare le vittime. Ora questo fondo sarà rafforzato «dalla vendita di beni immobiliari di proprietà della Conferenza episcopale di Francia e delle diocesi».

I vescovi hanno fra l'altro deciso la creazione di un organismo nazionale incaricato dei risarcimenti «caso per caso» delle vittime di violenze sessuali. L'istanza sarà presieduta da una giurista, ha precisato mons. de Moulins-Beaufort, Marie Derain de Vaucresson, ex difensore dei bambini, che creerà una sua squadra sul modello di quella della Commissione indipendente Sauvé sulla pedofilia nella Chiesa francese. Tale commissione ha pubblicato risultati clamorosi il mese scorso, rivelando l'ampiezza delle violenze pedofile nella Chiesa negli ultimi 70 anni: 330.000 le vittime minorenni di sacerdoti, addetti a vari livelli e personale laico della chiesa.

Chiudendo i lavori a Lourdes, l'arcivescovo di Reims ha poi annunciato che i vescovi hanno chiesto al Papa di aiutarli, "inviando qualcuno" di fiducia per "esaminare" la situazione legata allo scandalo. Tra le altre misure, la Cef ha deciso di chiedere una verifica "sistematica" dei precedenti giudiziari di ogni incaricato della diocesi che lavora a contatto con i minori. I vescovi hanno inoltre confermato la creazione di un tribunale penale canonico interdiocesiano che entrerà in funzione dall'aprile 2022 composto da laici e prelati. Altre misure di diritto canonico, di competenza del Vaticano, saranno trasmesse a Papa Francesco. I membri della commissione Sauvé, Eric de Moulins-Beaufort e la presidente della Corref (ordini religiosi) Véronique Margron, hanno appuntamento con il Pontefice a Roma il prossimo 9 dicembre.

mercoledì 6 ottobre 2021

L’On.le Maurizio Gasparri e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella esprimono profondo sdegno per il conferimento del premio Nobel per la Fisica a Giorgio Parisi (FONTE: FANTACRONACAVERA di Luigi Tosti).

 



ULTIM’ORA: l’On.le Maurizio Gasparri e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno espresso profondo sdegno per il conferimento del Nobel per la Fisica a Giorgio Parisi: un premio che disonora l’Italia. L’Accademia reale svedese delle scienze ha subito revocato il premio Nobel al fisico teorico italiano, assegnandolo al Papa emerito Joseph Ratzinger per i suoi altissimi meriti negli studi delle Scienze Teologiche.

            Potrebbe sembrare un bufala, ma dovrebbe essere l’epilogo coerente della vita di Giorgio Parisi, fisico teorico vissuto (e vivente) nel Regno di Vaticalia.

            Infatti, Tutti i politici italiani, Tutte le reti televisive italiane e Tutti i media italiani -persino il “quotidiano” Avvenire di Santa Madre Chiesa Cattolica- si sono precipitati a tessere le lodi e a gonfiarsi di “orgoglio” “italiano” per il conferimento del Nobel per la Fisica che l’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato allo scienziato italiano Giorgio Parisi. Tutti oggi gongolano e tutti inneggiano al “Genio” degli “Italiani”, snocciolando anche le prestigiose “glorie” acquisite dagli italiani in questo “splendido 2021” nello Sport, nel pallone, nella palla a volo, nelle olimpiadi, nelle paraolimpiadi, nel ciclismo e via dicendo.

            Tutti i media e le TV si sperticano oggi a diffondere il prestigioso curriculum dello “scienziato Parisi”, fisico teorico del dipartimento di fisica dell’Università “La Sapienza”, membro dell’accademia dei Lincei e di molte delle più prestigiose accademie del mondo, sottolineando che si tratta di un “cervello” che è stato costretto ad abbandonare il suolo italiota per recarsi in prestigiose Università d’oltreoceano, salvo poi ritornare all’Università della Sapienza.

Guarda caso, però, i Nostri “Augusti” Politicanti italiani, i Nostri Augusti Giornali e i nostri Augusti Giornalisti che scrivono sulla carta stampata o online -Avvenire in testa- dimostrano di avere la memoria molto “corta” o -per dire la VERITÀ- di essere oltremodo RETICENTI.

Questi Nostri Augusti “informatori mediatici” si dimenticano infatti di ricordare che Giorgio Parisi fu uno dei 67 firmatari dell’appello al “Magnifico” Rettore dell’Università della “Sapienza” a proposito della preannunciata visita all'Università della Sapienza del papa Joseph Ratzinger, in arte Papa Benedetto XVI°.

Allora mi corre l’obbligo di “ricordare” a questi Augusti RETICENTI  “Politici” e “Giornalisti” italiani (e la reticenza è una menzogna) quello che fu il testo dell’appello che venne inoltrato al “Magnifico Rettore” della Sapienza dai 67 scienziati e docenti di quella Università:

“Magnifico Rettore,

con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza.

Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: «All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.”

Ora mi chiedo e chiedo: per quale motivo i nostri Augusti “Politicanti” e i nostri Augusti “Pennivendoli” dimenticano di riferire agli italiani che questo appello scatenò un linciaggio mediatico, una condanna corale e le ire dei catto-fascisti che abbondano in questo paesucolo a sovranità limitata, in primis il deputato Maurizio Gasparri, noto scienziato Baccalaureato in Teologia, cioè la cosiddetta Scienza dell’Aria Fritta? Si vuole forse occultare che costui dichiarò da bravo simpatizzante catto-fascista “che dopo lo sconcio della Sapienza di Roma ci attendiamo che vengano assunte iniziative per allontanare dall’ateneo i professori ancora in servizio che hanno firmato quel vergognoso manifesto. Questa dimostrazione di intolleranza non può restare priva di conseguenze.”

            E allora mi chiedo e chiedo a Lei, Augusto Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, a Lei, Augusto On.le Maurizio Gasparri, a Voi Tutti Giornalisti della carta stampata e delle TV pubbliche e private, nonché alla Redazione del fantomatico “Quotidiano” L’Avvenire (introvabile nelle edicole): per quale stravagante motivo, dopo aver linciato mediaticamente lo scienziato Giorgio Parisi, vi arrogate oggi il “diritto” di gioire, di godere, di gonfiarvi di orgoglio nazionale per il Nobel che gli è stato assegnato dall’Accademia reale svedese delle scienze?

           No, mi dispiace: voi non avete alcun diritto di gioire e di gonfiarvi di orgoglio nazionale, perché avete dimostrato -e seguitate a dimostrare- di non avere alcun rispetto della scienza e degli scienziati e, al contrario, di privilegiare per lerci interessi di consenso elettorale l’insegnamento della cosiddetta “religione cattolica” e della cosiddetta “Teologia” nelle cosiddette Scuole “laiche” italiane, sottraendo alle nostre scuole pubbliche, ai nostri studenti, ai nostri scienziati, sia giovani che vecchi, e al progresso civile di questo Paese una cifra stimata dagli 8 ai 20 miliardi di euro all’anno.

            In realtà dovete vergognarvi, oppure fare come il Magnifico Rettore dell’Università della Sapienza che preferì, come Ponzio Pilato, non rispondere all’appello dei 67 docenti.

POSTATO da FANTACRONACAVERA (autore: Luigi Tosti)

La FOTO ritrae il Prof. Giorgio Parisi con la citazione della sua risposta: "DIO PER ME NON E' NEANCHE UN'IPOTESI, resa durante l'intervista del 31 dicembre 2010 al giornalista Antonio Gnoli de La Repubblica.



mercoledì 18 agosto 2021

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE MARCHE (di Luigi Tosti)

 


LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE MARCHE.

OGGETTO: Il DIRITTO all'EUTANASIA ai tempi del "REGNO di VATICALIA.

E' noto a tutti il martirio che Dj Fabo ha dovuto subire per accedere al DIRITTO di porre fine ad una "vita" apparente che nient'altro era, per lui, che una tortura e una gabbia insopportabili. A tutti è noto che Dj Fabo è stato costretto ad andare in Svizzera per ottenere, a pagamento, la soddisfazione di questo DIRITTO, perché il Regno di Vaticalia non glielo concedeva. A tutti è noto che Marco Cappato, dando dimostrazione di quel SENSO CIVICO che solo una sparuta minoranza di italiani possiede, ha affrontato in prima persona una battaglia giudiziaria penale che ha visto anche l'intervento della Corte Costituzionale, grazie alla sagacia, alla civiltà e al coraggio dei giudici milanesi. E' noto a tutti che la Corte Costituzionale ha affermato che i cittadini italiani hanno il DIRITTO di ricorrere all'eutanasia, delegando tuttavia il Parlamento ad emanare una legge, senza però risparmiare un monito di un suo ulteriore intervento, in caso di persistente inattività dei nostri Augusti "politici" di "Roma". E' noto a tutti che l'Italia è solo apparentemente uno Stato di diritto SOVRANO -come Carta Costituzionale comanderebbe- perché in realtà questo paesucolo dipende in toto dalle direttive, dai dictat, dalle bolle e dalle encicliche del Papa di turno, dalla Chiesa, dalla C.E.I. ed anche dal codice canonico. E' noto a tutti che i cd. "parlamentari" dell'Urbe Eterna, che tutti i politici italiani -qualunque sia il loro orientamento di destra, di sinistra, di centro, di centro destra e di centro sinistra- nonché la RAI e pressoché tutti i cd. giornalisti dell'italica Colonia del Vaticano sono dei leccapile asserviti, come pecore e zerbini, agli ordini e ai precetti degli ayatollah cattolici perché, altrimenti, rischiano il licenziamento. E' noto a tutti che in una siffatta situazione di degrado democratico -così come è avvenuto per il DIRITTO all'interruzione della gravidanza, inviso all'attuale regnante Papa-Re e ai suoi predecessori- nessun politico e nessun giornalista si prenderà mai la briga di assumere un'iniziativa per portare avanti l'approvazione di una legge sulla eutanasia, la quale è invisa ai parlamentari clerico-fascisti (cito Meloni e Salvini solo a mo' di esempio).

E' noto a tutti che nella Repubblica Pontificia Italiana vige da tempo immemorabile l'escamotage volpino che i nostri politici leccapile hanno mutuato dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, e cioè cambiare tutto perché tutto rimanga come prima.

Chiusa questa premessa, ritengo doveroso riportare, qui di seguito, l’articolo apparso su alcuni quotidiani nell'oramai lontano 24 marzo 2021, limitandomi a ricopiare un solo commento: “come funziona male la nostra sanità nazionale, ci rammarichiamo di una regione italiana che dovrebbe essere ‘progressista’ ed invece lecca anche lei le balaustre parrocchiali e la solita ingiustizia all’italiana!”.

Il caso riguarda la cosiddetta Regione Marche, cioè la regione dove sono nato e che è sempre stata una roccaforte dei Papi-Re che hanno governato e governano questo imbelle "Paese" a sovranità limitata. La persona coinvolta non ha inteso declinare le proprie generalità, per motivi di giustificabile privacy, così lo chiamerò "Mario", un nome di fantasia.

Suicidio assistito in Italia: iniziato il primo processo contro l’Asl delle Marche.

Un paziente tetraplegico si è rivolto ai giudici dopo che l’azienda sanitaria aveva respinto la sua richiesta di poter morire senza doversi recare all’estero. Si è tenuta oggi la prima udienza del procedimento di urgenza, in cui un uomo di 42 anni tetraplegico, in condizioni irreversibili si è opposto al diniego ricevuto dalla sua Asl di riferimento delle Marche rispetto alla sua richiesta di accedere al suicidio assistito. Questa persona chiede dunque al giudice che ordini all'Azienda Sanitaria delle Marche di effettuare le verifiche sulla sua condizione e sul protocollo a cui accedere, così come previsto da una sentenza della Corte costituzionale, per poter procedere - previo parere del comitato etico - alla prescrizione del farmaco letale che il malato richiede, in base alla propria condizione, di poter assumere per porre fine alle sue sofferenze con il suicidio medicalmente assistito.

Dichiarazione della persona:

“Io, immobile da 10 anni. E l’Asl mi nega il suicidio assistito! Credo che tutti quelli che si trovano in condizioni simili alla mia debbano avere il diritto di scegliere se andare avanti così, tra dolori e sofferenze, oppure no. Io ho scelto, non voglio più soffrire. Per questo chiedo di attivare la procedura per il suicidio assistito in Italia. Nessuno può capire, se non lo vive in prima persona, cosa vuol dire trovarsi in queste condizioni 24 ore su 24. La vita che sto vivendo ormai da 10 anni per me non è più sopportabile. Preferisco andarmene con dignità piuttosto che vivere per chissà quanti altri anni una vita, piena di dolore, che non mi appartiene»."

EXIT-Italia, attraverso il suo Presidente, Dr. Emilio Coveri, ha rilasciato questa intervista che merita di essere citata per sagacia e toni di indignazione:

«In attesa della decisione dei giudici, ritengo che sia di una crudeltà inaudita che i cittadini in condizioni gravissime di malattia, come si trova questa persona, debbano passare per i tribunali per ottenere risposte sull'esercizio dei propri diritti.

Ha poi aggiunto Coveri: la EXIT-Italia chiede vista l'urgenza di questo caso e anche dei tanti altri che versano nelle stesse condizioni, al Ministro della Salute, al Ministro della Giustizia ed a questo nuovo Governo, di procedere e rispettare la Costituzione con gli atti necessari affinché le strutture pubbliche applichino la sentenza della Corte costituzionale». Ci riferiamo alla sentenza del 25.09.2019 che sul caso di Dj Fabo ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale per la parte relativa all’aiuto al suicidio. La Corte ha stabilito che l’aiuto di cui all'art. 580 del codice penale, non è punibile nei casi in cui una persona tenuta in vita da trattamenti sanitari di sostegno e affetta da una malattia irreversibile con intollerabili sofferenze, pienamente capace di intendere e volere e soprattutto capace di prendere decisioni libere e consapevoli. "Vi è poi la Legge n. 219/2017", riprende Coveri, "che non soltanto è stata disattesa in questo caso, ma che in modo vigliacco, è stata fatta oggetto di totale bavaglio da parte dei mass media italiani, tutti, dico tutti - afferma Coveri- in modo che i cittadini non ne siano a conoscenza." “E allora dico e affermo” - dice Coveri - “questi vigliacchi pensano di fare il bene del nostro Paese? Questa è EUTANASIA, parziale, va bene, ma si tratta di EUTANASIA! Abbiamo quindi paura di chiamare le cose con l'esatto termine o abbiamo timore di urtare la sensibilità del vaticano? Ed i nostri parlamentari da strapazzo che cosa stanno facendo? Non lamentiamoci poi se la Spagna ci ha fottuto ed ha approvato la legge sull’EUTANASIA prima di noi. …e noi? …dimenticavo, ora c’è Draghi, uomo della Goldman Sax e inciuciato fino al collo con la B.C.E. e i suoi amici europeisti ed europei franco-tedeschi!” La Politica italiana non ci dà retta; la Politica italiana ha in mano il nostro PROGETTO DI LEGGE-PROTOCOLLO EXIT depositato e consegnato a Roma ai gruppi parlamentari l'anno scorso ed è stato fatto per bene e confezionato nella misura di poter essere presentato alle Commissioni parlamentari per una discussione: perché allora non ci convocano?"

Quanto sopra premesso, Egregio Presidente della Regione Marche, sono anch’io aggredito dal dovere CIVICO di porLe una DOMANDA e un INVITO.

La DOMANDA: ma Lei si vergogna o si stima di presiedere una Regione italiana dove i DIRITTI INVIOLABILI dei suoi cittadini -o, se preferisce, dei suoi sudditi regnicoli- vengono vilipesi e calpestati dal suo Servizio Sanitario Regionale?

 L'INVITO: premesso che è usanza frequente quella di dedicare uno o due minuti di silenzioso CORDOGLIO per le vittime di un qualche disastro o incidente, perché durante una delle sedute del Suo Consiglio regionale delle Marche Ella, Signor Presidente, non dedica un minuto di silenzioso CORDOGLIO in onore di "Mario", vittima incolpevole della codardia della politica e dell'ASL regionale, e, poi, un ulteriore minuto di silenziosa VERGOGNA, in "onore" -mi consenta la licenza poetica- della vigliaccheria di questo Paese di merda? Ovviamente senza offesa per la merda perché, come scriveva Fabrizio De André, il più grande poeta-cantautore italiano, "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior".

Sarebbe grata una risposta, altrettanto pubblica.

Rimini, addì 18 del mese di agosto dell'anno domini 2021 d.i.C.

Luigi Tosti

suddito della Pontificia Repubblica Italiana


giovedì 15 luglio 2021

CINGOLI (MC): una targa dove Sant’Esuperanzio, Santa Sperandia, San Bonfiglio e San Patrignano salvarono sé stessi (di Luigi Tosti)

 




Oggi, 15 luglio 2021, il sindaco di Cingoli, con la partecipazione di Fra Cristoforo Cappuccino, ha scoperto una targa a ricordo del miracolo di Sant’Esuperanzio, Santa Sperandia, San Bonfiglio e San Patrignano, avvenuto nel 1221 nel punto di raccordo tra la provinciale n. 502 e i Viali della Carità, all’altezza della Porta dello Spineto.

La sera del 15 ottobre del 1221 Sant’ Esuperanzio, Santa Sperandia, San Bonfiglio e San Patrignano, di ritorno da una vendemmia a bordo di un biroccio, traboccante d’uva e trainato da due vacche marchigiane, percorrevano la statale n. 502 verso i Viali della Carità, per raggiungere il convento dei Frati zoccolanti (Ordo fratrum minorum), percorrendo cioè la strada che circonda le antiche mura della città di Cingoli. Giunti all'altezza della Porta dello Spineto, il biroccio trainato dalle due vacche mongane si sarebbe dovuto fermare al semaforo rosso per far passare il treno proveniente da Cupramontana e diretto a Treia -e quindi in direzione contraria- perché in quel punto la statale 502 non permetteva il transito contemporaneo dei birocci e dei treni. Le due vacche, tuttavia, si imbizzarrirono e, incuranti del semaforo rosso, accelerarono il passo al punto tale che il biroccio stava per schiantarsi contro il treno Freccia rossa. Le cronache narrano che Sant’ Esuperanzio, Santa Sperandia, San Bonfiglio e San Patrignano invocarono la Madonna di Guadalupe, apparsa in Messico nel 1531 e, miracolosamente, un tratto di circa 200 metri delle mura cittadine, all’altezza della Porta dello Spineto, si allontanarono dal frontistante Ospedale civile, permettendo così il passaggio contemporaneo del biroccio e del treno. Al fatto assistettero 850.623 cingolani, che subito parlarono di un fatto prodigioso. I segni del miracolo sono tutt’ora visibili, perché la strada statale 502 si biforca in due tronconi -oggi percorribili a senso unico- per un tratto di circa 200 metri, proprio nel punto in cui la Porta dello Spineto e l’Ospedale civile si fronteggiano.

A distanza di 800 anni da quell’evento, su iniziativa di Papa Francesco e dell’Ordine dei Francescani dei frati minori, il Sindaco ha svelato una targa commemorativa del miracolo del biroccio.

Nelle foto:

- vecchio biroccio trainato da due vacche mongane, senza Santi ma con bambini dell’epoca;

- particolare delle mura arretrate all’altezza di Porta dello Spineto.

 

Il miracolo del “biroccio” di Cingoli presenta strabilianti affinità col miracolo del “calesse” di San Leopoldo, avvenuto a Padova il 13 luglio 1934, al punto tale che i Sindaci di Padova e di Cingoli hanno proposto un gemellaggio tra le due città.

 

NOTA per i lettori: se qualcuno pensa che io sia stato colto da un raptus di follia o che mi sia bevuto il cervello, rimando al seguente link: https://www.padovaoggi.it/attualita/san-leopoldp-mandic-calesse-tram-miracolo-13-luglio-1934-padova-13-luglio-2021.html, e riporto la notizia integrale che vede protagonista il Sindaco di Padova Sergio Giordani:

Una targa dove San Leopoldo salvò (con un miracolo) se stesso dallo scontro col tram

E' uno dei tre prodigi attribuiti al Santo ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa, che avvenne in Via Dante la sera del 13 luglio 1934

Oggi 13 luglio il sindaco Sergio Giordani con Fra Flaviano Gusella ha scoperto una targa a ricordo di un miracolo di San Leopoldo avvenuto in Via Dante nel 1934.

 

Il miracolo

Il "miracolo del calesse" è uno dei tre miracoli attribuiti a San Leopoldo ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa. Avvenne in Via Dante a Padova. La sera del 13 luglio 1934, San Leopoldo di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes a bordo di un calesse trainato da un cavallo assieme ad un sacerdote e a un giovane ragazzo percorreva via Dante dalla stazione verso il convento di Piazzale Santa Croce. All'altezza dell'odierno civico 13 il calesse avrebbe dovuto fermarsi per far passare il tram che proveniva in direzione contraria perchè la strada in quel punto non permetteva il transito contemporaneo di entrambi. Il cavallo tuttavia si imbizzarrì e invece di fermarsi accelerò il passo al punto che il calesse stava per schiantarsi contro il tram. Le cronache narrano che San Leopoldo invocò la Madonna e contemporaneamente i palazzi della strada si allontanarono tra loro allargando la strada e permettendo il passaggio contemporaneo del calesse e del tram. Al fatto assistettero moltissime persone che subito parlarono di un fatto prodigioso. 84 anni dopo quell' evento  su iniziativa del direttore dell'Opera San Leopoldo Mandic Fra Flaviano Gusella è stata svelata una targa commemorativa del miracolo.






lunedì 1 giugno 2020

Laurea honoris causa in paleontologia ad Albano Carrisi (di Luigi Tosti)


Il Rettore dell’Università Bicocca di Milano ha deciso di insignire Albano Carrisi della laurea honoris causa in Paleontologia per i suoi recenti studi sui dinosauri, comparsi durante il Triassico superiore (circa 230 milioni di anni fa) molto probabilmente nel super-continente Gondwana, nella parte che oggi è l'America Meridionale. Gli studi dello scienziato di Cellino San Marco si sono appuntati sulla causa della scomparsa di tali animali, dominanti durante l'Era mesozoica, smentendo la tesi più accreditata dell’impatto di un meteorite sul Pianeta e reperendo, invece, granitiche prove fossili dello sterminio di massa dei sauropsidi diapsidi da parte dell’homo sapiens.
La cerimonia di conferimento della laurea honoris causa avverrà il 22 luglio prossimo e, in quella occasione, lo scienziato di Cellino terrà una lectio magistralis su “Adamo ed Eva, l’origine dell’homo sapiens”.

Postato da: FANTACRONACA VERA