Il 5 luglio prossimo verrà discusso dinanzi alla Corte di Appello dell’Aquila il ricorso che ho proposto contro la condanna ad un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici che mi è stata inflitta, nel 2008, perché mi sono rifiutato di tenere le udienze sotto l’imposizione del crocifisso cattolico. Ricordo che il mio rifiuto è scaturito dalla circostanza che l’esposizione obbligatoria nei tribunali statali italiani di un simbolo confessionale viola non solo l’obbligo dello Stato italiano – e quindi dei giudici – di amministrare la giustizia in modo visibilmente imparziale e neutrale, ma anche il diritto di libertà religiosa delle persone che, per ragioni di lavoro o di giustizia, sono obbligate a lavorare e/o frequentare gli uffici giudiziari.
Io sono un cittadino italiano che, dopo aver superato un concorso pubblico, ho accettato di lavorare non in un tribunale ecclesiastico o della Santa Inquisizione -alle dipendenze del Vaticano- ma alle dipendenze del Ministero di Giustizia di una Repubblica “laica” e, quindi, in tribunali che non possono imporre né ai dipendenti né ai cittadini l’obbligo di condividere atti di manifestazioni di libertà religiosa né connotazioni religiose partigiane dell’attività giurisdizionale espletata. La Costituzione recita infatti che “la giustizia è amministrata in nome del popolo -e non in nome del dio dei cattolici- e che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”, davanti alla quale tutti i cittadini “sono eguali, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Come è noto, a causa di questo mio rifiuto sono stato rimosso dalla magistratura nel 2010 dalla sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta dall’insigne politico e giurista Avv. On.le Nicola Mancino, recentemente assurto agli onori della cronaca assieme all’attuale Presidente della Repubblica Pontificia.
E’ ovviamente impensabile che io tolleri, nella mia nuova veste di “imputato”, di essere processato da giudici che, a causa dell’esposizione coatta dei crocifissi, sono del tutto assimilabili agli attuali giudici dei Tribunali ecclesiastici o, ancor peggio, ai giudici dei criminali Tribunali dell’Inquisizione. Chiederò, pertanto, che vengano rimossi tutti i crocifissi da tutti i tribunali italiani o, in subordine, di essere autorizzato ad esporre a fianco dei crocifissi il sacro simulacro del dio Morot, che fu impiccato sulla forca, quattro nanosecondi dopo il Big Bang, per “salvare” dal peccato “originale” -ovverosia dall’insana consuetudine di riprodursi copulando- tutti i coleotteri, i pachidermi, i ragni, gli anfibi, i rettili, gli uccelli, i dinosauri, gli uomini di neanderthal, i bonobo, gli scimpanzé, i macachi e i gorilla.
Dal momento che -come ho avuto modo di scrivere e di declamare nelle udienze pubbliche dinanzi al CSM e dinanzi ai giudici aquilani- il crocifisso è il vessillo della più grande associazione per delinquere e della più grande banda di falsari che sia mai esistita sul nostro Pianeta, presenzierò all’udienza esponendo al mio collo una croce uncinata e un crocefisso. Se qualche magistrato dovesse dichiararsi “turbato” dalla svastica, gli farò con garbo osservare che il simbolo nazista è, al pari del crocifisso, un “simbolo passivo”, “che non induce nessuno a credere o a professare atti di fede”. Se qualcuno pretenderà poi che io rimuova dall’aula di udienza la svastica adducendo che si tratta di un simbolo criminale che gronda del sangue di sei milioni di ebrei, rom ed omosessuali, gli farò garbatamente osservare che in tutte le aule italiane viene esposto, addirittura per ordine del ministro di giustizia fascista e a spese dei cittadini, un simbolo che è infinitamente più criminale, perché gronda dello sterminio di centinaia di milioni di esseri umani e di una serie sterminata di altri crimini contro l’umanità, a cospetto del quale la svastica nazista può a buon diritto aspirare al titolo di candida educanda.
E se qualcuno affermerà che sono un “provocatore”, gli darò ragione, ricordandogli però che in una società di codardi, di opportunisti e di indifferenti, chi pretende l’osservanza della legge e il rispetto dei diritti inviolabili viene sempre giudicato come un “provocatore”, perché chi lo giudica o è un vigliacco o è un opportunista o è un indifferente.
Luigi Tosti, 26 giugno 2012
martedì 26 giugno 2012
lunedì 28 maggio 2012
Paolo Gabriele, maggiordomo del Papa: SANTO subito!!
Non so se il Sig. Paolo Gabriele, l’ “aiutante di camera” di Ratzinger, sia o meno responsabile di aver sottratto o divulgato il contenuto di lettere indirizzate e/o pervenute al Papa. Se lo avesse fatto, però, meriterebbe non il carcere -in cui è stato sollecitamente ristretto su impulso dei discendenti diretti dei criminali Tribunali dell’Inquisizione cattolica- ma un monumento o, visto che stiamo parlando comunque di un cattolico, di una immediata “santificazione” a furor di popolo. Col suo comportamento, infatti, il maggiordomo del Papa non ha fatto altro che gettare un po’ di luce -anche se in realtà pochissima- sulla Vera natura e sui Veri scopi perseguiti da quella che ho definito in due pubbliche udienze dinanzi al CSM e al Tribunale dell’Aquila come la più grande associazione per delinquere e la più grande banda di falsari che sia mai esistita sul pianeta Terra: la Chiesa Cattolica.
Il contenuto dei documenti diffusi dal Nuzzi non hanno nulla di nuovo o di sconvolgente, perché confermano quello che tutti coloro che non sono avvezzi all’ ipocrisia hanno sempre detto e scritto: e cioè che il Vaticano s.p.a. non ha nulla a che vedere con la religione o con la cosiddetta “spiritualità” (?) né, tantomeno, con un UFO Uno e Trino (ma fondamentalmente Quattrino) affettuosamente appellato dai cattolici “Dio”. La Chiesa è in realtà un’associazione affaristica che persegue da millenni, attraverso metastatiche collusioni mafiose con i poteri politici, delle finalità esclusivamente lucrose, fondate sulla speculazione della creduloneria dei poveri di spirito. L’unico “torto” di Paolo Gabriele è quello di aver fornito ai media ulteriori prove documentali di quanto la Chiesa Cattolica “nulla ci azzecchi” con gli dei e con la religione: ed è questo il vero motivo per il quale è stato “arrestato” dal novello tribunale dell’inquisizione, in attesa di esser fatto cristianamente ardere, come Giordano Bruno, su un rogo fornito dal braccio secolare della Chiesa, cioè dall’Italia.
I giornali e i TIGGI’ della Repubblica Pontificia italiana hanno candidamente affermato che il novello San Paolo Gabriele martire è stato arrestato dai giudici del Vaticano e “rischia 30 anni di reclusione” secondo il codice penale di quell’augusto Stato: nessun “giornalista” od “opinionista” o “vaticanista” della Colonia Pontificia, però, osa indignarsi del fatto che per l’omologo reato di violazione, sottrazione o soppressione della corrispondenza l’art. 616 del codice penale italiano non preveda alcuna facoltà di arresto e, anzi, contempli la semplice sanzione della multa da €. 30 ad €. 516, alternativa alla reclusione sino ad un massimo di un anno. E nessun giornalista od opinionista ha osato indignarsi del fatto che la Chiesa Cattolica -che si dimostra così sollecita e inflessibile nel punire chi ha osato sottrarre la corrispondenza del Papa- non ha invece sanzionato i preti che negli ultimi settanta anni hanno sodomizzato i sederini dei bambini a livello planetario ma, anzi, li ha protetti omertosamente, sottraendoli alle responsabilità penali e civili. Nessun cosiddetto giornalista od opinionista si è ovviamente indignato -in questa Colonia Pontifica- che un soggetto come il Papa, che si è autoproclamato legale rappresentante di “dio” sul nostro Pianeta e che ogni domenica diffonde, a suo dire, la “Vera Verità” all’angelus, abbia poi dei “segreti” da occultare e nascondere al mondo intero e ai suoi “fedeli”! E nessuno si indigna che la Chiesa, che dovrebbe dare ai suoi “fedeli” l’esempio supremo di “trasparenza” e di “Verità”, chiuda nelle segrete coloro che null’altro hanno fatto se non di tentare di diffondere un po’ di trasparenza e di “Verità” sull’operato, tutt’altro che commendevole, della cosiddetta Chiesa Cattolica.
Ben venga, dunque, che il braccio secolare della Chiesa -e cioè la Repubblica Pontificia Italiana- accatasti altre fascine -ovverosia apra le nostre patrie galere- a San Paolo Gabriele, martire della “Verità” come Giordano Bruno.
Amen.
Luigi Tosti, 28 maggio 2012
venerdì 23 marzo 2012
PASQUA 2012: ISTRUZIONI PER L’USO (di Luigi Tosti)

Anche quest’anno si avvicina la pasqua e, con essa, le torve di sciamani cattolici che si apprestano ad importunare i cittadini italiani -senza che nessuno glielo abbia mai richiesto- col “sortilegio” stregonesco della “benedizione” delle “case”. Ho cercato di contrastare questa ridicola ed illecita “consuetudine” in tutti i modi, invitando lo sciamano di turno dapprima a non presentarsi più a casa mia e poi -tanto per essere più incisivi- a non rompermi più i coglioni con i suoi ridicoli sortilegi: tutto è risultato però vano.
Ho pertanto deciso, da quest’anno, di passare al contrattacco con queste mosse, che consiglio vivamente a chi non desidera essere più importunato da questi petulanti stregoni neri.
1°) In primo luogo farò accomodare in casa lo sciamano di turno e, dopo avergli porto un bidone di tintura per pareti -che dichiararerò già rigorosamente “benedetto” da un suo collega stregone- nonché una pennellessa marca “Cinghiale”, lo “pregherò” di “benedirmi” la casa in un modo ben più consistente e duraturo della striminzita spruzzatina d’acqua del suo misero aspersorio: e cioè ritinteggiandomi le pareti di casa con la “tintura benedetta”.
2) Consegnerò poi allo sciamano cattolico un “preavviso” col quale gli comunicherò che, per ricambiare la “cortese benedizione” della mia casa, farò imminente visita alla sua Chiesa per “maledirla” col sacro rito satanico dell’aspersione dello zolfo.
Chissà se capirà.
Luigi Tosti
23 MARZO 2012
2) Consegnerò poi allo sciamano cattolico un “preavviso” col quale gli comunicherò che, per ricambiare la “cortese benedizione” della mia casa, farò imminente visita alla sua Chiesa per “maledirla” col sacro rito satanico dell’aspersione dello zolfo.
Chissà se capirà.
Luigi Tosti
23 MARZO 2012
sabato 10 settembre 2011
COSI' LA CHIESA EVADE L'ICI A SPESE DEGLI ITALIANI(di Luigi Tosti)
I nostri tromboni politici di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra, di centro-sinistra, di sinistra-destra sono insorti, all'unisono e compatti, contro la proposta dei Radicali di far pagare "anche" alla casta di Dio, cioè ai preti e alla Chiesa, la tassa che i comuni italiani, anche quelli più miserabili, sono costretti a pagare: l' ICI. I nostri augusti tromboni della politica hanno gridato alla scandalo all'idea che anche la casta di dio dovesse pagare le tasse ed hanno affermato, anzi, che la Chiesa non è privilegiata e "non evade". Guardatevi questo video, girato dal Segretario radicale, e fatelo girare, ricordando anche agli augusti "tromboni" della Chiesa Cattolica, cioè gli alti prelati che "tuonano" ipocritamente contro gli evasori italiani, che i primi a detenere il record dell'evasione e a vivere, parassitariamente, ai danni degli italiani, sono proprio loro: si dovrebbero vergognare. Sono 2000 anni che questi falsi censori prendono per i fondelli il prossimo: sarà forse giunto il momento che il popolo italiota insorga contro questo scandalo e contro questa collusione mafiosa tra politici e preti?
venerdì 9 settembre 2011
mercoledì 24 agosto 2011
Basta privilegi ecclesiastici, abroghiamo il Concordato (di Maria Mantello)
In origine nella Chiesa c’era lo scandalo del Discorso della Montagna. Oggi lo scandalo è la montagna di miliardi di euro che il Vaticano può accumulare con i finanziamenti pubblici dell’8‰, con quelli per l’istruzione cattolica, con le esenzioni di fatto dal pagamento delle bollette per i consumi energetici, oppure con la dispensa da imposte e tasse sulla miriade delle sue redditizie attività: dagli ex monasteri ed ex collegi trasformati in alberghi a più stelle, fino alla fiorente imprenditoria turistica dell’Opera Pellegrinaggi. E tanto altro ancora. Grazie al Concordato e sulla sua scia, lo Stato italiano è il più grande benefattore del Vaticano, a cui elargisce privilegi di ogni sorta. Leggi confessionali comprese. Si pensi ai dictat su coppia, famiglia, sessualità, riproduzione, testamento biologico, ecc. Imposizioni e divieti funzionali al perdurare della dogmatica cattolica.Poteri economici, politici e sociali della Chiesa inestricabilmente si intrecciano nell’incompiuta distinzione tra Stato e Chiesa, che la debolezza di una classe politica genuflessa bellamente perpetua. Anche in certa sinistra, che diventata orfana del muro di Berlino sembra posseduta dalla sindrome dell’acquasantiera. È in questa situazione che il Vaticano ha strappato allo Stato italiano forse anche più di quanto si aspettasse. Si pensi al sistema paritario di istruzione, che, creando un vulnus costituzionale, ha reso pubbliche anche le scuole private. Oppure si pensi al pasticcio dell’immissione in ruolo nelle scuole statali degli insegnanti di religione cattolica, che pur continuando a dipendere in tutto e per tutto dai vescovi - tranne che per lo stipendio da sempre a carico dello Stato, e per giunta più alto di quello degli altri docenti -, adesso possono finanche transitare su altre cattedre, nonché aspirare a diventare dirigenti scolastici (presidi). Dopo la svolta progressista degli anni Settanta (e per bloccarla), è ripresa la gara senza confini dei politici per ingraziarsi la gerarchia vaticana. Negli anni Ottanta Craxi rinnovava il Concordato con cui si introduceva anche quel perverso e truffaldino meccanismo dell’8 ‰ che consente ancora oggi alla CEI di fare l’asso pigliatutto. Nonostante solo un italiano su tre, scelga di destinare il proprio 8‰ dell’Irpef alla Chiesa cattolica. L’articolo 37 della legge 222 del 1985 prevede infatti che «in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse». Un espediente suggerito da Giulio Tremonti, allora consulente del Governo Craxi. Un articoletto che fa triplicare gli incassi della Chiesa cattolica, che così arriva ad intascare quasi il 90% dell’intero 8 ‰. Nel 2011 oltre il miliardo. Per la precisione, 1.118 milioni di euro! Un bel gruzzolo che, diversamente da quanto le campagne pubblicitarie vorrebbero far credere, viene impiegato soprattutto per il mantenimento del clero e dei suoi apparati. Giulio Tremonti ha fatto intanto carriera, ma continua sempre a guardarsi bene dall’intaccare interessi e affari vaticani. Finanche mentre batte cassa con una manovra finanziaria durissima che colpisce soprattutto precari e redditi medio-bassi. Una manovra che prevede anche l’eliminazione delle festività laiche: 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno. Quelle che rappresentano l’appartenenza nella cittadinanza democratica degli italiani. Di contro, in nome del Concordato, le feste religiose non si toccano. Compresa quell’Immacolata Concezione, che, con tutto il sincero e profondo rispetto dei fedeli, certo con l’emancipazione e l’autodeterminazione della donna ha ben poco a che fare. La pesante manovra finanziaria dell’onorevole Tremonti, ha comunque avuto l’effetto di risvegliare tanti italiani stanchi delle caste. Curiale compresa. Basta privilegi e tutti paghino le tasse! È diventato quasi un corale, a cui anche il capo della CEI, Angelo Bagnasco si è unito, affermando il 19 agosto dai microfoni di Radio Anch’io: «Le cifre dell’evasione fiscale sono impressionanti. Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perché anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte. Se questo dovere fosse assolto, le cose sarebbero risolte». Una predica, che priva di ogni autocritica, è suonata come una beffa. Con l’effetto di far lievitare l’indignazione dei cittadini per i privilegi ecclesiastici. Chissà, allora, se lo sdegno della società civile, a cui stanno dando voce nel Palazzo i radicali e qualche altro esponente del Pd, non porti alla eliminazione di scudi concordatari per la Chiesa cattolica, che dovrà così rassegnarsi finalmente a ricevere i finanziamenti direttamente dai suoi fedeli. È quanto avviene normalmente negli Stati Uniti. È quanto dovrebbe accadere in ogni democrazia liberale. L’abolizione del Concordato fascista, che Mussolini volle nel 1929 e che Craxi ha rinnovato nel 1984, farebbe dell’Italia una democrazia laica compiuta e servirebbe a ridimensionare il potere clericale. La Chiesa Padrona, come titola il bel libro del 2006 di Roberto Beretta (già giornalista dell’Avvenire) che della sua chiesa scriveva: «tornata protagonista riverita e rispettata, anzi persino lusingata e blandita, ascoltata e temuta […] in quanto utile all'uno o all'altro degli schieramenti […] sembra aver deciso di sfruttare tale temporanea posizione di privilegio facendo finta di crederci e cercando di ricavarne i maggiori vantaggi, per sé e per i valori che promuove. Così, dopo decenni di contestazioni, sbandamenti, depressione, autolesionismo e crisi, le sue file gerarchiche vengono sempre più abitate da un risorgente clericalismo di ritorno; molti ecclesiastici paiono volersi illudere che siano tornati i “bei tempi” in cui il parroco era il centro del paese e il vescovo un'indiscussa autorità civile». Allora, per fermare questa chiesa padrona, è impellente e necessario andare oltre il Concordato.Con buona pace per tutti i clericali, e (forse) proprio in nome di quella carità cristiana, che s. Paolo nella I Lettera ai Corinzi, definiva “benevola” “rispettosa” “disinteressata”.
Fonte: MICROMEGA; articolo di maria Mantello del 23 agosto 2011.
mercoledì 3 agosto 2011
sabato 16 luglio 2011
Quote rosa: il Tar del Lazio annulla la Conferenza episcopale italiana (di Luigi Tosti)

ROMA - Il Tar del Lazio ha annullato venerdì 15 luglio l’attuale Conferenza Episcopale Italiana per mancato rispetto delle «quote rosa». Lo hanno deciso i giudici della seconda sezione, presieduti da Luigi Tosti, i quali hanno accolto i ricorsi proposti dall’UDC, dalla Lega Nord e dal PDL. Papa Benedetto XVI ha reagito riequilibrando, nel giro di poche ore, la presenza femminile nella Conferenza Episcopale Italiana e in tutte le altre Conferenze estere. «La sentenza del Tar non è giusta ma ne prendo atto e non ci opporremo: la Chiesa ha sempre attribuito alle donne pari diritti e pari opportunità, soprattutto nella partecipazione e nella gestione del potere», ha commentato Papa Benedetto XVI presentando la lista delle 326 donne che, da domani, faranno parte della nuova Conferenza Episcopale: tra di esse spiccano nomi di prestigio come quello dell’astrofisica Margherita Hack. Dure le critiche del PD e dell’Italia di Valori: Bersani e Di Pietro hanno definito la sentenza del TAR “grottesca e insolente”: “L’Italia -hanno soggiunto- dovrebbe imitare la Chiesa ed attribuire alle donne italiane gli stessi diritti politici e le stesse opportunità che essa ha riservato e riserva, da millenni, alle fedeli cattoliche”. Sconcerto è stato espresso dal Presidente Napolitano, che ha manifestato solidarietà al Pontefice per l’iniqua sentenza.
L’UDC, la Lega Nord e il PDL hanno respinto le critiche ai mittenti, preannunciando un ulteriore ricorso al TAR del Lazio per l’annullamento dell’elezione di Joseph Alois Ratzinger a Papa: anche il Conclave del 2005, infatti, non avrebbe rispettato le “quote rosa”.
L’UDC, la Lega Nord e il PDL hanno respinto le critiche ai mittenti, preannunciando un ulteriore ricorso al TAR del Lazio per l’annullamento dell’elezione di Joseph Alois Ratzinger a Papa: anche il Conclave del 2005, infatti, non avrebbe rispettato le “quote rosa”.
Postato da: Agenzia di stampaFANTACRONACAVERA.
sabato 28 maggio 2011
CONFERENZA AUDIZIONE DI LUIGI TOSTI AL PARLAMENTO EUROPEO

Il prossimo 15 giugno 2011, alle ore 12.30-14.00, sarò ascoltato nella sede del Parlamento europeo, a Bruxelles, in merito alla vicenda che ha determinato la mia rimozione della magistratura, e cioè perché mi sono rifiutato di tenere le udienze in un’aula-ghetto che era stata appositamente allestita per me senza crocifisso, nella quale mi si faceva divieto assoluto di esporre la menorà ebraica.
L’invito a partecipare a questa audizione/conferenza dinanzi al Parlamento europeo è partito dall’intergruppo europarlamentare per la laicità in politica (European Parliament Platform for Secularism in Europe, acronimo: EPPSP; sito WEB: http://politicsreligion.eu/), presieduto dall’europarlamentare Sophie in 't Veld. L'avv. Carla Corsetti, presidente di Democrazia Atea, che mi ha assistito nel giudizio dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione, ha assicurato la sua presenza nell'aula parlamentare.
Nel corso della conferenza avrò modo di illustrare le “granitiche” motivazioni che hanno indotto la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta dal giurista Avvocato Nicola Mancino, e, poi, i Supremi giudici delle Supreme Sezioni Unite civile della Suprema Corte di Cassazione a decretare il mio “licenziamento” dall’ordine giudiziario.
Mi soffermerò, in particolare, sul “granitico” postulato giuridico secondo cui imporre ad un pubblico dipendente il crocifisso cattolico e vietargli di esporre la menorà ebraica non è un atto discriminatorio.
Illustrerò ai presenti che, come scritto nelle due sentenze pronunciate in nome del Popolo italiano dal fior fiore della Magistratura nostrana, il crocifisso della S.R.C. (Superiore Razza Cattolica) può essere esposto con una semplice circolare ministeriale -peraltro fascista- mentre per poter esporre la menorà dell’I.R.E. (Infima religione Ebraica) occorrerebbe addirittura una “legge” del Parlamento italiano che, purtroppo, non esiste e che, peraltro, non potrebbe essere emanata perché incostituzionale. Come hanno argutamente motivato i Supremi Giudici italiani, infatti, mentre il crocifisso può essere esposto nelle aule di giustizia perché non lede il diritto di libertà religiosa degli atei e dei non credenti (si tratta pur sempre del simbolo della Superiore Razza Cattolica, che TUTTI, credenti e non, debbono accettare perché portatore di valori universali di civiltà, quali crociate, roghi, genocidi, inquisizione etc.), la menorà dell’infima religione ebraica non può essere esposta nelle stesse aule giudiziarie perché, al contrario, lederebbe il diritto negativo di libertà religiosa degli atei e dei non credenti e perché, poi, innescherebbe “conflitti” con “identità religiose incompatibili”.
E in effetti, è più che ragionevole affermare -come hanno affermato i Supremi Giudici italiani- che il crocifisso della Superiore Razza Cattolica può essere tranquillamente esposto nelle aule di giustizia perché non genera “conflitti” con le identità religiose degli ebrei, degli islamici, dei buddisti etc. etc., trattandosi di un simbolo “passivo”,“inoffensivo” e “inerte”, mentre la menorà degli “sporchi” ebrei, invece, crea “conflitti” con i cristiani, con gli islamici e via dicendo perché simbolo di razza religiosa inferiore.
Avrò anche modo di illustrare l’altro granitico postulato su cui CSM e Cassazione hanno fondato la mia condanna alla rimozione, e cioè che l’essere confinati a tenere le udienze in un’aula speciale del tribunale di Camerino, col divieto di utilizzare tutte le altre aule del tribunale di Camerino e tutte le altre aule di tutti gli altri uffici giudiziari italiani, non costituiva affatto una forma di “ghettizzazione”, dal momento che il Presidente del tribunale dr. Aldo Alocchi aveva avuto l’accortezza, volpina, di disporre che anche i miei colleghi, se lo avessero voluto, avrebbero potuto utilizzare l’aula speciale nella quale venivo confinato.
Credo che anche questo secondo postulato riscuoterà ampi consensi, e magari applausi scroscianti da parte del consesso europarlamentare. Da parte mia proporrò che questo postulato giuridico -anche in considerazione dell’altissimo spessore degli organi giurisdizionali che l’hanno partorito- venga recepito dal Consiglio d’Europa in una prossima direttiva in materia di lotta alla discriminazione.
Sarebbe invero auspicabile che l’Europa stabilisca che gli Stati membri dell’Unione possono legittimamente obbligare gli ebrei, i rom e i negri a fissare la loro dimora e/o la loro residenza solo ed esclusivamente in ambiti ristretti e limitati del territorio nazionale, purché abbiano l’accortezza “alocchiana” (dal nome dell’inventore dr. Aldo Alocchi, presidente del Tribunale di Camerino) di attribuire anche alle persone di Superiore Razza Ariana -se lo vogliono- di fissare la dimora o la residenza in questi ghetti.
D’altro canto, è bene ricordare che è stata la Chiesa Cattolica che, prima nella storia dell’intera umanità, ha imposto, con la bolla di papa Paolo IV "CUM NIMIS ABSURDUM" del 17 luglio 1555, che gli ebrei, in quanto deicidi e schiavi per natura, venissero confinati in una zona malarica di Roma di appena 500 metri di circonferenza: zona che sarà poi universalmente chiamata “ghetto” ad imitazione del nome veneziano della Fonderia (= ghetto), sul cui dismesso suolo vennero successivamente confinati anche gli ebrei di Venezia. Sarebbe dunque opportuno che l’Europa, le cui “sane” radici rivendicate dal Papa e dal Governo italiano sono “cristiane” per eccellenza, prosegua in questo cammino di civiltà, ripristinando i ghetti con l’ausilio dei preziosi suggerimenti giuridici elargiti dalla Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto dal giurista Avv. Nicola Mancino, e dalle Supreme sezioni unite della Suprema Corte di Cassazione civile vaticaliana.
Luigi Tosti, 28 maggio 2011.
L’invito a partecipare a questa audizione/conferenza dinanzi al Parlamento europeo è partito dall’intergruppo europarlamentare per la laicità in politica (European Parliament Platform for Secularism in Europe, acronimo: EPPSP; sito WEB: http://politicsreligion.eu/), presieduto dall’europarlamentare Sophie in 't Veld. L'avv. Carla Corsetti, presidente di Democrazia Atea, che mi ha assistito nel giudizio dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione, ha assicurato la sua presenza nell'aula parlamentare.
Nel corso della conferenza avrò modo di illustrare le “granitiche” motivazioni che hanno indotto la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduta dal giurista Avvocato Nicola Mancino, e, poi, i Supremi giudici delle Supreme Sezioni Unite civile della Suprema Corte di Cassazione a decretare il mio “licenziamento” dall’ordine giudiziario.
Mi soffermerò, in particolare, sul “granitico” postulato giuridico secondo cui imporre ad un pubblico dipendente il crocifisso cattolico e vietargli di esporre la menorà ebraica non è un atto discriminatorio.
Illustrerò ai presenti che, come scritto nelle due sentenze pronunciate in nome del Popolo italiano dal fior fiore della Magistratura nostrana, il crocifisso della S.R.C. (Superiore Razza Cattolica) può essere esposto con una semplice circolare ministeriale -peraltro fascista- mentre per poter esporre la menorà dell’I.R.E. (Infima religione Ebraica) occorrerebbe addirittura una “legge” del Parlamento italiano che, purtroppo, non esiste e che, peraltro, non potrebbe essere emanata perché incostituzionale. Come hanno argutamente motivato i Supremi Giudici italiani, infatti, mentre il crocifisso può essere esposto nelle aule di giustizia perché non lede il diritto di libertà religiosa degli atei e dei non credenti (si tratta pur sempre del simbolo della Superiore Razza Cattolica, che TUTTI, credenti e non, debbono accettare perché portatore di valori universali di civiltà, quali crociate, roghi, genocidi, inquisizione etc.), la menorà dell’infima religione ebraica non può essere esposta nelle stesse aule giudiziarie perché, al contrario, lederebbe il diritto negativo di libertà religiosa degli atei e dei non credenti e perché, poi, innescherebbe “conflitti” con “identità religiose incompatibili”.
E in effetti, è più che ragionevole affermare -come hanno affermato i Supremi Giudici italiani- che il crocifisso della Superiore Razza Cattolica può essere tranquillamente esposto nelle aule di giustizia perché non genera “conflitti” con le identità religiose degli ebrei, degli islamici, dei buddisti etc. etc., trattandosi di un simbolo “passivo”,“inoffensivo” e “inerte”, mentre la menorà degli “sporchi” ebrei, invece, crea “conflitti” con i cristiani, con gli islamici e via dicendo perché simbolo di razza religiosa inferiore.
Avrò anche modo di illustrare l’altro granitico postulato su cui CSM e Cassazione hanno fondato la mia condanna alla rimozione, e cioè che l’essere confinati a tenere le udienze in un’aula speciale del tribunale di Camerino, col divieto di utilizzare tutte le altre aule del tribunale di Camerino e tutte le altre aule di tutti gli altri uffici giudiziari italiani, non costituiva affatto una forma di “ghettizzazione”, dal momento che il Presidente del tribunale dr. Aldo Alocchi aveva avuto l’accortezza, volpina, di disporre che anche i miei colleghi, se lo avessero voluto, avrebbero potuto utilizzare l’aula speciale nella quale venivo confinato.
Credo che anche questo secondo postulato riscuoterà ampi consensi, e magari applausi scroscianti da parte del consesso europarlamentare. Da parte mia proporrò che questo postulato giuridico -anche in considerazione dell’altissimo spessore degli organi giurisdizionali che l’hanno partorito- venga recepito dal Consiglio d’Europa in una prossima direttiva in materia di lotta alla discriminazione.
Sarebbe invero auspicabile che l’Europa stabilisca che gli Stati membri dell’Unione possono legittimamente obbligare gli ebrei, i rom e i negri a fissare la loro dimora e/o la loro residenza solo ed esclusivamente in ambiti ristretti e limitati del territorio nazionale, purché abbiano l’accortezza “alocchiana” (dal nome dell’inventore dr. Aldo Alocchi, presidente del Tribunale di Camerino) di attribuire anche alle persone di Superiore Razza Ariana -se lo vogliono- di fissare la dimora o la residenza in questi ghetti.
D’altro canto, è bene ricordare che è stata la Chiesa Cattolica che, prima nella storia dell’intera umanità, ha imposto, con la bolla di papa Paolo IV "CUM NIMIS ABSURDUM" del 17 luglio 1555, che gli ebrei, in quanto deicidi e schiavi per natura, venissero confinati in una zona malarica di Roma di appena 500 metri di circonferenza: zona che sarà poi universalmente chiamata “ghetto” ad imitazione del nome veneziano della Fonderia (= ghetto), sul cui dismesso suolo vennero successivamente confinati anche gli ebrei di Venezia. Sarebbe dunque opportuno che l’Europa, le cui “sane” radici rivendicate dal Papa e dal Governo italiano sono “cristiane” per eccellenza, prosegua in questo cammino di civiltà, ripristinando i ghetti con l’ausilio dei preziosi suggerimenti giuridici elargiti dalla Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto dal giurista Avv. Nicola Mancino, e dalle Supreme sezioni unite della Suprema Corte di Cassazione civile vaticaliana.
Luigi Tosti, 28 maggio 2011.
Iscriviti a:
Post (Atom)


